04 June 2021 | di Paolo Sormani

Lancia Hyena Zagato

Maurizio Grassi possiede la Hyena numero 20 di appena 24 prodotte. Ne è rimasto così stregato, da averle dedicato addirittura un libro. La storia di questa fuoriserie nasce sul pianale nobile della Delta HF Integrale.

Zagato ha abituato gli intenditori dell’automobile alla sorpresa, alla distinzione e alla raffinatezza tecnologica. Soprattutto in fatto di aerodinamica e leggerezza, due elementi che hanno sempre marcato la differenza. Anche la Lancia Delta HF Integrale ha una storia stradale e sportiva unica nelle versioni da rally. Molti ne conoscono il palmarès, le divinità del rally che l’hanno portata a vincere tre Campionati del mondo piloti e cinque titoli Costruttori fra il 1988 e il ’93. Non tutti però sanno cos’è accaduto quando la Delta è diventata oggetto di attenzione da parte della Zagato, per un progetto esclusivo che ne esaltasse le qualità tecnologiche e le doti stradali. Iniziò nel 1990 la storia della Hyena. Alla dirigenza della carrozzeria di Terrazzano di Rho era approdato da poco Andrea Zagato, fresco di laurea alla Bocconi, che rappresenta la terza generazione dell’azienda di famiglia dopo il fondatore Ugo e il padre Elio. La voglia di fare, la forza e la bellezza della Delva Evo; e il desiderio di tornare ad ampliare gli orizzonti della Zagato oltre la consueta produzione di Alfa Romeo (a Terrazzano di Rho erano gli anni della supercar SZ e RZ) gli suggerirono di incaricare un giovane designer del Centro stile interno, Marco Pedracini, per lo studio di una coupé sportiva in serie limitata e non troppo complicata da industrializzare.

La variante olandese. La gestazione della Hyena fu piuttosto complessa e nei primi tempi si tradusse in una serie di disegni e maquette. Finché, verso la fine del 1990, l’imprenditore olandese, Paul Koot si recò in Italia dal restauratore Mario Galbiati, che lavorava anche per Zagato. Nei Paesi Bassi, Koot dirigeva la Lusso Service Holland, che si occupava dell’importazione e della manutenzione – fra gli altri – dei marchi Ferrari, Maserati, Lamborghini, Lancia e Alfa Romeo. In sostanza, un grande conoscitore dell’auto italiana, per il quale Galbiati organizzò un appuntamento a sorpresa con Zagato. Venuto a sapere del progetto Hyena, Koot propose di approntarne una serie di 500 esemplari sulla meccanica della Delta HF Integrale, da vendere al di fuori della rete ufficiale Lancia. Un asse collaudato, quello fra Milano e Torino: solo per citare le vetture più recenti, il binomio Lancia-Zagato aveva prodotto La Lancia Beta Sport Spider, la Fulvia Sport e le Flavia Sport e Super Sport. Da Torino, nel 1992 arrivò l’autorizzazione della Direzione strategie prodotto di Fiat Auto per costruire un lotto di 75 esemplari.

Al debutto fu un trionfo: la richiesta della clientela “bruciò” le prime 12 Lancia Hyena Zagato all’istante, tant’è che al Salone di Ginevra del 1993 la carrozzeria milanese potè esporne solo dei modellini in scala. Così ben fatti, da essere prontamente rubati… Di auto vere, d’altronde, non ce n’erano più. Le caratteristiche della Hyena erano cento per cento Zagato: sul corpo vettura in acciaio della Delta era realizzata una struttura di alluminio, sulla quale i battilastra della Opac di Rivalta modellavano a mano i pannelli esterni sempre in alluminio, con savoir faire d’altri tempi. Il cofano spiovente del motore era addirittura in Kevlar, mentre il tetto dalla caratteristica doppia bolla era un gentile omaggio della SZ, insieme con il parabrezza e poche altre componenti. Anche se sembra uguale o simile a quella della Dedra, la mascherina era inedita. Il tocco racing negli interni sportivi era conferito da una struttura monopezzo in fibra di carbonio, che sostituiva la plancia originale con il risparmio di 14,5 kg. Il quattro cilindri in linea 2 litri Turbo 16 valvole era elaborato in Olanda dalla Lusso Service con il filtro dell’aria conico, nuovi condotti di aspirazione e scarico, rimappatura della centralina e l’aumento della pressione di sovralimentazione. La cura portava la meccanica della Deltona da 210 a 250 cv. Ai quali bisogna sottrarre i due quintali di peso risparmiati dalla carrozzeria Zagato, per un rapporto peso/potenza di 4,59 kg/cv: meglio della S4.

La Hyena si fermò a quota 24, contro le previsioni iniziali. Non aiutò il prezzo di 150.000 svizzeri dell’epoca, giustificato dalla qualità e dai costi elevati di produzione. Quella di Maurizio Grasso è la numero 20 di 24: la trovò in Canada nel 2011, in un originale rosso cangiante con striscia gialla e blu HF sul cofano. La volle così il primo proprietario giapponese, che aveva sostituito il grigio metallizzato di listino, a sua volta sovrapposto al verde York della Delta Integrale originale. Il motore era stato ulteriormente portato a 300 cv con l’adozione di collettori in acciaio della valvola Pop-Off e altri accorgimenti. Grasso ne è così appassionato da averle dedicato un libro, “Lancia Hyena Zagato – Una delta all’ennesima potenza”, pubblicato in inglese e italiano da Giorgio Nada Editore nel 2015.

La candidatura al Best in Classic è ribadita dall’articolo dedicato alla Hyena da Ruoteclassiche nel fascicolo di maggio. Nel 2014 fu esposta al Mauto di Torino in occasione del 95° anniversario della Zagato. La Hyena ha partecipato anche a numerose manifestazioni e raduni monomarca dedicati alla Delta con successo. Fra le altre, alla manifestazione Spa Italia del 2012, organizzata sull’omonimo circuito delle Ardenne, la Lancia Hyena Zagato di Maurizio Grasso ha vinto la coppa “Featuring” come miglior Lancia e la “Meguiars” come auto meglio conservata.

Best in Classic
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