Marchi scomparsi: Züst

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Nel 1917 gli stabilimenti e il marchio dell’azienda automobilistica Züst vengono ceduti alle Officine Meccaniche. Sono trascorsi 100 anni dalla chiusura di questa fabbrica, la cui storia, come quella di tante imprese, alterna momenti di gloria a periodi di difficoltà e si intreccia con un’altra Storia, quella del nostro Paese.

Tutto comincia quando nel 1878 l’ingegnere Roberto Züst entra a far parte della Güller & Croff. Si tratta di un’impresa di costruzioni meccaniche e di macchine di precisione fondata nel 1854 a Intra (frazione del comune di Verbania), azienda che Züst rileva quindici anni dopo.

Più tardi (siamo al 1903) i suoi figli Roberto, Arturo, Otto, Bruno e Silvio Züst fondano la “Züst ing. Roberto – Fabbrica Italiana di Automobili” con sede e stabilimento a Intra e con un capitale sociale di 1.500.000 lire. Tre anni dopo, nel 1906, si decide di fondare la Brixia-Züst a Brescia per la produzione di veicoli di serie più leggeri ed economici. Le Officine Züst sono le prime in Italia e tra le prime al mondo a funzionare, in parte, con l’energia elettrica.

I primi modelli sono la 28/45 Hp e la 40/50 Hp con motori a 4 cilindri di 7.432 cc e di 11.308 cc. Un’azienda sobria: poca pubblicità, alcune vittorie sportive e sempre bella figura in tutte le gare a cui partecipa.

Nel 1908 l’azienda corre nel rally New York- Parigi: lo fa con la 28/45 Hp guidata dal pilota Sirtori con il meccanico Haaga, di appena vent’anni. C’è anche il giornalista de Il Mattino di Napoli Antonio Scarfoglio. La gara è lunga, si deve attraversare il continente americano, lo stretto di Bering, la Siberia, ma la Züst si rivela un’auto sicura e arriva terza (e dopo la squalifica della classificata, seconda).

La produzione della Züst nel 1908 comprende 3 modelli: 15/25 hp, 35/50 hp, 50/60 hp. Al Salone di Torino di quell’anno l’auto viene apprezzata ed Enrico Maggioni, che si distingue nella guida, diventa il rappresentante generale sia dell’auto che della Brixia. Però già l’anno dopo il bilancio si chiude con una perdita di 80.000 lire. Per quei tempi, non sono spiccioli.

La Züst si concentra sulla fornitura di camion militari: questo indirizzo produttivo aumenta con l’inizio della prima guerra mondiale e l’impresa si specializza soprattutto nei motori d’aviazione. Ma la crisi è forte.

La denominazione sociale muta in Società Anonima Züst Fabbrica Automobili – Brescia – Milano, dopo l’assorbimento della Brixia-Züst, ancora in perdita secca, e la liquidazione della società Züst Motor Ltd di Londra, sull’orlo del fallimento.

L’ultimo modello di Züst è la 15/25 Hp S 365, con cilindrata di 2952 cm³, commercializzata nel 1916. Poi, cento anni fa, la cessione alle Officine Meccaniche. La Züst esce dal mondo automobilistico, lasciando il ricordo di un’azienda sobria, ma capace di grandi “accelerazioni” sia in pista che nel campo dell’innovazione.

Elisa Latella

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