Fiat, dalla Tipo Zero 1908 alla Tipo 2015, oltre un secolo di berline medie

La più famosa “Tipo” è senza dubbio la berlina medio compatta della fine degli anni 80. Ma ai primordi della storia Fiat, nei primi anni del 900, questo nome andò a individuare un’intera famiglia di modelli, dall’utilitaria alla vettura “media”, alla turismo, all’auto di lusso, alla ammiraglia imperiale. Conclusa la missione della 600, nel ’64 è la 850 il modello deputato a continuare il suo successo tra le utilitarie medio-compatte. Ora arriva la Tipo di nuova generazione.

La storia Fiat iniziò, come per la maggior parte dei marchi automobilistici, in un contesto di totale libertà creativa e in un settore totalmente da conquistare. L’azienda era nata nel 1899 su iniziativa di un gruppo di importanti esponenti dell’aristocrazia nobiliare e imprenditoriale torinese.

Verso il 1910 la produzione aveva raggiunto un ragguardevole livello di differenziazione (auto stradali, da corsa, di lusso, per il trasporto pubblico e veicoli commerciali) e, con l’apertura di una filiale negli Stati Uniti d’America, il marchio si era aperto al mercato globale.

NASCE IL NOME “TIPO”

E’ in questo periodo che nacque una ricca gamma di modelli, le Tipo 0, 1, 2, 3, 4, 5 e 6, caratterizzati per allestimenti via-via più esclusivi. Con questa famiglia il marchio italiano spaziava dalle utilitarie alle vetture extralusso per la clientela più benestante e con elevatissime capacità di spesa.

FIAT Tipo 1 1908. La prima automobile Fiat denominata “TIPO” nacque nel 1908. Il 4 cilindri di 2 litri era progettato in un blocco unico, a differenza della filosofia diffusa all’epoca di unire singoli cilindri per formare un propulsore pluricilindrico. A questa novità tecnica se ne aggiungeva una seconda: l’inclusione degli ingranaggi del cambio nel basamento del motore. Fu un modello di discreto successo, esportato in tutto il mondo: Londra, Parigi, New York.

FIAT Tipo Zero 1912. Entrata in commercio nel 1912, fu conosciuta anche come Fiat 12/15 Hp e rappresentò un caposaldo della produzione Fiat poiché si propose come la prima auto con velleità di “utilitaria” progettata dal marchio torinese. Sviluppata come erede della Tipo 1, era equipaggiata con un 4 cilindri di 1,8 litri per circa 20 CV e con velocità massima di oltre 60 km/h. Fu la prima vettura del marchio prodotta in oltre 2000 esemplari. Era proposta a un prezzo di 8000 Lire, poi ridotto a 6900 Lire grazie alla migliore razionalizzazione della produzione (che utilizzava il metodo di produzione inventato da Henry Ford e basato sulla catena di montaggio).

FIAT Tipo 2 1910. Prodotta a partire dal 1910, fu sviluppata per la classe media. Montava un motore di 2,6 litri (Tipo 52), successivamente (1912) sviluppato in Tipo 52B, così da identificare il modello evoluzione in Tipo 2B.

FIAT Tipo 3 1910. Conosciuta anche come Fiat 20-30 HP era un modello più prestigioso rispetto alla Tipo 2. Fu commercializzata in tre versioni (Tipo 3, 3A e 3-Ter) e adottava una novità assoluta: la trasmissione cardanica per il motore 4 cilindri di 4 litri di cubatura.

FIAT Tipo 4 1910. Fu una vettura di lusso con motore 4 cilindri da 5,7 litri di cilindrata. Un esemplare di questo modello, soprannominato Saetta del Re, fu approntato per il Re Vittorio Emanuele III.

FIAT Tipo 5 1910. Su un livello ancora più elevato si posizionava la Fiat Tipo 5, motorizzata con un possente propulsore da 9 litri di cilindrata. Nota anche come FIAT 50/60 HP, fu una delle auto più veloci del suo tempo.

FIAT Tipo 6 1910. Evoluzione della Tipo 5, di cui riprendeva il motore, rappresentava il top di gamma della famiglia di vetture FIAT, e riscosse un certo successo in tutto il mondo tra la clientela più altolocata. La produzione sembra essere stata molto esigua.

