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28 April 2021 | di Paolo Sormani

Fondazione Gino Macaluso

Al firmamento delle realtà espositive di qualità in Italia si è aggiunta nel 2020 la Fondazione che la famiglia Macaluso ha dedicato a Gino, campione europeo di rally nel 1972, dirigente sportivo, designer e imprenditore orologiero.

Una figura complessa e affascinante, per certi versi unica, quella di Gino Macaluso. La racconta con efficacia e completezza “Mac”, il libro pubblicato da poche settimane da Rizzoli e curato dalla Fondazione che porta il suo nome. Poliedrico: navigatore vincente della squadra ufficiale Fiat Abarth Rally negli anni Settanta, con Lele Pinto al volante. Direttore sportivo di una squadra corse; ricercatore e collezionista di auto storiche – a cominciare da quelle che ha pilotato in carriera. Anche designer e, terminato l’impegno nei motori, imprenditore di successo nel settore degli orologi. Torinese dentro, Luigi “Gino” Macaluso, che nella culla dell’auto italiana fu posto nel 1948. Di lui, la moglie e presidente della Fondazione, Monica Mailander, racconta che “era un uomo che amava il design nelle auto radicali, che per lui erano sculture veloci, come negli orologi”.

Onora il padre. A dieci anni dalla scomparsa, nel giugno del 2020 la famiglia Macaluso ha aperto al pubblico i locali della Fondazione per l’Auto Storica. Obiettivo: la diffusione della cultura dell’auto sportiva, che “Mac” considerava una delle espressioni più intense della creatività del XX secolo. Da portare a un pubblico più ampio e alle nuove generazioni, nel nome della passione e dell’italianità. È un progetto bello e ambizioso, che si sviluppa intorno alla collezione accumulata negli anni. Nei capannoni-hangar di design alle porte di Torino, oltre all’area espositiva sono presenti anche un’officina per il restauro dell’auto storica dove operano esperti meccanici ex Abarth, l’archivio e una biblioteca dell’automobile.

Le vetture di una vita. La pietra angolare della collezione è la Abarth X1/9 prototipo del 1974, di cui Macaluso era stato incaricato dello sviluppo. La guidò in coppia con un certo Clay Regazzoni, al Giro d’italia del 1974. Il ritiro della X1/9 dai campi di gara coincise con la decisione di Macaluso di appendere il casco al chiodo. Anni dopo, il collezionista torinese l’avrebbe rintracciata e restaurata per riportarla alle condizioni originali, una di cinque allestite a suo tempo. Fino a non molto tempo fa, collezionare vetture da rally non era particolarmente difficile e oneroso. La costanza, la conoscenza del settore e la cultura automobilistica hanno permesso a Macaluso di allineare alcune tra le più preziose icone del motorsport, a volte anche solo rispondendo a semplici messaggi di vendita, in Italia e in Europa. Blasone internazionale per la Lancia Delta HF Integrale ex Safari Rally ’92, capofila di una “griglia” di Lancia Aurelia, Fulvia, Stratos, Sport Beta Montecarlo, LC1 e LC2 con la livrea Martini schierate in collezione. C’è la Fiat 124 Sport Spider gemella di quella con cui corse e vinse l’Europeo ’72; e poi la 131 Rally Abarth, l’Alpine A110 vincitrice al Marocco ’73, la Renault 5 Turbo del Montecarlo ’81, la Toyota Celica iridata del ’90. E questo solo per citare le più famose. L’unico rammarico, il sogno non realizzato di Macaluso, è stato quello di non poter disegnare la “sua” auto, anche se gli esercizi di stile sono esposti nella Fondazione. C’è comunque molto da osservare e moltissimo da scoprire nella collezione, che comprende anche una serie di GT di lusso dagli anni Cinquanta ai Settanta.

La candidatura al Best in Classic è motivata dal valore divulgativo e culturale della Fondazione Gino Macaluso per l’Auto Storica. Dopo la partecipazione – fra gli altri eventi - alla Mille Miglia 2020, è prevista la partecipazione ufficiale delle vetture della collezione agli appuntamenti e alle gare più importanti a livello internazionale di quest’anno. Lo scorso novembre, la Fondazione ha sottoscritto un accordo di partnership con Aci Storico, a conferma che fra i suoi scopi vi sono la promozione dello studio, del restauro e della pubblicazione sulle auto d’epoca. Oltre “all’istituzione di borse di studio, premi e altre facilitazioni a sostegno della crescita delle future generazioni in tutti i settori”, assicura la presidente Monica Mailander, che in questa impresa è affiancata dai quattro figli Anna, Margherita, Massimo e Stefano. “La valorizzazione storica dell’automobile italiana, la trasmissione della sua memoria, delle competenze e dell’ingegno verso le nuove generazioni sono i pilastri della Fondazione”.

Best in Classic
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