12 marzo 1947: 70 anni fa la prima uscita su strada della prima Ferrari

Nel pesante clima della ricostruzione post-bellica Enzo Ferrari, venuto meno l’obbligo siglato con l’Alfa Romeo di non utilizzare il proprio nome per un marchio automobilistico, è finalmente libero di creare un’automobile che porti il suo altisonante cognome. Quel giorno di marzo la prima Ferrari, la 125 Sport, muoveva i suoi primi passi attorno a Maranello. Il collaudatore è Enzo Ferrari stesso.

Enzo Ferrari aveva già abbastanza esperienza come costruttore. Già nel ’33, allorché l’Alfa Romeo interruppe l’impegno ufficiale nelle corse, la sua Scuderia Ferrari aveva portato avanti lo sviluppo delle Alfa Romeo 8C Spider “Corto” e “Monza” e le aveva pure dotate di propri numeri di telaio (anche se sempre di Alfa si trattava). L’Alfa Romeo Bimotore, nata nel ’35 e artefice di uno straordinario record di velocità (il 15 giugno ’35 Tazio Nuvolari superò 321 orari sulla autostrada Firenze – Mare), era stata una sua idea ed era nata nei suoi locali. Lo stesso vale per l’Alfa Romeo 158 – progetto di Gioacchino Colombo – vincitrice della Coppa Ciano del ’37 a Livorno, e dell’Auto Avio Costruzioni 815 (8 cilindri, 1,5 litri) realizzata in due esemplari nel ’39 e sfortunata esordiente alla “strana” Mille Miglia del 1940 (due ritiri).

Nel 1939, nel rompere ogni legame con l’Alfa Romeo, Ferrari aveva siglato con il Portello un accordo (della durata di 4 anni) che gli impediva di costruire automobili con il proprio marchio e di ricostituire la Scuderia. L’ostacolo fu abilmente aggirato con la fondazione della Auto Avio Costruzioni ma, del resto, lo scoppio della guerra mise fine a ogni ulteriore progetto.

Nel ’43 si era spostato da Modena a Maranello per usufruire dei vantaggi economici di una legge sul decentramento industriale. E qui, terminato il conflitto, riprese l’attività occupandosi di aerei e di macchine utensili. Ma si ritrovò anche nella condizione di poter agire con totale libertà d’azione e di dare attuazione al suo ambizioso programma: un motore 12 cilindri, un’automobile con il marchio del Cavallino Rampante tutta sua, il ritorno alle corse.

L’UOMO FIDATO: GIOACCHINO COLOMBO
Ferrari aveva bisogno di un tecnico fidato. La scelta cadde su Gioacchino Colombo, figura sulle cui qualità aveva già potuto contare. Il tecnico legnanese, discepolo di Vittorio Jano all’Alfa Romeo, nel ’37 era entrato nella Scuderia Ferrari e, con Luigi Bazzi, aveva progettato la 158 con motore 8 cilindri sovralimentato. Colombo si mise al lavoro e, su richiesta del Drake, iniziò la progettazione di un nuovo motore 12 cilindri di 1,5 litri.

Era, questo, un vecchio sogno di Enzo Ferrari: i V12 non erano motori rari sulla scena automobilistica. Lo era, invece, un’unità con una cilindrata contenuta. A Ferrari questo motore serviva sia per le competizioni – Formula 1 in particolare – sia per la produzione in serie. Un simile frazionamento avrebbe rappresentato, rispetto all’analisi della concorrenza, una scelta molto innovativa. Il boss, del resto, riponeva grandi speranze in questa scelta: lui stesso, si racconta, considerasse il motore come il 100% di un’automobile.

Contraddistinto da misure di alesaggio e corsa di, rispettivamente, 55 e 52,5 mm, totalizzava appena 1.496 cc di cilindrata. L’architettura a V prevedeva un angolo tra le bancate di 60°, distribuzione monoalbero con due valvole per cilindro, alimentazione mediante 3 carburatori Weber 30 DCF, accensione singola mediante magneti e lubrificazione a carter umido.

La potenza massima erogata arrivò a quasi 120 Cv, con una potenza specifica di circa 80 Cv/litro. L’unità fu pronta nel tardo ’46: il 26 settembre iniziarono i test al banco, condotti da Luigi Bazzi, mentre nel frattempo proseguiva la costruzione della vettura, i cui primi disegni datavano al mese di giugno ’46. Richiamato Colombo all’Alfa Romeo, il suo lavoro fu portato avanti da Giuseppe Busso.

Il telaio proveniva dalla milanese Gilco: Gilberto Colombo, specialista nella realizzazione di strutture tubolari, ricevette da Ferrari tutte le raccomandazioni del caso affinché realizzasse una struttura rigida ma leggera. L’infrastruttura fu spedita a Maranello dove, nel corso dell’inverno, lo sviluppo procedette a un livello giudicato soddisfacente.

Enzo Ferrari, capo di tutte le operazioni ma anche uomo di comunicazione, aveva nel frattempo fatto preparare la prima documentazione ufficiale dei prodotti della neonata azienda: tra disegni del motore e del telaio apparve anche una vista trasparente di una berlinetta, probabile allusione a una versione stradale per i clienti gentleman. Le notizie iniziarono ad apparire nella stampa specializzata nel gennaio 1947. Ferrari andò oltre, con la preparazione di un catalogo vero e proprio, nel quale erano menzionate ben tre vetture: una Sport, una Competizione e una Gran Premio. Mancavano le fotografie, per il semplice motivo che nessuna delle vetture era nel frattempo stata completata.

IL 12 MARZO 1947
E’ il giorno del debutto su strada della prima Ferrari della storia. Ecco la cronaca di quei momenti secondo quanto scrisse Gianni Rogliatti, giornalista e fine narratore delle vicende Ferrari: “quel giorno, verso le quattro del pomeriggio, alla periferia di Maranello si levava un rumore di motore a scoppio, ma un motore strano che aveva cominciato a funzionare tossicchiando e poi era aumentato di intensità e tono fino a livelli mai sentiti prima da quelle parti. Era la macchina, ancor priva di carrozzeria, sulla quale Ferrari, uscendo a destra dal cancello dello stabilimento, si era lanciato sul rettifilo verso Formigine. Dopo alcuni km si era fermato, aveva invertito la marcia ed era rientrato in fabbrica dove tutti lo aspettavano ansiosi”.

Alvise-Marco Seno

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