Audi: 40 anni di motore 5 cilindri

Nel 1976 Audi presentava il motore 5 cilindri 2.1, biglietto da visita per la seconda serie dell’Audi 100, nuovo modello di grande prestigio nel catalogo dei Quattro Anelli. Da allora lo sviluppo è stato senza fine. Abbinato alla trazione integrale, ha fatto il successo dell’Audi Quattro nelle corse e, dagli Anni 90, con i modelli S e, soprattutto, l’RS2, ha dato inizio alla famiglia delle berline e station wagon sportive Audi. Abbandonato alla fine degli Anni 90, è ritornato nel 2009.

L’Audi 100, berlina 3 volumi presentata nel novembre del 1968, aveva tracciato il solco definitivo lungo il quale si sarebbe sviluppata la “brand awareness” dell Casa dei quattro anelli: cura progettuale, innovazione, ottime rifiniture, allestimento di qualità. Sviluppata sulla piattaforma C1, montava un motore 4 cilindri di 1,8 litri con 100 cavalli (da cui la denominazione “Audi 100″), poi sviluppato in differenti layout con diverse potenze. Rimasta in produzione fino al 1976, lasciò il posto alla nuova serie, caratterizzata dalla nuova scocca con denominazione C2.

Rispetto al modello precedente, la nuova Audi 100 avrebbe dovuto offrire un generoso salto di qualità che ne migliorasse verso l’alto il posizionamento in listino. Per raggiungere questo obbiettivo, tuttavia, il motore 4 cilindri non possedeva le caratteristiche tecniche e di immagine adeguate al raggiungimento dello scopo. In tal modo, dopo il debutto delle versioni LS e GLS dotate ancora del vecchio 4 cilindri EA 827 monoalbero (1,6 litri da 85 Cv e 2 litri da 115 Cv), gli ingegneri tedeschi svilupparono l’unità motrice ottenendo una nuova architettura con 5 cilindri e 2.144 cc per complessivi 136 cavalli. Il nuovo propulsore debuttò ufficialmente sull’Audi 100 5E, le cui consegne iniziarono nel marzo del ’77.

Le successive evoluzioni non tardarono ad arricchire il listino dell’Audi 100: nel 1978 un nuovo 5 cilindri Diesel da 70 Cv e, nel 1979, la versione benzina arricchita di turbocompressore per l’Audi 200 5T con 170 Cv e 265 Nm, il modello in cima alla gamma della berlina di Ingolstadt. La 200 rimarrà in produzione fino al 1990 (cilindrata aggiornata nel 1988), disponibile come berlina o Avant, con trazione anteriore o con quattro ruote motrici.

“UR” QUATTRO E SPORT QUATTRO
In corso di sviluppo fin dal 1977, la Quattro era nata nel 1980 come risultato di una serie di spinte tendenti a portare sul mercato di massa la trazione integrale sfruttando il potenziale traino di questa nuova soluzione tecnologica nelle gare (per il 1979, infatti, la FIA aveva deciso di ammettere al campionato del mondo Rally le vetture con quattro ruote motrici). Presentata al Salone di Ginevra del 1980 l’Audi Quattro, su base Audi 80 con molte modifiche e vestita con una carrozzeria coupé tipo “fastback” dalla personalità molto intrigante (disegnata da Martin Smith), montava la trazione integrale con 3 differenziali e, sotto il cofano, esibiva il 5 cilindri 2.1 con turbocompressore. Grazie a un’unità KKK-K26 con intercooler esprimeva ben 200 Cv di potenza.

Commercialmente la spinta del successo sportivo in realtà non le servì, poiché le vendite iniziarono subito a decollare e solo nel 1983, sul fronte delle competizioni, arrivò il coronamento agli sforzi progettuali profusi: Hannu Mikkola conquistò il titolo piloti nel Campionato Mondiale Rally. Ma poiché all’orizzonte già si addensavano le nubi della superiorità opposta dalla concorrenza con nuove auto a trazione integrale, nell’84 ecco la Sport Quattro con passo accorciato di 32 centimetri, carreggiate allargate e carrozzeria in materiale composito. Sotto il cofano una nuova versione del 5 cilindri in linea: cilindrata ridotta da 2.144 a 2.133 cc, distribuzione bialbero, blocco e testa in lega leggera, iniezione elettronica, turbo KKK. La potenza massima cresceva così a 306 Cv a 6.700 giri (con un valore di coppia massima di 370 Nm a 3.700 giri). Della versione stradale ne vennero prodotte poco più di 200 unità, il minimo indispensabile per l’omologazione in Gruppo B.

L’Audi Sport Quattro, pensata da subito per le gare, costituì il primo passo verso il modello da competizione per il Gruppo B. Utilizzata per la prima volta nella penultima gara della stagione 1984, il rally della Costa d’Avorio, si presentò con un set up a 450 Cv. Le altre undici prove furono affidate a Stig Blomqvist con la “vecchia” Audi quattro A2  da 360 Cv ma al termine delle ostilità Audi conquistò sia il Mondiale Piloti, sia il titolo costruttori.

5 CILINDRI, 720 CAVALLI
Cancellato il Gruppo B (1986) e ritiratasi l’Audi dai rally, il 5 cilindri non ha smesso di esercitare la sua influenza nella categoria sportiva: nel 1987 Walter Röhrl dominò la Pikes Peak (USA) con l’Audi Sport quattro S1 (E2) da 600 Cv e nel 1989 ha partecipato al campionato americano IMSA GTO: in quest’ultimo scenario il 5 cilindri da poco più di 2 litri arrivò a superare quota 700 cavalli.

Analogo motore venne utilizzato anche per la 200 Quattro Trans Am. Un esemplare con potenza portata a 650 Cv stabilì un eccezionale record di velocità sul circuito di Talladega: quasi 333 km/h.

ANNI 90
Al Salone di Francoforte del 1989, sulla nuova Audi 100 TDI faceva il suo ingresso sulla scena un nuovo, innovativo 5 cilindri: contraddistinto dall’alimentazione a gasolio, questo 2.5 da 120 Cv si segnalava per l’iniezione diretta a controllo elettronico. Sul fronte della configurazione “benzina”, invece, il 5 cilindri Audi si propose sulla gamma dell’Audi 80: nel 1991 l’S2 Coupé con potenza di 220 Cv (esordio di una nuova testa con 5 valvole per cilindro), nel 1993 un aggiornamento di potenza a 230 Cv e l’introduzione delle S2 Berlina e Avant e della più grande Audi S4 (serie C4, carrozzeria berlina o station wagon, 230 Cv; era anche disponibile con un più generoso 8 cilindri a V di 4.2 litri da 280 Cv).

Nel ’94 il 5 cilindri stabilì un primato di eccellenza andando a equipaggiare la mostruosa RS2 sviluppata in collaborazione con Porsche: pompato a dovere dai tecnici di Stoccarda, raggiunse quota 315 Cv di potenza e diede inizio alla saga delle Audi RS.

I tardi Anni 90 segnarono l’interruzione, per parecchio tempo, dell’offerta del motore 5 cilindri per la gamma Audi: con la A6 2.5 TDI (1994) e con l’S6 2.2 (1994), pensionate nel 1997, si concludeva per il momento l’avventura di questo propulsore.

2009: IL RITORNO
Bisogna attendere il 2009 per il ritorno di questo frazionamento, utilizzato per la prima TT RS con 340 Cv. La famiglia delle audi più sportive può, oggi, ancora contare sul prestigio di un’unità a 5 cilindri di grande potenza per RS Q3 e TT RS.

Alvise-Marco Seno

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