Personaggi
29 April 2021 | di Paolo Sormani

Ferruccio Lamborghini, imprenditore

Il nipote del fondatore della Casa di Sant’Agata Bolognese è il giovane amministratore delegato della Tonino Lamborghini, che si occupa di merchandising ed è proprietaria del museo omonimo alle porte di Bologna.

Un nome così ingombrante, bisogna saperlo portare con lucida consapevolezza. E, perché no, un minimo di leggerezza. Ferruccio è nato nel 1991, figlio di Tonino e nipote del costruttore di trattori che, un giorno degli anni Sessanta, raccolse la sfida indiretta di Enzo Ferrari di costruire gran turismo più belle e veloci delle sue. Il Ferruccio Lamborghini di oggi è un giovane imprenditore che ha una conoscenza profonda non di una marca di automobili sportive, ma della storia di famiglia. La sua affonda le radici nella terra della Romagna. Una spiccata matrice agricola unita al bernoccolo dei motori, che spinse il nonno alla costruzione di trattori: “Noi siamo di origine contadina, mio nonno ha saputo combinare determinate specifiche tecniche con esigenze commerciali e da lì è partito tutto”, spiega. La fortuna dei Lamborghini nacque con l’idea di convertire i motori Morris residuati bellici, acquistati nei campi ARAR per poche lire, da benzina al gasolio agricolo. Il primo trattore, il Carioca, con il suo musone squadrato, “per noi muove un sentimento unico, se non ci fosse stata questa intuizione staremmo parlando di una storia totalmente diversa”.

Sotto il segno del Toro. Come si passa dalla costruzione della Miura alla commercializzazione di oggetti di lifestyle? Il nonno Ferruccio cedette la Automobili Lamborghini nel 1972. Il figlio creò la Tonino Lamborghini nel 1981 dando concreta realizzazione a un’altra qualità di famiglia: la creatività, fino ad allora un po’ dissimulata dietro l’abilità imprenditoriale. Oggi l’azienda è una fucina di stile: eyewear, pelletteria, bevande, arredamento e design, hotel immobili. Se vuole, oggi un fan totale del Toro può dormire in un letto Tonino Lamborghini, indossare capi di abbigliamento e accessori Tonino Lamborghini, bere una tazzina di caffè o un calice di vino Tonino Lamborghini. Oltre alla prolifica attività di licensing e iniziative di co-branding, la produzione di alcuni articoli avviene in proprio. Gli orologi sono stati la prima scommessa di Ferruccio da amministratore delegato, un ruolo che occupa fin da giovanissimo, a partire dal 2018: “Sento una forte responsabilità, ma guai se provassi a lamentarmi. Io so bene, e non da oggi, di essere nato non con la camicia, ma con tutto l’abito”, ha raccontato Ferruccio nel quinto numero di Autoitaliana.

Bisogna essere nati Ferruccio per coniugare leggerezza e passione imprenditoriale, anticonformismo e concretezza. Per il momento, è l’unico Lamborghini di terza generazione a lavorare nell’azienda di famiglia. È cresciuto circondato dal meglio dell’auto. Anziché con le macchinine, ha sempre avuto la rara fortuna di giocare con le macchine vere. Nel senso che, fin da piccolo, è sempre stato incoraggiato a mettersi dietro al volante. Era ancora un ragazzino quando guidava la Jaguar XJ6 con il cambio automatico e la Rolls-Royce Silver Shadow II di famiglia. Mai un graffio, per dire. Racconta che a otto anni, a Topolino preferiva Ruoteclassiche assimilando rapidamente nomi, modelli e complicate schede tecniche. Il suo vero amore di gioventù è stata la scoperta delle moto, nelle quali vanta un trascorso agonistico di tutto rispetto fra 125, 600 e Superstock. Togliendosi qualche soddisfazione nel Campionato italiano velocità (tre vittorie, quattro pole, altrettanti giri veloci) e in qualche gara internazionale fra il 2007 e il 2010. Dal 2015 ha smesso di correre ed è entrato nell’azienda di famiglia, per poi prenderne le redini.

Un museo da Best in Classic. Fra le attività della Tonino Lamborghini rientra anche la gestione del Museo Ferruccio Lamborghini di Funo di Argelato, pochi chilometri a nord di Bologna. Riunisce non solo le vetture, ma anche i trattori bianchi e blu, i fuoribordo e le auto da corsa come la mitica Fiat Barchetta Sport, modificata dal nonno per partecipare alla Mille Miglia del 1948. Il giovane Ferruccio è intriso della storia del Toro. È un appassionato di innovazione, cresciuto fra supercar da sogno. Se si parla di passato, di tradizione, riconosce come “nel mondo automobilistico la Miura ha stravolto tutti i concetti: c’è un pre Miura e un post Miura”. Oggi possiede l’unica SV con le “ciglia”, un esemplare arancione già del nonno Ferruccio. “L’abbiamo conservata intatta come l’ha lasciata lui, comprese le gomme”.

Best in Classic
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