Personaggi
22 April 2021 | di Paolo Sormani

Le auto in scala 1:2 di Alessio Amato

Per i suoi bambini è il papà più bravo del mondo, perché sta costruendo una versione in scala 1:2 del Volkswagen T1 apposta per loro. Alessio Amato si è specializzato nelle mini-auto funzionanti, per pura passione. Un talento da scoprire.

Se nel Best in Classic esistesse la categoria “papà più adorato”, probabilmente Alessio Amato sarebbe uno dei grandi favoriti. Perché? Immaginate di tornare bambini. Con un padre che vi vizia non comprando modellini, ma interessandovi alla costruzione di un Volkswagen Transporter degli anni Sessanta apposta per voi. E pazienza se Elia, che ha 10 anni, e Santiago di 6 sono ancora lontani dall’età della patente. Il Bulli è in scala ridotta 1:2, completo e funzionante, fatto per interagire e giocare insieme. La costruzione di automobili e van in miniatura è la specialità di questo 45enne di Abano Terme, di professione disegnatore tecnico in una vetreria, ma con il costume di progettista meccanico sotto gli abiti civili.

La vocazione per le miniauto. Come certe storie di passione, anche questa è iniziata in un box condominiale. Amato non si dichiara un lattoniere esperto, ma “me la cavo e la tecnica si evolve di continuo. Ho iniziato costruendo un juke-box stile anni Cinquanta. Avevo anche un progetto più grande di me: replicare in proprio una Countach, di cui sono sempre stato un fanatico. Dopo aver portato a termine il telaio e la scocca, mi sono dovuto arrendere”. Poco male: Amato è passato presto alle miniauto. La prima, una decina d’anni fa: un hot rod stile Ford, molto grezzo. Poi le militari: una Kubelwagen Typ 82 tedesca e una coppia di Jeep Willys, sempre in scala 1:2. Identiche alle originali, con i sedili giusti, il motore di uno scooter Peugeot da 200 cc, persino il verricello funzionante. “Mi piace progettare al computer un’auto e mi piacciono le miniauto”, racconta. “Aiutano a sfogare la mia passione per la progettazione in 3D. Le costruisco, ci gioco con i bambini, poi le vendo per finanziare il progetto successivo”.

Un autenico… Bulletto. In garage fervono i lavori di un mini Maggiolino Baja, destinato ad affiancare quello in scala 1:1 del 1974 che Amato ha customizzato in stile californiano, con il tetto choppato e i fianchi allargati. La vera opera d’arte però è il piccolo T1 bianco e azzurro. Non si tratta di un guscio da giostra in vetroresina, ma di un vero minifurgone funzionante e rifinito in ogni dettaglio. L’ha chiamato Gulliver, con grande senso dello humour. Il papà-progettista ha immaginato che fosse stato costruito negli anni Sessanta, ma utilizzato per girovagare l’Europa da un famiglia danese negli Ottanta. Con tanto di targa replicata e adesivi delle città visitate sul portello posteriore. Ecco perché la scocca è stata rimaneggiata per lasciarle un “velo” di storia sulle lamiere. Gulliver ha il motore posteriore da 400 cc accoppiato con il cambio e il differenziale di una microcar Aixam, completo di retromarcia. La meccanica è inserita in un telaio in tubi e poggia su sospensioni a bracci longitudinali indipendenti.

“Papà, questo teniamolo!”. Il Bulli formato giocattolo è assolutamente realistico, funzionale e accessoriato come un vero camper degli anni Sessanta. Ha i sedili anteriori, i pannelli delle portiere e il cruscotto in lamiera. La parte centrale dell’abitacolo è dotata di panche, tavolino, mobiletti e frigobar. Le porte, i finestrini e il tettuccio sono apribili. È completo di portapacchi vintage e c’è persino la tenda laterale avvolgibile. Contiene quattro bambini, o un adulto patentato con un paio di bambini. Con gli indicatori di direzione e i tergicristalli funzionanti, potrebbe persino essere omologabile… “Ho guardato in giro per il web, ma nemmeno negli Stati Uniti ho trovato un mini T1 con vere lamiere da un millimetro e il telaio tubolare”, spiega Amato. “Quando sarà finito, mi piacerebbe portarlo ai raduni VW per mostrarlo. Volevo venderlo, ma Santiago mi ha implorato di non farlo. E poi sta venendo così bene, che non posso separarmene”.

Perché candidarlo al Best in Classic. Nella motivazione pervenuta in redazione, Alessio Amato ammette: “Non credo di avere la possibilità di vincere un premio, vorrei solo condividere con i lettori di Ruoteclassiche la mia passione per i motori. Grandi… o piccoli che siano”. Anche soltanto per l’approccio da outsider genuino, per l’umiltà dimostrata e il desiderio di trasmettere ai figli la sua passione con impegno e sensibilità ludica, si è guadagnato una nomination nel Best in Classic 2021 per la categoria Specialisti.

Best in Classic
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