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05 May 2021 | di Paolo Sormani

Collezione Museo Storico Alfa Romeo di Arese

Prototipi, numeri uno, concept, vetture da corsa e un centro di documentazione vastissimo: Arese custodisce un “museo nel museo”. Anzi: la tana nascosta del Biscione. La Collezione, inaugurata nel 2020, è in grado di emozionare qualsiasi alfista.

Il 110° anniversario di Alfa Romeo è capitato in un anno buio, ma intervallato da squarci di rosso importanti. Accanto alla riapertura temporanea del Museo Storico, è stata inaugurata un’altra area espositiva meno conosciuta. È stata chiamata Collezione e riunisce in modo informale le circa 120 Alfa che giacevano nei depositi sotterranei del Museo. È la vera tana segreta del Biscione, quella che custodisce la storia meno conosciuta del marchio. Un corpus di vetture stradali e da corsa, motori automobilistici, per fuoribordo e “stellari” aeronautici; con i trofei, i modelli di stile e gli oggetti di design che potrebbero raccontare un’Alfa Romeo quasi distopica, al condizionale. Una vicenda fatta di “se”, di pensieri anticipatori e di tentativi coraggiosi. Non sempre andati a buon fine, ma che testimoniano la genialità che ha reso grande l’Alfa Romeo.

L’Alfa segreta. Il Museo Storico è sempre stato previsto, fin dai primi bozzetti della nuova palazzina degli uffici di Arese, l’edificio in stile architettonico brutalista progettatodaVito e Gustavo Latisnel 1967. È stato rinnovato nel 2015 dall’architettoBenedetto Camerana mantenendo l’impiantodella curatela originalediLuigi Fusi, storico progettista del Portello e conservatore del Registro Italiano Alfa Romeo. Oggi il Museo è affidato a Lorenzo Ardizio e svolge il suo filo rosso attraverso69vetture, in perfetto equilibrio fra sostanza e intrattenimento.Meno conosciuta è la Collezione, un “sancta sanctorum” in grado di far spalancare gli occhi di qualsiasi Alfista. Sono rimasti per anni sotto i teli, gli esemplari sistemati in questi locali visitabili solo su appuntamento. Un’esposizione informale che, a rotazione, fornisce le vetture al Museo Storico per mostre temporanee o tematiche.

Le Alfa più rare e più strane che avete visto solo sui libri, sul web o in eventi occasionali si trovano qui, l’una accanto all’altra, in paziente attesa di riemergere al piano nobile per essere riscoperte dagli appassionati. E credeteci, ne vale la pena. Lo sguardo è incapace di bloccarsi, davanti a tanti esemplari unici. Da dove cominciare? Magari dal fascino del prototipo Giulia numero di telaio 00001, che prefigura la berlina entrata in produzione nel 1962. C’è anche la Giulia Super scoperta, tipo “spiaggina”, allestita nel 1966 da Colli per la visita al nuovissimo stabilimento di Arese del Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat. Proprio accanto, ecco una storia avventurosa dimenticata: quella dell’Alfetta protagonista del raid Capo Nord-Capo Sud nel 1973, preparata il giusto per affrontare aree climatiche agli antipodi e terreni selvaggi. Sempre a proposito di berline, incuriosisce il prototipo della 1750 in elegante blu pervinca, ma con il fregio Rover sul frontale: fu un tenattivo di depistaggio della stampa che da mesi, nel 1967, cercava lo scoop sull’auto ancora misteriosa. Spettacolare il poker formato dalla 33 Cuneo, la spider disegnata da Pininfarina, accanto alla “targa” Eagle di Brovarone, alla 33 Navajo di Bertone e al prototipo giallino della 2600 SZ. Decisamente particolare e anticipatrice la concept Protéo, presentata al Salone di Ginevra del 1991. La prima concept car che inaugurò la nuova struttura del Centro Stile di Arese fu realizzata sulla meccanica della 164 V6 24 valvole, ma con trazione integrale sulle quattro ruote sterzanti. È dotata di un tetto retrattile in vetro che la trasforma da coupé in spider, prima della Mercedes-Benz SLK.

Quelle con il Quadrifoglio. Il côté sportivo del Biscione è rappresentato da vetture che hanno corso con varia fortuna, o che non hanno potuto assaggiare i cordoli. Ne sono un esempio la 179F “test car” di Formula 1 e la 164 Pro-Car del 1988. Fuori somiglia da vicino alla 164 Twin Spark, ma sotto il cofano c’è il il primo V10 mai visto nelle competizioni. Doveva correre nella categoria Silhouette, ma quando questa fu soppressa dovette accontentarsi di qualche giro a Monza con Riccardo Patrese. La sportività del Biscione rinviene nella grintosa Sprint 6C del 1983, un prototipo dell’Alfasud Sprint dotata di V6 centrale da 2.5 litri. Oltre alla supercar SZ, merita uno sguardo attento anche la 119, una GTV 6 2.5 litri realizzata sul pianale dell’Alfa 6: grintosa, con le sue appendici aerodinamiche. E si potrebbe andare avanti...

Se non è Best in Classic tutto questo, penserete voi. Eppure, non è finita qui. La palazzina degli uffici di Arese custodisce un altro “segreto non segreto” eccezionale: il Centro Documentazione, pure consultabile previo appuntamento. Lungo seimila metri lineari di carte, tra i filmati di tantissime gare e la biblioteca che conta oltre cinquemila volumi, può saltare fuori persino la domanda d’impiego presentata da Ferrari Enzo nel 1937. Un “Sacro Graal” che spicca fra i contratti d’ingaggio e i carteggi con Tazio Nuvolari, Arturio Merzario, Mario Andretti e gli altri audaci del Quadrifoglio.

Best in Classic
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