La Lancia 2000, presentata nel 1971 come evoluzione della Flavia, segnò una fase decisiva nella storia del marchio torinese durante il passaggio all’era Fiat. A Chivasso, però, il clima era già quello di una lenta trasformazione: uscita di scena la Flaminia e archiviato il nome Flavia, la nuova 2000 doveva raccogliere l’eredità di ammiraglia della gamma Lancia. Del resto, il processo di rinnovamento (o di banalizzazione, a seconda della personale chiave di lettura) perpetuato dalla Fiat, iniziò proprio da queste sfumature: oltre al nome, alcuni assemblaggi, un po’ meno accurati di prima. Però, grazie ad alcune semplici modifiche estetiche, l’auto ritornò a un aspetto più familiarmente “Lancia”, rispolverando lo storico scudo verticale nella nuova griglia anteriore. I gruppi ottici posteriori, seppur meno caratteristici, conferivano importanza, i cerchi da 14 pollici e le sospensioni leggermente riviste abbassavano il profilo dell’auto, mentre all’interno i designer dimostrarono di aver ritrovato la fiducia in sé stessi. Come se fosse un modello completamente nuovo, avevano dotato la 2000 Berlina di un attraente cruscotto a strumenti rettangolari, annegati nel mogano, mentre i rivestimenti in velluto e moquette infondevano un’atmosfera ovattata e lussuosa.
Cosa va, e cosa no
Alzacristalli elettrici e climatizzatore erano optional, freni e idroguida invariati; il motore fu dotato di nuovi alberi a camme, per aumentare la fluidità ma non la potenza, migliorando di conseguenza coppia e guidabilità. Sfortunatamente, lo sviluppo frettoloso e le nuove specifiche, in particolare alcune tolleranze d’assemblaggio modificate, ne peggiorarono l’affidabilità. Ma nel 1972, adottando il cambio a 5 marce tipo Fulvia, un carburatore doppio corpo e una pompa dell’olio migliorata, i problemi scomparvero. Chi desiderava più spinta poteva ordinare l’impianto a iniezione, ma la costosa Kugelfischer fu abbandonata in favore del sistema elettrico a flusso costante Bosch D-Jetronic, con la centralina a transistor sotto il cruscotto. Tutto questo rimpinguò le vendite rispetto alla Flavia seconda serie di fine anni 60, benché il design stesse diventando obsoleto, e il peso, insieme all’aerodinamica inefficiente, non giovavano ai consumi. Il comfort, la buona tenuta di strada e la qualità generale continuarono a riscuotere elogi, e qualche cliente più âgé avrebbe presto rimpianto il tetto alto, che permetteva ancora di guidare col cappello.
Due rare porte
Per l’esclusivissima 2000 Coupé si trattava di un aggiornamento molto marginale (stemma spostato dalla griglia al cofano, eliminata la presa d’aria alla base del parabrezza), e altrimenti non poteva essere, dati i numeri di vendita esigui e il fatto che era ancora e sempre Pininfarina a occuparsi direttamente della costruzione delle scocche, come per Aurelia, Flaminia e Flavia prima di lei. Motore più flessibile, freni Girling, frizione a diaframma e cambio a cinque rapporti. Come ulteriore sviluppo di marketing, venne lanciata la Coupé 2000 HF, un omaggio ai successi del team rally, con un quadro strumenti diverso, strisce esterne e iniezione elettronica. Il servosterzo era di serie su tutte le Coupé 2000, mentre la selleria di pelle rimaneva come optional. I cerchi di lega (di serie sulla HF) riprendevano il design di quelli della Fulvia 1600 HF, e aggiungevano un ulteriore tocco alla linea ormai elegantemente classica.