14 marzo 1957, moriva Eugenio Castellotti

A+ A-

Sono trascorsi 60 anni da quel 14 marzo 1957. Eugenio Castellotti ha solo 27 anni, e si trova a Firenze. Viene richiamato da Enzo Ferrari per effettuare delle prove sull’Aerautodromo di Modena. Sta per affrontare una curva presso il rettilineo delle Tribunette, ma perde il controllo della vettura e si schianta a circa 200 km all’ora.

Questa è la notizia. Ma le circostanze che la crearono non furono mai del tutto chiarite: si parlò della stanchezza, perché Castellotti era spesso in viaggio tra Modena e Firenze (la fidanzata Delia Scala stava tenendo uno spettacolo in Toscana) o del probabile cedimento improvviso dell’albero della trasmissione della vettura.

Che dire, a distanza di sessant’anni, di una carriera breve ma intensa, tale da fare considerare Castellotti il probabile erede di Alberto Ascari? Da ricordare la vittoria nel 1956 sia alla Mille Miglia sia alla 12 Ore di Sebring (quest’ultima in coppia con Juan Manuel Fangio), la partecipazione ai campionati di Formula 1, per Lancia e Ferrari, dove era arrivato due volte secondo e aveva ottenuto una pole position.

Eppure Eugenio Castellotti non era nato per fare il pilota. Il padre era un proprietario terriero con la passione per le auto, ma contrario alla partecipazione del figlio alle gare automobilistiche. La carriera di Eugenio inizia solo dopo la morte del genitore, nel 1950.

Compra una Ferrari 166 MM e partecipa a tante gare: arriva sesto alla Mille Miglia del 1951. Ottiene le sue prime vittorie, tra cui la Coppa d’Oro di Sicilia e il Gran Premio del Portogallo nell’edizione per vetture sport. Durante il Gran Premio d’Italia a Monza diventa amico di Alberto Ascari; ottiene un secondo posto alla Mille Miglia e poi un contratto con la Lancia per disputare la Carrera Panamericana del 1953: qui si classifica terzo.

Gianni Lancia gli consente di correre il Gran Premio del Belgio: ottiene la sua unica pole position in carriera su un circuito a lui sconosciuto. Ci sono poi gli anni della Ferrari, durante i quali a tante vittorie si alternano momenti in cui viene prima lo spirito di squadra. Basti pensare al Gran Premio di Francia del 1956: Castellotti ha l’occasione di vincere ma il direttore tecnico della squadra Eraldo Sculati gli impone di far passare Peter Collins, meglio posizionato in classifica: deve accontentarsi del secondo posto.

Meno di un anno dopo, sarebbe finito tutto all’improvviso, in un circuito conosciuto, a Modena, a casa.

Elisa Latella

partecipa alla conversazione

14 marzo 1957, moriva Eugenio Castellotti

1 DI 0