Ferrari 312B, nelle sale il film con i ricordi dei campioni

Non era mai successo. Che qualcuno dedicasse un intero film, della durata di ben 84 minuti e destinato alla proiezione in 250 sale di tutta Italia (anche se solo per tre giorni, il 9, 10 e 11 ottobre), al restauro di un’auto, non era veramente mai capitato.

Ma, si sa, in tutto c’è sempre una prima volta e così ci siamo trovati, quasi inaspettatamente, in pieno orario di lavoro sprofondati nella poltrona di un cinema milanese per vedere in anteprima la proiezione di “Ferrari 312B”. In buona compagnia, per altro, visto che a questa matinée erano presenti nientemeno che Mauro Forghieri, padre della rossa monoposto, il regista della pellicola Andrea Marini e il giornalista Giorgio Terruzzi.

IL TRAILER

LA TRAMA

Come per ogni pellicola che si rispetti, anche questa racconta una vicenda, sia pure particolare. Che è quella del restauro, ripercorso con minuzia d’immagini e di particolari, di una delle quattro 312B realizzate dalla Ferrari per il Mondiale di F.1 del 1970: acquistata da Paolo Barilla, imprenditore ed ex pilota (al suo attivo, anche la vittoria nella 24 ore di Le Mans del 1985 con una Porsche 956), la monoposto aveva bisogno di profondi interventi, per essere messa in condizioni di prendere parte al Gran Premio di Monaco per vetture storiche del 2016, guidata dallo stesso proprietario. Settimana dopo settimana, riviviamo così le giornate e le nottate di Stefano, il tecnico responsabile nella sua officina di questo delicato compito, assistito da un quanto mai puntiglioso (e non avrebbe potuto essere diversamente…) Mauro Forghieri, che di quella vettura è stato padre e creativo ideatore (con lei iniziava, infatti, la dinastia delle 312 con motore boxer, destinate a regalare a Lauda due titoli iridati).

I problemi, come sempre in questi casi, non mancano: molle dell’acceleratore che impediscono, nei primi test in pista, un corretto funzionamento del propulsore; il cedimento catastrofico di una valvola; la necessità di lottare col tempo, per permettere a Barilla di coronare il suo sogno monegasco. Che sfumerà, in gara, dopo appena due giri, per il cedimento della pompa della benzina: cosa che genera grande amarezza in Forghieri e nei tecnici che hanno curato il restauro, ma non nel pilota, felice almeno degli applausi tributati dal folto pubblico alla sua gloriosa vettura.

IL CONTESTO

Per capire il valore della 312B il regista non poteva esimersi dall’utilizzare da un lato le interviste ai protagonisti dell’epoca e, comunque, del mondo delle corse, come Jackie Stewart, Niki Lauda, Gerhard Berger, Damon Hill e, soprattutto, Jacky Ickx, che quella vettura, insieme a Clay Regazzoni, ha portato in gara; dall’altro, le immagini dei Gran Premi del 1970, stagione bellissima e tragica, conclusasi, com’è noto, con l’assegnazione del titolo alla memoria a Jochen Rindt, asso austriaco morto a Monza, nelle prove del Gran Premio d’Italia.

Immagini che hanno indotto Forghieri, al termine della proiezione, a ricordare la grande pericolosità delle corse dell’epoca, sottolineando come anche sulla sua creatura il pilota guidasse fondamentalmente immerso in una vasca da bagno di benzina, circondato com’era dai serbatoi; e di raccontare come sia lui sia Gordon Murray, altro grande progettista, avessero sacrificato cinque telai ciascuno in prove di crash test per definire la posizione più sicura da adottare per i serbatoi e scongiurare il terribile pericolo del fuoco. Dietro tutto questo, dunque, c’è molta storia: di auto, di corse, ma, soprattutto, di uomini.

Emilio Deleidi

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