Non c’è ancora l’ufficialità – per ora l’Audi A8 è stata semplicemente tolta dai listini tedeschi – ma il segnale è abbastanza chiaro: dopo 32 anni di onorata carriera, l’ammiraglia di Ingolstadt è pronta per la pensione. Vale la pena allora ripercorrere una carriera iniziata lasciando tutti a bocca aperta, con scelte tecniche rivoluzionarie che confermavano nei fatti lo slogan “All’avanguardia della tecnica”, con cui la Casa dei quattro anelli promuoveva le proprie auto.
Grande ma leggera per merito dell’alluminio
Gli anni 90 sono quelli della grande conferma e del boom di vendite per Audi: una felice combinazione di modelli dal design molto apprezzato, motori potenti, finiture di altissimo livello, aveva infatti portato milioni di automobilisti nelle concessionarie del marchio tedesco, forte di una gamma che, nel corso del decennio, avrebbe coperto dalle utilitarie alle ammiraglie. Proprio l’A8 inaugura il nuovo corso, tecnico e stilistico, con il concept Aluminium Space Frame del 1993, che sfoggiava la carrozzeria di colore alluminio lucidato, anticipando la grande innovazione del telaio monoscocca realizzato con un una combinazione di alluminio e leghe leggere. Un risparmio di peso fino a 400 kg rispetto alle concorrenti, e che rendeva la A8 la prima auto di serie così concepita.
V6 e V8 a benzina per cominciare
Anche la linea, morbida, arrotondata, imponente ma anche sportiva, proiettava la A8 nel futuro, mentre la presenza della trazione integrale – in esclusiva sulla V8 o in alternativa a quella anteriore sulla V6 – arricchiva un pacchetto particolarmente interessante che, per non farsi mancare nulla, utilizzava l’alluminio anche per le sospensioni a quadrilateri deformabili presenti su tutti e due gli assi. I motori erano appunto un V6 2.8 litri monoalbero a due valvole per cilindro con 174 CV e un V8 di 4.2 litri bialbero, 4 valvole per cilindro e 300 CV, abbinati a un cambio manuale a 5 rapporti o automatico a 4, oppure, per la più potente delle due, solo quest’ultimo.
Arrivano i turbodiesel e le potenze dei benzina s’impennano
La gamma viene poi aggiornata nel 1995 con una versione del V8 con cilindrata ridotta a 3.7 litri e 230 CV, mentre viene aumentata la potenza della V6 fino a 193 CV, grazie alle 5 valvole per cilindro e alla distribuzione bialbero. La più attesa però è la S8, versione sportiva che adotta una versione profondamente rivista del V8, che porta la potenza a 340 CV, mentre è dell’inizio del 1997 la prima A8 a gasolio, con il V6 2.5 litri TDI a iniezione diretta da 150 CV. Con il restyling del 1998 che lascia praticamente immutato l’esterno (cambiano solo maniglie e cerchi in lega), viene introdotto un display da 5 pollici nella plancia, che integra il navigatore satellitare e i comandi dell’impianto audio e del vivavoce. Più sostanziose le novità a livello di motori, con i due V8 di 3.7 e 4.2 litri la cui potenza aumenta rispettivamente a 260 CV e 310 CV, mentre nel 1999 la stessa cura viene riservata al propulsore della S8 che tocca quota 360 CV. La corsa a potenze sempre più importanti non risparmia i turbodiesel, con il 2.5 che passa a 180 CV e l’arrivo di un V8 biturbo di 3.3 litri con 224 CV.
Prima della nuova generazione arriva la W12
La novità più grossa del 2001 invece è l’introduzione del motore più prestigioso, che va a equipaggiare anche la versione limousine a passo lungo. Si tratta del W12 aspirato di 6.0 litri e 420 CV usato anche sulla cugina Phaeton e sulla Touareg, abbinato esclusivamente alla trazione integrale, ma è già tempo della seconda generazione che viene presentata al Salone di Parigi del 2002. Lo stile esterno riprende l’evoluzione degli altri modelli Audi, segnatamente A4 e A6, con le maggiori differenze che si concentrano nel posteriore, caratterizzato da grandi gruppi ottici trapezoidali posizionati in alto. Notevole, inoltre, il lavoro fatto sul telaio, ulteriormente alleggerito, ma anche dotato di una migliore rigidità torsionale, e le nuove sospensioni pneumatiche a controllo elettronico, mentre al debutto come motori sono disponibili due V8: quello di 3.7 litri portato a 280 CV e il 4.2 che sprigiona 335 CV, entrambi esclusivamente con trazione integrale e cambio automatico.
