Anniversari: vent’anni di New Beetle

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Quattro anni dopo il prototipo Concept 1 del 1994, Volkswagen si decise a produrre e vendere la versione definitiva del nuovo Maggiolino prodotta su base Golf. Anticipatore di altre reinterpretazioni come Mini e 500, a vent’anni di distanza ci si può iniziare a domandare se e in quale versione valga la pena tenere questo modello in garage.

La storia del New Beetle è nota: la Concept 1 presentata nel lontano 1994 come esercizio di stile raccolse consensi molto più calorosi del previsto, sufficienti a far decidere i freddi teutonici a realizzarne una versione vera, basata sotto pelle sulla Golf coeva dell’epoca (la quarta generazione) attingendo quindi ad una banca organi collaudata.

Le linee estetiche del New Beetle non avevano nulla in comune con la Golf, mentre richiamavano dichiaratamente e in modo archetipo il modello del passato. Di profilo, a unire l’auto sono dei semicerchi disegnati col compasso e tra fanali tondi avanti e dietro e aria simpatica. L’effetto nostalgia e simpatia era assicurato.

Le linee esterne, si devono alle matite congiunte di diversi designer tra i quali Freeman Thomas e J May classe 1949 e 1951 che, dal centro stile californiano della Casa, hanno dato spazio al loro amore per il Bahuaus. In modo ancora più spinto con la prima serie della Audi TT, trovavano contraltare anche all’interno con alcuni omaggi, vedi il portafiori o il piccolo cruscotto, che rimandavano al Maggiolino originale.

Certo qui il motore non spinge da dietro, ma si trova davanti come la trazione e il sound è molto lontano da quello di un propulsore raffreddato ad aria. A dire il vero anche le prestazioni. La storia poi ha detto che la mossa coraggiosa di Wolfsburg non è stata così apprezzata, almeno dal punto di vista commerciale: dopo una iniziale fiammata di interesse con lunghi tempi di attesa il New Beetle non ha mai fatto numeri entusiasmanti come ad esempio quelli della Mini.

È doveroso notare però che, alla fine, pur senza grandi numeri e diventando fenomeno di costume solo nei primi anni di vita, il New Beetle in versione chiusa e cabrio ha resistito sul mercato fino al 2011, ben oltre i normali cicli di vita di un prodotto automobilistico. Le ragioni della lunga vita devono essere ricercate nella linea resistente al passare del tempo, esattamente come quella della nonna e come quella della sua erede ora sul mercato: Beetle senza New giusto per semplificare le cose, che ha puntato di più sulla sportività a scapito delle paciose rotondità.

Le ragioni dello scarso successo commerciale possono essere state varie: chi dice la guida non entusiasmante e lontana dall’effetto kart della Mini; i prezzi non proprio popolari per quella che molti hanno visto come una seconda auto da città, uniti forse anche quell’aria un filo effemminata che potrebbe aver tenuto lontani i clienti più sportivi o in cerca di linee che dessero conferme alla propria virilità. Tanto che, con l’erede del 2012, Volkswagen c’è andata giù pesante con strisce colorate, alettoni e maxicerchi in lega.

Sia come sia, ne parliamo perché a venti anni di distanza dal lancio ufficiale vale la pena domandarsi se mai il New Beetle potrà vere un futuro collezionistico. La risposta è che… potrebbe anche essere, indipendentemente dai valori economici in gioco, specialmente per alcune versioni molto rare, in primis la RSI a due posti con quattro ruote motrici e il motore della Golf R32, ma non solo.

Anche le 1.8 turbo da 150 cavalli con il cuore della Golf GTI sono ora difficili da trovare, mentre le Cabrio ad esempio nella versione speciale Red Edition, se in buone condizioni, già ora si fanno pagare bene. Esemplari con molti chilometri se ne trovano numerosi a prezzo di realizzo. In fondo, a pensarci con attenzione, il New Beetle è stata la prima a tracciare la strada delle repliche moderne di icone del passato come Mini o Fiat 500, in anticipo di anni nel debutto sul mercato. Per non parlare della Alpine appena lanciata.

E proprio qui sta il punto: anche se forse Volkswagen non ha saputo cavalcarne il significato a livello marketing come ha fatto BMW con Mini, a Wolfsburg sono stati i primi nel nuovo secolo a riguardare alla tradizione e alla storia, ripartendo da un modello icona e riproponendone i fasti in un modello di grande serie. Strategia che ora viene utilizzata da molte case sia nello stile che nella comunicazione.

Insomma, con la maggiore età e i benefici legati alla vecchiaia, leggasi esenzione bollo in alcune regioni, unite alla economicità nel mantenimento (le versioni diesel a iniettore pompa consumano niente e i ricambi di propulsore e meccanica sono in gran parte uguali a quelli di una comune Golf) qualcuno potrebbe farci un pensierino.

Per la RSI con il suo VR6 a sei cilindri con 225 cavalli e i sedili Recaro, costruita in soli 250 esemplari, già ora i prezzi delle poche unità in vendita superano quelli, circa 45000 euro, di quando era nuova.

Luca Pezzoni

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