Gli anni del “San Martino” - Ruoteclassiche
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24 June 2021 | di Paolo Sormani

Gli anni del “San Martino”

I mesi di lockdown hanno dato particolare impulso alla letteratura legata all’auto classica. “Storia del San Martino” di Antonio Biasioli racconta “l’orgoglio rallystico europeo” con le immagini e le testimonianze di chi l’ha vissuto.

Il “vecchio San Martino”, come lo chiamano gli appassionati per distinguerlo dal moderno Rallye Internazionale San Martino di Castrozza e Primiero, durò solo una manciata d’anni, eppure ha lasciato ricordi incancellabili nella memoria di chi l’ha vissuto, da pilota o anche solo da spettatore. Uno di questi è Antonio Biasioli, che l’aveva frequentato e fotografato a partire dal 1971, fino all’ultima edizione del ’77. A esso ha dedicato la sua più recente monografia dedicata ai rally. “Storia del San Martino – orgoglio rallystico europeo” è stata autopubblicata lo scorso settembre per i tipi dell’Editrice Elzeviro di Padova. Il libro rappresenta un omaggio ai piloti e navigatori di quegli anni epici. È un profluvio narrativo nel quale sono i protagonisti di allora a raccontare in prima persona cos’era e cosa rappresentava il San Martino. Ci sono tutti, quasi tutti: in rigoroso ordine alfabetico, Daniele Audetto e Arnaldo Bernacchini, Carlo Cavicchi (prestigioso collaboratore di Ruoteclassiche e autore del libro “Destra3 lunga chiude – quando i rally avevano un’anima”), Lino Ceccarelli e Fabrizio De Checchi, Leo Pittoni, Maurizio Verini. E poi Gianti Simoni, Vittorio Caneva, Giorgio Taufer, Paola Boggio e Paolo Zami.

Il primo e l’ultimo fu Sandro Munari. Creato nel 1964 grazie alla passione dell’avvocato Luigi Stochino e del conte Pietro Bovio, presidente dell’Azienda autonoma di San Martino di Castrozza, il rally portò sugli sterrati delle Dolomiti una specialità quasi sconosciuta in Italia, con i piloti più veloci e combattivi dell’epoca. Basti sapere che la prima edizione fu vinta da Sandro Munari e Arnaldo Cavallari su Alfa Romeo Giulia TI Super. Precedettero 33 equipaggi, dei 64 che avevano preso il via. La lunghezza e il ritmo impresso non erano per tutti. Ogni anno il San Martino cresceva i gradi di validità internazionale raggiungendo prima il Campionato europeo, poi il Mondiale conduttori. Nonostante il rispetto del Codice della Strada, nel 1977 le condizioni imposte dalle autorità costrinsero gli organizzatori ad alzare bandiera bianca. L’ultimo vincitore del “vecchio San Martino” fu anche il primo, Sandro Munari.

Tutto rally e rullini. L’autore della monografia, Antonio Biasioli, cominciò a frequentarlo nel 1971; aveva cominciato a fotografare i rally ad appena 15 anni e vendeva le riproduzioni ai piloti di Padova, Vicenza e Treviso con il roboante biglietto da visita Foto Equipe Motor. Per l’ottava edizione fu accreditato come inviato della rivista Motor di Roma. Per un problema tecnico (allora si fotografava ancora col rullino) le cose non andarono propriamente secondo programma, ma negli anni successivi Biasioli si migliorò: “Ogni annata era sempre più affascinante, tipo quella del 1975 con le ormai famose immagini della ‘curva dell’ombrello’ in cui la pioggia si sommava allo spettacolo dei rallysti”, racconta. “Per il Triveneto sportivo, la perdita di quella gara è stata una cosa enorme, ma il mondo dei rally cambiava, i rischi aumentavano. Non c’era più spazio per una gara così leggendaria e avvincente”.

Mancava solo il San Martino. Nella prefazione, l’autore spiega che di libri sul “vecchio San Martino” ne sono stati già pubblicati quattro. Quello del bassanese Beppe Donazzan “è stato scritto col cuore, il titolo è semplicemente unico: ‘Tutti figli del San Martino’. C’è tutto: il profumo dei gas di scarico, dell’erba bagnata del Manghen e della terra di Valnevera, racconti e ricordi”. Un altro è “San Martino non era solo un rallye”, firmato da Francesco Stochino, figlio dell’organizzatore. Biasiolo ha già pubblicato a proprie spese 11 monografie dedicate alla specialità, con distribuzione internazionale e buoni risultati di vendita. Alla nicchia dei rallysti mancava solo il San Martino, il cui corredo iconografico è ricco di immagini storiche fornite da una decina di fotografi, oltre a quelle scattate da sé in quegli anni.

La candidatura al Best in Classic è motivata dalla soddisfazione di Antonio Biasioli per la sua opera più recente. “Dal 2008 ho dedicato un libro ad ogni vettura importante nella storia dei rally: Lancia Stratos, Porsche 911, Ferrari 308 GTB, Alfa Romeo, Fiat 124 e Fiat 131 Abarth. Sono contento di com’è riuscito questo libro e sono sicuro che piacerà ai ‘Figli del San Martino’. Grazie ai racconti di piloti e navigatori, rivivranno le storie vere di una gara mitica, che ha lasciato il segno nel mondo delle corse su strada e che ha un fascino ancora immutabile, 43 anni dopo l’ultima edizione”.

Best in Classic
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