Testarossa: il giudice dà ancora ragione al giocattolaio tedesco

La Ferrari perde anche il secondo round nella sfida che la vede schierata contro il produttore di giocattoli tedesco Kurt Hesse, titolare della Autec AG di Norimberga, per l’uso del nome Testarossa. Lo ha deciso il Tribunale di Dusseldorf che anche nel secondo grado di giudizio (la Ferrari aveva fatto ricorso) ha confermato quanto deciso all’inizio di agosto: ovvero che la Casa di Maranello non può più utilizzare il nome di una delle sue più famose vetture: Testarossa.

Il principio che sta alla base della decisione del Tribunale si poggia sul concetto giuridico secondo cui un marchio può essere tutelato solo se utilizzato nel tempo. Cosa che per il nome Testarossa non avviene da molti anni (la vettura è stata prodotta dal 1984 al 1996). E a nulla sono servite le contestazioni di Maranello che si è appellata al fatto di aver continuato nel tempo a produrre ricambi per la Testarossa. Affermazione respinta dal Tribunale di Dusseldorf in quanto anche questa attività veniva svolta sotto il marchio Ferrari e non Testarossa.

Si tratta di un precedente importante che potrebbe mettere a rischio anche la proprietà da parte delle Case automobilistiche di altri nomi celebri di vetture italiane: si pensi a Miura, Daytona, Topolino, per rimanere in Italia, ma anche ai numerosi nomi storici di vetture straniere che potrebbero comparire su qualsiasi prodotto: dai dentifrici agli oggetti di abbigliamento, di viaggio e chi più ne ha più ne metta. La Autec produce una linea di giocattoli radiocomandati: auto, droni, elicotteri e barche col nome Testarossa. E pare che ora voglia utilizzarlo anche per i rasoi elettrici e le biciclette. G.M.

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