C’era una volta… la Citroën Italiana

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Siamo negli anni 20, in pieno regime fascista. Due auto, una con carrozzeria torpedo e l’altra coupé-cabriolet, vengono donate alla Regina Elena di Savoia, consorte di Vittorio Emanuele III). Poi una vettura finemente rifinita in oro, realizzata per festeggiare il giubileo sacerdotale di papa Pio XI, consegnata al pontefice  il 9 giugno del 1930.

Quale Casa automobilistica può aver puntato su una strategia simile per farsi pubblicità, coinvolgendo in prima persona rappresentanti illustri delle istituzioni italiane? A sorpresa, è un marchio di origine straniera. All’epoca, del resto, non c’era forse altro modo per entrare in un mercato di difficile penetrazione come quello italiano. Aveva certamente avuto una buona intuizione la Citroën Italiana, azienda operativa dal 1924 al 1938.

La Citroën Italiana nasce essenzialmente per dribblare l’inconveniente dei dazi doganali. L’idea di fondo, a quei tempi, è che il nostro Paese debba essere autarchico e autosufficiente: va assolutamente scoraggiato l’acquisto dei prodotti stranieri, anche attraverso l’imposizione fiscale. Così la Citroën pensa di superare il problema producendo le sue vetture direttamente in Italia.

Nel 1924 André Citroën acquista dall’imprenditore campano Nicola Romeo (che nel 1919 accosterà il suo cognome alla celebre marca del Biscione) un terreno a Milano. Durante la fase di cotruzione dello stabilimento viene fondata con due soci italiani, Mario Di Carrobbio e Candido Mentasti, la Società Anonima Italiana Automobili Citroën, che inizia ad assemblare i pezzi  dalla casa madre francese in via Savona, accanto alla carrozzeria Boneschi, coinvolta per i primi tempi nell’attività. Nel bel Paese nascono modelli come  l’economica “5 CV” ed la “10 B”, corrispondenti alle “Type C” e “B2″ vendute oltralpe. Alla fine del 1927 la Citroën Italiana, realtà ormai rodata, produce a regime 30 auto al giorno. Due anni dopo inizia la produzione dei modelli “C4″ e “C6″: quest’ultimo, in nome del regime fascista, verrà ben presto ribattezzato “Lictoria Six”.

Il regime protezionistico, però, non favorisce l’attività produttiva: la Citroën Italiana pochi anni dopo si trasforma in una semplice azienda commerciale dedita all’importazione di auto dalla casa madre francese. Nel 1938 il suo nome scompare e diventa Sicam (Società Italiana Costruzione Automobili Milano), poi Sai (Società Anonima Italiana) nel 1953 e infine Citroën Italia, nel 1968 (quando ormai da oltre vent’anni l’Italia è una Repubblica democratica, sicuramente più aperta al mercato europeo).

Elisa Latella

 

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