V6 e V8 furoreggiano ma è il V10 della S8 a brillare
L’allargamento della gamma si compie con l’arrivo del V8 turbodiesel ora di 4.0 litri e con 275 CV che viene sostituito nel 2005 con il 4.2 TDI da 326 CV, mentre viene introdotto anche un nuovo motore benzina, un V6 di 3.2 litri a iniezione diretta con 260 CV. Quest’ultimo apre la strada a una razionalizzazione dei propulsori che avviene nel 2006: spariscono infatti il 3.7 e il 4.2 – quest’ultimo sostituito da un nuovo V8 a iniezione diretta da 350 CV – mentre per la nuova S8 viene scelto addirittura un V10 di 5.2 litri con 450 CV, imparentato con quello della Lamborghini Gallardo, che le permette prestazioni da supercar: da 0 a 100 in 5,1 secondi e 250 km/h di velocità massima autolimitata. L’ultima novità, del 2007 è l’introduzione di un nuovo motore di accesso, un V6 di 2.8 litri e 210 CV abbinato alla trazione anteriore.
Più tecnologia ma sparisce il V10
La terza generazione viene lanciata sul mercato a fine 2009 con un look più aggressivo, soprattutto nel frontale, dove spiccano i fari a Led, mentre all’interno il sistema multimediale MMI viene ulteriormente perfezionato, con uno schermo posizionato in alto al centro della plancia e un’infinità di pulsanti a cascata fino al tunnel. Meccanicamente si segnalano l’introduzione delle sospensioni posteriori multilink e un minore sbalzo anteriore, che va a migliorare la distribuzione dei pesi, mentre i motori al lancio sono il 4.2 litri FSI da 372 CV e il pari cilindrata TDI con 350 CV, abbinati al nuovo cambio automatico a 8 rapporti con convertitore di coppia. Verranno poi affiancati da due V6 di 3.0 litri, a benzina con compressore volumetrico e 290 CV e turbodiesel con 250 CV (offerto anche in versione depotenziata a 204 CV con sola trazione anteriore), ma gli occhi sono tutti puntati sulla W12 che ora sprigiona 500 CV, mentre la S8 abbandona il V10 per passare a un nuovo V8 biturbo con 520 CV. Debutta infine, nel 2012, la prima A8 ibrida, che abbina un 2.0 litri turbo benzina da 211 CV a un’unità elettrica da 54 CV, con la trazione anteriore.
S8 Plus: una bestia da oltre 300 km/h
Il restyling del 2013 riguarda principalmente il disegno dei paraurti e della firma luminosa, mentre i motori ricevono il consueto aumento di potenza e fino al 2015 non ci sono altre novità, se non l’arrivo della S8 Plus, la versione più potente e veloce mai realizzata, con il V8 che tocca i 605 CV per – togliendo le limitazioni – una punta massima di 304 km/h, passando da 0 a 100 in 3,8 secondi. Un vero lupo travestito da agnello che anticipa l’ultima generazione, quella che almeno in Italia, per adesso, si può ancora ordinare: introdotta nel 2017, si caratterizza per un nuovo pianale, non più interamente di alluminio, mentre è interessante la presenza delle quattro ruote sterzanti. La gamma motori si declina sempre su V6 e V8, benzina e turbodiesel mild hybrid, con una nuova denominazione non più basata sulla cilindrata che, inizialmente, crea un po’ di confusione.
L’ultima della specie
In pratica ci sono i 6 cilindri di 3.0 litri, a benzina da 340 CV e diesel da 286 CV, poi arriva la S8, anch’essa mild hybrid con un V8 biturbo 4.0 TFSI da 571 CV, mentre nel 2020 è il turno dei V8 di 4.0 litri, benzina da 460 CV e diesel da 435 CV, oltre alla plug-in da 449 CV basata sul 6 cilindri 3.0 a benzina. Esteticamente, l’ultima A8 si fa notare per il profilo quasi da grande coupé e la firma luminosa al posteriore con una striscia rossa che collega i gruppi ottici, mentre l’interno minimalista è dominato dagli ormai onnipresenti schermi touch, qui presenti in due unità da 10 pollici, una sopra l’altra. Che cambiamento rispetto all’unico visore da 5” del primo sistema multimediale utilizzato dall’A8 delle origini, decisamente più analogica e sanguigna, ma vera apripista dell’innovazione tecnologica del marchio e auto che, nel corso degli anni, ha saputo mantenere un suo fascino esotico tra le “solite” tedesche.