09 June 2021 | di Paolo Sormani

Audi TT Roadster, passione rossa

È stata una delle stelle di copertina di Youngtimer numero 14, la Audi TT Roadster di Cataldo Barletta. Una “prima serie” difficile da avvistare in rosso fiammante, che conquista anche per l’essenzialità sportiva degli interni.

Primavera, è tempo di alzare gli occhi al cielo sopra la cappottina. Di guardare e di farsi guardare. E, perché no, di farsi notare. In questo il bolognese Cataldo Barletta, 43 anni, riesce benissimo quando esce al volante della sua Audi TT Roadster rossa. Un colore poco visto, fra tanto nero e tanto grigio metallizzato sparso sulla prima serie, commercializzata a partire dal 1998. Fin dall’apparizione in versione concept al Salone di Francoforte del ’95, la TT aveva fatto parlare di sé per l’armoniosa linea ad arco, i fianchi bombati e fumettosi da Porsche 356 sotto steroidi e l’abbinamento aeronautico dei materiali. Così innovativi negli anni Novanta, così fedeli al concetto sintetizzato nella sigla del modello: Tradition und Technik. E dire che un’Audi prestazionale dalla linea postmoderna era tutto, fuorché una priorità per la Casa dei Quattro Anelli. Fu solo il presidente Ferdinand Piech a spronare i progettisti del Design Centre di Simi Valley, in California, a disegnare zitti zitti questa straordinaria youngtimer.

Nessuna come lei, prima di lei. Nato motociclista e residente a un paio di chilometri dalla Ducati (azienda del gruppo Audi-Volkswagen, notare bene), Cataldo Barletta non poteva che scegliere una roadster per continuare a godersi l’aria sul viso. Particolarmente sensibile alle prime serie, è riuscito a trovare un esemplare di TT in condizioni originali con appena 12.000 km, immatricolato il 30 dicembre 2004. “Pur non conoscendone le caratteristiche tecniche, la TT Roadster mi aveva lasciato un ricordo fortissimo grazie all’imprinting sportivo dell’abitacolo, con i roll bar in alluminio satinato abbinati alla pelle e l’essenzialità d’insieme”, spiega Barletta. La sua splendida ventenne ha il motore 1.8 quattro cilindri turbo trasversale da 150 cv, a trazione anteriore e cambio manule a 5 marce, gentile dono della piattaforma A4 (la stessa della Audi A3, della Golf quarta serie e del New Beetle). La dotazione comprende gli interni in pelle marrone chiaro con impunture Baseball, la capote elettrica e l’assetto ribassato S-Line dell’ambita versione SportLine. “Ho sempre apprezzato la rigidità del set-up, che rende la TT molto divertente nello stretto. Se parliamo di cavalli, 150 vanno benissimo per andare per strada, certo che una cinquantina in più mi ingolosirebbero”.

Le differenze con il prototipo sono evidenti. L’appassionato bolognese ha potuto studiarli con attenzione sulla brochure che il marito di una collega aveva riportato da un salone, colpito dall’originalità della TT. Per decenni quel pieghevole era rimasto in un cassetto: evidentemente aspettava solo la persona giusta. Il prototipo di Francoforte era un laboratorio di sperimentazione con dettagli più marcatamente sportivi, vedi i cerchi con il monodado, i retrovisori ridotti e aerodinamici. Mancava ancora lo spoilerino posteriore, aggiunto per evitare i problemi di sovrasterzo ad alta velocità. Anche negli interni la numero zero vantava dettagli come il poggiolo e le leve di cambio e freno a mano in alluminio, mentre i sedili Recaro accoglievano già pilota e passeggero come guantoni da baseball.

Questa TT si candida di diritto al Best in Classic prima di tutto perché è stata la star di copertina del numero 14 di Youngtimer, nella comparativa roadster con BMW Z3, Alfa Spider 916 e Mazda MX-5 a cavallo del millennio. E poi perché, essendo rossa, è… una mosca bianca. “In Italia ne girano poche”, azzarda Barletta. “All’inizio mi sono dovuto abituare a essere al centro dell’attenzione, perché a Bologna i curiosi si affiancavano, chiedevano, approvavano. Poi c’erano i soliti sulle sportive che ti ‘puntavano’ per vedere se accettavi la sfida…”. Prima della TT non c’era mai stata un’Audi Roadster a due posti secchi con tanta personalità. È stata una capostipite ed è sicuramente destinata a diventare un classico di domani.

Best in Classic
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