Marie Curie e le sue “ambulanze radiologiche”

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Sono trascorsi 150 anni dalla nascita di Marie Curie, unica donna a ricevere due premi Nobel, per la fisica (1903) e per la chimica (1911). Ruoteclassiche vuole ricordare la scienziata (nata a Varsavia il 7 novembre del 1867) partendo dalle “Petites Curie” (piccole Curie), le autoambulanze che portano il suo nome, caratterizzate dalla presenza a bordo dei primi apparecchi per le radiografie.

I veicoli, ideati dalla stessa Curie, consentirono di salvare molte vite durante la prima guerra mondiale. Nel corso del conflitto Marie Curie, sollevata dai suoi incarichi accademici per contribuire allo sforzo bellico, lavorò come radiologa per curare i soldati feriti. Da lì la sua intuizione: dotare un veicolo di un’apparecchiatura radiografica per effettuare le indagini radiologiche in prossimità del fronte, risparmiando il tempo necessario per il trasporto dei feriti negli ospedali e aumentando la possibilità di salvare le loro vite.

Con l’aiuto della Croce Rossa e di Antoine Béclère, direttore del reparto di radiologia degli eserciti, Marie Curie, partecipò in prima persona alla progettazione di unità chirurgiche mobili di radiologia: 18 autocarri leggeri, acquistati in parte grazie ai finanziamenti degli Stati Uniti, furono dotati di attrezzature a raggi X e si recarono su diversi fronti, in particolare nella battaglia della Marna, Verdun e sulla Somme. Alcuni erano Renault prestate da amici, altri furono oggetto di donazioni o di collette.

Queste “ambulanze radiologiche” soprannominate “piccole Curie” dai soldati francesi erano veicoli passeggeri dotati di dispositivi Röntgen (per misurare le radiazioni) con una dinamo alimentata dal motore del veicolo, e quindi in grado di arrivare direttamente sul campo. Grazie a loro era quindi possibile effettuare i raggi X sui pazienti,  individuare con precisione la posizione di schegge e proiettili e facilitare la chirurgia.

Nel 1916 Marie Curie ottenne la sua licenza e poté regolarmente condurre le autoambulanze speciali per eseguire radiografie. Accanto a lei sul campo di battaglia c’era una ragazza di soli 18 anni, anche lei destinata a vincere il premio Nobel (per la chimica, nel 1935): sua figlia Irene. La radiologia, in quegli anni, era una discilplina pionieristica: Irene imparò dalla madre e poi si occupò della formazione di tecnici e infermieri specializzati. Marie Curie progettò 18 veicoli attrezzati per radiografie e installò 250 postazioni fisse di radiologia negli ospedali. Più di un milione di feriti sono stati salvati grazie a queste strutture, un migliaio dalla stessa Curie.

C’era, però, un prezzo da pagare. Sia Marie che Irene Curie furono vittime della prolungata esposizione alle radiazioni. Salvarono tantissime vite, ma Marie Curie morì di anemia aplastica nel 1934 e, a distanza di 22 anni, morì anche Irene, di leucemia.

Elisa Latella

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