Le auto in bianco e nero di Gianluca Aggi - Ruoteclassiche
Personaggi
18 May 2021 | di Paolo Sormani

Le auto in bianco e nero di Gianluca Aggi

Dice di non aver mai avuto il desiderio del possesso di un’auto d’epoca, in compenso le “taglia” nel bianco e nero espressivo di sessant’anni fa. Gianluca Aggi è fotografo per diletto e narratore per vocazione, attraverso le immagini.

Questo 45enne impiegato di Gravedona, amena cittadina turistica sulla punta settentrionale del Lago di Como, è il tipo di persona che una volta era definito “hobbista”. Cioè il comune mortale che consacrava il tempo libero e le proprie capacità a un talento più o meno nascosto. Di hobby, Gianluca Aggi ne ha collezionati abbastanza per riempire un album. Ha praticato molti sport, anche a livello agonistico. La macchina fotografica l’ha sempre affascinato, fin da ragazzo, al pari dell’estetica delle automobili d’epoca, assimilata nella carrozzeria del padre in tenera età. “Non ho mai avuto il coraggio di comprarne una, perché bisogna saperci mettere le mani, saperci un po’ fare insomma”, confessa. In compenso, la lettura di Ruoteclassiche e l’ispirazione fornita da AutoItaliana l’hanno spinto a prendere l’obiettivo e il coraggio a due mani per ritrarre le classiche come oggetti di studio da narrare sotto l’aspetto emozionale. “L’auto come un’altra cosa”, sintetizza Aggi con poetica efficacia.

L’opportunità dei social. In un mondo fatto (anche) di collezionisti compulsivi e di accumulatori seriali, curiosamente l’impiegato-fotografo comasco preferisce osservare, anziché possedere. “Direi che mi piace fotografare quello che non posso avere: mostrare, anziché avere, è il mio modo di interpretare la passione dell’auto classica”, spiega. “Sono molto stimolato dall’ispirazione quando arriva dall’esterno, magari dallo stesso proprietario della vettura da collezione che mi invita a fotografarla. Mi piace sentire le loro storie, il racconto che c’è dietro, com’è stata ritrovata e restaurata”. Aggi è un fotoamatore vecchia scuola, che ama ancora scattare in pellicola bianco e nero. Solo di recente è passato alla reflex digitale, che gli permette di “afferrare” la luce direttamente nelle tonalità di grigio. I primi ritratti li ha eseguiti a Saint Moritz nel 2020, durante il fine settimana della “Passione Engadina”. Instagram gli ha dato una vetrina insperata, perché sono bastate poche decine di scatti per raggiungere i duemila follower. E questo pur non essendo mai stato particolarmente dei social media: “Instagram è molto settoriale. Se fotografo un personaggio, o accentuo il contrasto artistico su un certo tipo di vettura, ricevo molti apprezzamenti da un certo tipo di follower. Se invece ritraggo un’automobile pura e semplice, ricevo l’apprezzamento da un altro tipo di follower, diciamo il tipico appassionato di motori. Se non altro, è interessante sotto un certo punto di vista sociologico. Se mai, il vero social media è l’auto storica, che da novizio mi ha permesso di conoscere molte persone ineressanti. Ho trovato questo mondo molto ricettivo, a volte entusiasta”.

Un Best in Classic in bianco e nero. Nonostante rilegga le auto attraverso forti tagli di luce, Aggi considera la sua fotografia una ricerca quasi sociale, anche se nell’inquadratura non rientra l’elemento umano. Delle auto storiche ama il design, la storia degli stilisti che vi hanno dato origine. A volte, resta così conquistato dalle loro linee che le trasfigura e, a distanza di un certo periodo tempo, neppure si ricorda di averle fotografate. “Bertone e la scuola dei carrozzieri dagli anni Cinquanta ai Settanta hanno detto e continuano a dire qualcosa di unico e di emozionante”. Aggi spiega di cercare la luce come l’acqua per il rabdomante. Al dettaglio puro e semplice, preferisce l’ambientazione in un’architettura o un ambiente ben definito, che gli fornisca le quinte per un gioco di tagli, contrasti e ombre nette naturali. Geometrie precise nelle quali incastonare l’automobile e il suo proprietario. La candidatura al Best in Classic è motivata dalla libertà di interpretazione, dall’umiltà e dall’interazione con i soggetti ispirata dai grandi classici della fotografia in bianco e nero: Henri Cartier-Bresson, Elliott Erwitt, Ferdinando Scianna e la scuola dell’agenzia Magnum. Nei giorni scorsi ha realizzato il sogno di sempre: vedersi pubblicato il portfolio su una rivista, l’inglese Monopod Magazine. Potrebbe essere di buon auspicio.

Best in Classic
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