FIAT 850: L’EREDE DELLA 600

Nel 1964, sulla scia del successo della 600, Fiat presentò la 850, il modello che avrebbe dovuto segnare un grande passo in avanti nello sviluppo di un’automobile utilitaria medio-compatta. Scocca, struttura meccanica e tetto erano completamente di provenienza 600 ma con la sostanziale modifica del frontale e la creazione di un terzo volume in coda, venivano aggiunti quasi 40 centimetri.

Il piccolo 4 cilindri (in posizione posteriore a sbalzo) fu ingrandito da 767 a 843 cm³, valore che gli valse il nome di “850” e forniva una potenza di 34 CV per 120 km/h di velocità massima (125 sulla 850 Super).

L’abitacolo, più ampio e più ricco rispetto alla progenitrice, si caratterizzava per una nuova plancia in materiale plastico e per un nuovo e più efficiente sistema di ventilazione e riscaldamento.

Rinnovata nel 1968 e affiancata dalle versioni Coupé e Spider carrozzata Bertone, la Fiat 850 rimase in produzione fino al 1971.

ANNI 70: 127, 128 E RITMO

L’erede della Fiat 850, la nuova 127 del 1971, segnò una vera rivoluzione tra le utilitarie medio-compatte: motore anteriore, trazione anteriore, nuovo pianale, sospensioni a ruote indipendenti, 4 posti “veri”, baule particolarmente ampio, freni a disco anteriori, design opera di Pio Manzù.

Il testimone fu raccolto nel 1977 dalla seconda serie, disponibile in tutte le varianti di carrozzeria possibili: 2, 3, 4 e 5 porte. Nel 1978 la sua immagine venne rinforzata dalla nascita della 128 Sport con motore 1.3 da 70 CV grazie al carburatore Weber doppio corpo.

Sul fronte delle berline a 3 volumi, la 128, introdotta nella primavera del 1969, fu la prima auto del Lingotto con motore e trazione anteriori. Da segnalare anche le sospensioni anteriori McPherson e un nuovo motore 4 cilindri 1100 da 55 CV. Fu eletta auto dell’anno 1970, caratteristica che le valse un “massiccio” interesse da parte della concorrenza, al punto da essere oggetto di una particolari attenzioni da parte della concorrenza tedesca: si racconta infatti, che la Volkswagen portò un esemplare nei propri stabilimenti per smontarlo completamente alla ricerca dei suoi segreti.

Durante la sua evoluzione fu affiancata dalla versione sportiva, la 128 Rally, con motore portato a 1.300 per 67 Cv e la 128 coupé con motori 1.1 e 1.3 da 64 e 75 Cv. Nel 1976 fu presentata la seconda serie, decisamente svecchiata nel design e aggiornata con l’uso di materiali moderni. Rimase in listino fino al 1983, anno in cui fu sostituita dalla Ritmo.

Essa segnò il ritorno a una carrozzeria con due volumi ma su un corpo vettura capace di ospitare 5 posti comodi. Presentata al Salone di Torino del 1978, nei primi mesi di vendita non riscosse grande successo a causa di una certa insoddisfazione della clientela sul lato della qualità. Ma nel 1979 una serie di migliorie e di nuove versioni le permise, finalmente, di decollare. In questo stesso periodo, per altro, furono presentate la Ritmo Targa Oro con un ricco allestimento, la Ritmo D – 1980 – (con motore progettato da Aurelio Lampredi, storico progettista Ferrari), la Ritmo Cabrio ma, soprattutto (1981) la Fiat-Abarth Ritmo 105 TC con motore 1.6 da 105 CV. A questa si affiancò una versione ancora più sportiva, la 125 TC con un 2 litri da 125 CV (1982).

ANNI 80: 127 “UNIFICATA”, UNO E RITMO SECONDA SERIE

Nel 1981 esordì la terza serie della 127, caratterizzata da un design piuttosto goffo per il tentativo di inserire elementi moderni su una forma ormai vecchia. Nel 1983, in contemporanea all’ingresso della Fiat Uno, la 127 Unificata rappresentò un’alternativa più economica della nuova compatta. La produzione totale ha superato 5 milioni.

