Giorgio Valli, avvocato… modello - Ruoteclassiche
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06 May 2021 | di Paolo Sormani

Giorgio Valli, avvocato… modello

Svestita la toga, il milanese Giorgio Valli coltiva una passione poco nota: quella della costruzione di modelli in scala di sportive classiche. Negli ultimi anni si è dedicato alle berlinette Ferrari, realizzate con fedeltà stupefacente ed enorme pazienza.

Molti avvocati hanno una doppia vita, nel senso che alla passione e professione forense coniugano un talento estraneo alle aule dei tribunali. Prendete Paolo Conte, apprezzatissimo cantautore. Altri si danno alla scrittura di romanzi e saggi, con vario successo. Il milanese Giorgio Valli vanta un’abilità manuale innata. Che, unita alla malattia per l’auto contratta fin da bambino, l’ha portato a costruire i modelli in scala con il piglio e la pignoleria dell’artigiano. Nell’ultimo decennio, Valli si è cimentato in un trittico di tutto impegno: la costruzione di tre Ferrari che hanno fatto epoca come la 250 GTO del 1962, la 250 GT Berlinetta Tour de France e la 250 GT berlinetta SWB. Scrivere “modellini” è quasi riduttivo, sarebbe più corretto definirle repliche in miniatura, poiché sono fedeli alle originali nel minimo dettaglio, visibile o nascosto dalla carrozzeria in metallo. Le tre Ferrari le ha costruite con gli stessi materiali e con la stessa tecnica di quelle vere, da autentico perfezionista.

Come gli artigiani di una volta. Giorgio Valli è quel tipo di avvocato che ogni officina vorrebbe alle proprie dipendenze. È insieme meccanico e telaista, motorista e assemblatore, battilastra e tappezziere. Merito, dicevamo, dell’abilità manuale che ha scoperto fin da bambino quando costruiva macchinine ritagliando pezzetti di cartone. Il passaggio alle forme tridimensionali è arrivato grazie al Meccano – i più… classici dei nostri lettori dovrebbero ricordarselo bene. Il gioco si è fatto più serio quando Valli è passato alla latta e all’alluminio ricavando le piccole lamiere dalle vecchie pentole, che appiattiva a martellate. Nel tempo, la microfficina di casa è stata attrezzata gli utensili giusti, come il tornio da modellismo e un vecchio trapano a colonna. Il martelletto da battilastra e la piccola incudine danno la forma alle parti di carrozzeria in alluminio, incollate a bicomponente.

Il trittico rosso. L’attrezzatura serve, ma per realizzare le Ferrari in miniatura occorre prima di tutto un ingente investimento di tempo e di pazienza. Per ognuna si tratta di anni: per esempio, la 250 GTO ne ha richiesti ben otto, mentre la 250 Tour de France “appena” cinque. Probabilmente per la Berlinetta SWB ci sarà un risparmio di qualche mese, perché l’avvocato costruttore si è affidato ai pezzi già pronti del kit Amalgam, casa produttrice di modellini d’alto rango. Il risultato non cambia: le Ferrarine sono straordinarie. Ciò che più colpisce nell’osservarle è la perizia della costruzione e la fedeltà ai dettagli delle berlinette. Solo il motore è in resina epossidica, tutto il resto in alluminio. Il cambio si muove, il leveraggio dei pedali funziona. Il volante è in alluminio e legno, come quello vero. Le maniglie scattano e le portiere incernierate si aprono, così come i cofani anteriore e posteriore. I finestrini scorrono, le prese d’aria si aprono. Le difficoltà maggiori, Valli le incontra nel curvare i parabrezza e nelle ruote, per le quali si è avvalso dell’assistenza di Carlo Brianza per i raggi e Vincenzo Bosica per le coperture.

Un Best in Classic in miniatura è fuori luogo, perché il lavoro di Giorgio Valli è maiuscolo. Inizia da molto prima della costruzione vera e propria. In assenza di misure, l’avvocato modellista inizia il lavoro di ricerca rifacendosi alle foto e alle informazioni tecniche reperibili sulle riviste specializzate. Disegni tecnici ufficiali? Negli anni Sessanta, alla Scaglietti le carrozzerie delle Ferrari erano battute con il metodo empirico, regolato dalla sensibilità dei martelletti e dall’occhio clinico. Lo stesso Valli ha appreso la tecnica del battilastra grazie alla consulenza di Egidio Brandoli, uno dei più noti carrozzieri restauratori di Ferrari, che negli anni Sessanta ex braccio destro di Sergio Scaglietti. Nel caso della GTO, un aiuto insperato è giunto dall’incontro casuale con un possessore della sportiva più cara al mondo (il cartellino record è di 80 milioni di dollari), che gli ha concesso di esaminare la vettura. La tecnica di Valli si è perfezionata nel tempo e il bagaglio di esperienza acquisito si è via via trasferito sui modelli successivi. Se non è eccellenza questa.

Best in Classic
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