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ASA 1000 GT: la Ferrarina

L’Asa 1000 GT è un grande vanto della nostra industria automobilistica ma ha avuto la durata di una meteora e pochi l’hanno potuta apprezzare.

Piccola, geniale e incompresa. Di sicuro un certo marchio a fondo giallo con un bel cavallino rampante le avrebbe cambiato la vita, e a pieno diritto: la meccanica dell’Asa 1000 GT è made in Maranello. È per questo che la chiamano la Ferrarina, come una piccola Ferrari mai nata.

Gran Turismo di piccola cilindrata. Ferrari iniziò lo sviluppo di questa Gran Turismo alla fine degli anni Cinquanta, costruendo un esemplare con un motore a 4 cilindri da 850cc montato su un telaio Fiat 1200 Pininfarina, successivamente modificato. Presentò poi al Salone di Torino del 1961 una versione aggiornata, con il motore ampliato a 1032 cc (potenza: 95 CV; velocità massima 180 km/h), che andò in produzione. In seguito, la produzione della “Mille” fu rilevata da una società di recente costituzione denominata Asa (Autocostruzioni Società per Azioni).

Nel segno di Giotto. Con sede a Lambrate, lo stabilimento fu creato dagli imprenditori chimici De Nora per il giovane rampollo della famiglia Niccoló, intenzionato ad avviare un’industria automobilistica. Per perfezionare il telaio tubolare della vettura, l’azienda impegnò niente meno che Giotto Bizzarrini: l’ingegnere livornese, che aveva conosciuto la versione 850 dell’auto quando lavorava a Maranello, si occupò anche dello sviluppo e delle prove stradali finali del modello.

Per chi di auto se ne intendeva. Dal telaio corsaiolo al cambio 4+2 come quello della Sunbeam Alpine fino alla strumentazione Jaeger, la Ferrarina aveva caratteristiche tecniche uniche. Ancora, con il kit volante Nardi e le ruote Borrani con gallettoni, poteva vantare un livello di finitura di altissima gamma. Secondo il contratto di produzione del progetto, però, il logo del Cavallino non doveva comparire da nessuna parte. Ecco come mai al tempo molti proprietari riverniciavano in rosso le Asa 1000 GT: quel colore, che non era nella gamma originale, suggeriva il collegamento con la Ferrari.

Poche ma buone. “Ogni tanto può capitare che ne salti fuori qualcuna all’improvviso, ma ormai in Italia di Asa 1000 GT ne sono rimaste solo dieci, dodici al massimo”, afferma il presidente dell’International Asa Register, l’ingegner Vittorio Ascani. Lo stesso registro conta solo una ventina di soci in tutto il mondo. Del resto di Ferrarine ne sono state costruite poco più di cento, una quantità esigua: la produzione è cessata già nel 1967. Una delle ragioni del flop è stata senza dubbio il prezzo, tutt’altro che competitivo: 2,5 milioni di lire nel 1965 per entrambe le versioni Coupé e Spider. Mentre la rete di vendita e di assistenza erano scarse, e la marca era giovane.

Un giocattolo troppo costoso. Dopo alcuni esemplari realizzati da Bertone, la produzione della serie fu portata avanti dalla carrozzeria Ellena, mentre la carrozzeria Marazzi si occupava della versione Spider in vetroresina. Ben presto, però, l’attività messa a punto dal signor De Nora per il figlio divenne troppo costosa e l’azienda chiuse i battenti. Nemmeno una personalità del motorismo internazionale come Luigi Chinetti è riuscito a vendere granché di questo modello Oltreoceano, malgrado la sua fama e la sua rete distributiva di importatore ufficiale Ferrari.

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