Goodwood Festival of Speed, festa di prestazioni

La più veloce è stata la Jaguar XJR-12, guidata da un pilota di grande esperienza come Justin Law, che la “hill climb” di Goodwood la conosce bene. Il tempo che ha realizzato ieri sera agli shootout, i giri di finale, durante l’ultima giornata del Festival of Speed 2017, è impressionante: 46,13 secondi.

Il tutto scalzando per poco Jeremy Smith, l’uomo della belva Penske PC 23, nel classico percorso di quasi 2 km in salita che ha visto sfidarsi, come ogni anno, i migliori piloti del mondo. Come Nico Rosberg che, presente per la prima volta al Festival in veste di campione del mondo di Formula 1, ha confidato di essere emozionantissimo nonostante sia ormai un habitué della kermesse.

Le categorie di questa venticinquesima edizione, riunite nel tema di “Peaks of Performance, Motorsport’s game changers”, erano da brivido: auto da Gran Premio anni Trenta, da rally Gruppo B, a effetto suolo e con motore turbo compresso. L’Italia ha partecipato con due Alfa Romeo del 1970 – 1750 GT Am (1970) e 33.3 litri Le Mans -, con la 155 V6 Ti DTM del 1993, la Fiat 131 Abarth Rally Gr. 4 (1976), la Lancia LC2 del 1983, la Lancia Delta HF Integrale 16V Gruppo A del 1989 e la Brabham BT45-Alfa Romeo del 1977. E naturalmente c’erano le Ferrari, tantissime, tra le più amate e prestigiose della storia.

Più volte nell’arco delle tre giornate del Festival è stato festeggiato il settantesimo compleanno del Cavallino Rampante; anche “up on the hill” le rosse del passato Made in Maranello riunite per l’occasione erano 42, tra monoposto e sportive. Regina assoluta, la spettacolare P3/4 4.0 V12 vincitrice della 24 Ore di Daytona nel ’67. Altro esemplare mozzafiato, la 125 S 1.5 V12 del ’47 che ha vinto il Gran Premio Reale di Roma con Franco Cortese. Fra le tre 250 GTO, ha incantato tutti quella leggendaria del batterista dei Pink Floyd, Nick Mason, da sempre grande appassionato di Ferrari e Maserati e, in questa occasione, anche giudice al concorso d’eleganza del FoS, il Cartier “Style et Luxe”. Già soltanto il prato dell’esposizione, accanto a una delle magioni nella tenuta del conte Lord March, nel West Sussex, sarebbe valso la visita al Festival per il parterre eccezionale di pezzi unici presenti.

Anche qui l’Italia è stata protagonista, e non solo con prodotti di grande rarità e ricercatezza ma anche con alcune realizzazioni di grandissimo rilievo a cura dei nostri più famosi designer e carrozzieri. Come la Aston Martin DB2/4 Arnolt Bertone Spyder del ’53 e la DB4 GT Zagato del 1961, solo per citarne un paio. Senza contare che uno dei capolavori più ammirati, nonché visto per la prima volta da vicino in Gran Bretagna, è stata la “Shark Nose”, Ferrari 250 GT SWB Bertone del 1962, disegnata da Giorgetto Giugiaro.

Altri eventi nell’evento – che quest’anno ha reso omaggio alla figura di Bernie Ecclestone e non a una casa automobilistica come di consueto – sono stati poi l’asta di Bonhams, che ha avuto anche una lunghissima sessione di automobilia con vendite importanti, e il rally nella foresta, che ha visto alcune new-entry fra cui l’Aston Martin Vantage V8 GT4 e star diver come Rauno Aaltonen, Bron Burrell e Jeff Williamson.
Il giorno prima del Festival, giovedì 29 giugno, ha aperto le danze come sempre il Moving Motor Show, con le più impressionanti super car di oggi in azione sul percorso “misto-veloce” della famosa “hill-climb” (che raggiunge un dislivello complessivo di ben 100 metri), oltre agli ultimi modelli delle maggiori case automobilistiche, fra i quali alcuni pilotati da potenziali acquirenti.

Laura Ferriccioli

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