La Uno, nata sulle ceneri della fallita erede della Automobianchi A112, fu presentata nel 1983 al termine di uno sviluppo molto costoso ma che fu ampiamente ripagato dal successo di pubblico. Eletta nel 1984 “auto dell’anno”, fu equipaggiata, l’anno dopo, con il nuovissimo motore Fire, un propulsore molto innovativo per potenza e consumi in rapporto alla cilindrata. In aggiunta FIAT le affiancò una versione sportiva, la Uno Turbo i.e. con piccolo motore 1.3 dotato di turbo IHI: 105 CV, da 0 a 100 km/h in circa 8″ e quasi 200 km/h di velocità massima. Una degna avversaria della Peugeot 205 GTI e della Renault 5 GT Turbo.

La Uno fu aggiornata nel 1989 alla seconda serie, ristilizzata per assomigliare alla Fiat Tipo. In Italia la produzione terminò nel 1995 ma continuò all’estero fino al nuovo millennio, arrivando a superare 9,5 milioni di esemplari.

L’82, anno del trionfo degli Azzurri in Spagna, fu anche quello del debutto della seconda serie della Ritmo, rimasta in produzione fino al 1988. In questa generazione si distinse la versione Energy Saving con un particolare motore dotato di “cut off” dell’alimentazione in rilascio e di iniezione elettronica Digiplex Marelli. La versione Abarth, invece, raggiunse un nuovo apice con la versione Abarth, la 130 TC capace di sfiorare 200 km/h.

1988, RINASCE LA FIAT TIPO

Dopo il successo della Fiat Ritmo, prodotta tra il 1978 e il 1988 in oltre due milioni di esemplari, sul finire degli Anni 80 debuttò il nuovo modello a metà strada tra la piccola Panda e la berlina 3 volumi Tempra. Con questo modello, FIAT voleva dare al mercato un’auto pratica ma capace di convincere il pubblico anche sul piano della qualità del prodotto.

Presentata il 26 gennaio 1988, la Tipo fu un’auto molto innovativa per l’epoca (auto dell’anno 1989), caratterizzata dal pianale modulare, da un corpo vettura compatto ma studiato per essere spazioso, carrozzeria con volumi geometrici ma angoli smussati per migliorare la percezione dello stile, baule in vetroresina, baule più ampio del segmento di appartenenza e barre anti intrusione nelle porte.

La prima serie, prodotta fino alla primavera del 1993 entrò in listino con una serie di motori benzina e Diesel che avevano il loro top di gamma nel 1.9 turbodiesel. Nel 1989 fu introdotta la variante 1.8 i.e. con testata bialbero e 4 valvole per cilindro (136 CV), ulteriormente superata (1991) dalla Tipo 2.0 16v con 145 CV e 208 km/h di punta massima. Sulla Fiat Tipo si poteva anche avere il cambio automatico CVT a variazione continua.

Sulla seconda serie i motori furono aggiornati alla normativa Euro 1 e fu dato molto più risalto alla sicurezza, sia attiva, sia passiva. Furono introdotte barre anti intrusione più potenti e rinforzi in vari punti della scocca per aumentare la robustezza di tutto il corpo vettura. Tra gli accessori si poteva avere anche l’ABS, i pretensionatori alle cinture e i 4 freni a disco. la Tipo rimase in produzione fino al 1995 totalizzando oltre 1,9 milioni di unità vendute.

2015, ARRIVA LA TIPO DI NUOVA GENERAZIONE

La nuova tre volumi è arrivata a fine 2015, e sarà protagonista di un primo contatto con il pubblico in un porte aperte dedicato, il 5-6 dicembre. Il modello avrà, al suo debutto, due motorizzazioni (il benzina 1.4 da 95 CV e il 1.6 MultiJet II da 120); due anche gli allestimenti (Opening Edition e Opening Edition Plus), con due diversi tipi di cerchi in lega e in un’unica configurazione dell’interno. Prezzi da 12.500 a 19.900 euro.

Alvise-Marco Seno

 

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