Automobili
31 March 2021 | di Andrea Zaliani

Lancia Dilambda 227 Carlton Carriage Co. (1930)

La Lancia Dilambda 227 Carlton Carriage Co. del 1930 ha dovuto superare diverse criticità, per mantenere intatta la propria essenza e la sua stessa esistenza. Costruita, sequestrata, abbandonata, sistemata e poi, alla fine dello scorso anno, rinata a dovere. Con un passato così, questo esemplare viene candidato dalla redazione al premio Best in Classic di Ruoteclassiche nella categoria Restauro.

La movimentata storia del modello protagonista del nostro servizio - pubblicato su Ruoteclassiche di dicembre 2020 - riguarda un esemplare della prima serie, che oggi riteniamo possa concorrere al premio Best In Classic, nella categoria riservata ai restauri. Siamo nel 1930, anno in cui il baronetto Douglas Montgomery Bernard Hall decide di acquistare il telaio della Dilambda serie 227 n.27-611 e di farlo avere alla connazionale Carlton Carriage Company, al fine di vestirlo con una linea dal piglio sportivo. L’auto viene soprannominata Blue Shadow (ombra blu) per via della colorazione scelta.

Cambio di proprietari, e colorazioni. Una nuance destinata a cambiare ben presto, solamente qualche anno più tardi. Il suo secondo proprietario, un facoltoso dottore, decide infatti di farla verniciare color crema e marrone nel ’36, per poi farla diventare tutta gialla l’anno seguente. Nel 1940 verrà sequestrata e di lei non si saprà più niente fino al ritrovamento del 1970. Scovata in un deposito, insieme ad altre auto sequestrate in tempo di guerra. Il suo stato di conservazione, logicamente, non è dei migliori. Lo stato di abbandono protratto nel tempo ha lasciato il segno su molte componenti, che dunque sono da rifare completamente. E proprio questo frangente diviene davvero interessante, specialmente per tutti gli appassionati di restauro: come da consuetudine per l’epoca, vengono adattati i ricambi disponibili e adattate le forme, per farle combaciare col resto della carrozzeria.

La seconda vita del modello. Il lavoro di restauro finirà nel 1972, quando verrà immatricolata nuovamente in Gran Bretagna (con targa AMV 375), sfoggiando una carrozzeria color marrone scuro. Circa un decennio più tardi arriverà in Italia, nelle mani del collezionista Umberto Fraccaro Genovese. Successivamente, nel 2018, un nuovo proprietario: Filippo Sole. A questo punto, Filippo, molto legato al modello, effettuerà molteplici ricerche per arricchire in maniera esaustiva la cronistoria delle vicende legate alla vettura. Un amore maniacale a 360° per un’auto così particolare rappresenta, indubbiamente, un valido motivo per accedere i riflettori del nostro premio Best In Classic su questa Dilambda. Una tesi avvalorata dal fatto che, in seguito alle ricerche, Filippo reperirà varie informazioni sul suo conto, fino a rintracciare addirittura i discendenti delle famiglie che l’avevano posseduta.

Ritorno alle origini. La ricostruzione completa del puzzle, porta il collezionista a prendere una decisione davvero importante: ripristinare in toto le fattezze della sua Lancia ai tempi della sua costruzione originale. Una decisione che comporta un dispendioso e mastodontico lavoro di restauro, pressoché integrale. Un lavoro nel quale coinvolgerà numerose eccellenze italiane, con varie specifiche e competenze tecniche, di altissimo livello. Il risultato finale - visibile dalle immagini - davvero meritevole, non lascia spazio a dubbi. La Blue Shadow è tornata a essere quella uscita nel 1930 dai cancelli del carrozziere britannico. In tutto il suo splendore, degno di essere ricordato a dovere.

Evoluzione di prim'ordine. La Lancia Dilambda è passata alla storia come una lussuosa fuoriserie, particolarmente adatta a personalizzazioni ricercate. Con la sua produzione, iniziata alla soglia degli anni Trenta, il marchio italiano abbandona la carrozzeria portante, di grande successo sulla Lambda. Si tratta di una scelta dettata in parte dalla necessità assecondare i vari carrozzieri, una sorta di corporazione capace d’instaurare una sorta di mercato (delle carrozzerie) nel mercato (delle auto). Ultima Lancia a vantare una denominazione composta con le lettere dell’alfabeto greco, si contraddistingue per il suffisso “Di”. Quest’ultimo, come da tradizione per il costruttore torinese, mette in evidenza il fatto che si tratti di una declinazione evoluta di prim’ordine.

Grande libertà ai carrozzieri. Nel primo dopoguerra Vincenzo Lancia aveva già dimostrato al mondo intero quanto le sue auto fossero automobili innovative, sotto tutti i punti di vista. In questo scenario prende forma il progetto della Dilamda, basato su un telaio in lamiera stampata. Soluzione che permette ai migliori artigiani carrozzieri in circolazione di esprimere la loro personalità, con grande flessibilità. La struttura è dota anche di calandra frontale e fari: l'unico vincolo imposto agli stilisti indipendenti riguarda l’aspetto generale della marca, che deve essere riconoscibile in maniera rapida e intuitiva osservando il frontale.

Prodotta in tre serie. Oltre all’immancabile contributo fornito di Vincenzo Lancia in persona, le soluzioni intrinseche della vettura sono il frutto delle idee di Giuseppe Sola, un disegnatore a lungo responsabile dell'ufficio esperienze motori, che lasciò il marchio dopo la morte del patron, nel 1937. Col debutto in società avvenuto al Salone di Parigi del 1929, la raffinata Dilambda, spinta da un motore a 8 cilindri a V, sarà realizzata in tre serie. Il primo modello s’identifica in Tipo 227, il secondo, a passo corto, Tipo 229, e l'ultimo Tipo 232.

Best in Classic
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