L'emozione della Simca 8 Sport Cabriolet - Ruoteclassiche
Automobili
27 May 2021 | di Paolo Sormani

L’emozione della Simca 8 Sport Cabriolet

Claudio Pannilunghi sta ultimando il restauro completo di un raro esemplare preserie di Simca 8 Sport cabriolet Facel-Metallon, l'unico in Italia. I lavori hanno permesso di riscoprire il pregio costruttivo della piccola cabrio francese, il cui telaio reca il numero di produzione 38.

Dietro la vernice che brilla, gli interni rifatti e il piacere della guida, ogni restauro nasconde una sfida appassionante. Claudio Pannilunghi, 66 anni, presidente del Club ASI Alto Tevere di Città di Castello, ha trascorso gli ultimi otto mesi a riportare allo splendore originario un raro esemplare di Simca 8 Sport cabriolet Facel-Metallon del 1950. Il suo proprietario stima che si tratti dell'unico presente in Italia, tant'è che reca il numero di produzione 38 della preserie di appena 42. Dietro lo strumento rettangolare centrale, ha rinvenuto un'etichetta con la data 8 giugno 1950. “La produzione iniziò nel marzo del '50. Ne costruivano circa 12 al mese, quindi ho calcolato che dovrebbe essere la sesta, o la settima più vecchia al mondo rimasta. Le altre si trovano nei musei tra Europa e Stati Uniti. È un'auto vista pochissimo, tant'è che per ottenere il CRS si renderà necessaria la visita particolareggiata da parte di un commissario”.

Una vettura per palati fini. Se a Pannilunghi si chiede perché l’ha scelta, risponde con un'espressione disarmante e incontrovertibile: “Per affinare il palato”. Sulle tracce della Simca 8 Sport cabriolet era arrivato grazie alla “soffiata” di un amico. Un ex concessionario Ferrari americano aveva rilevato la piccola cabrio da un cliente e tentato un primo restauro, poi abortito per la scarsità di parti di ricambio reperibili. Pannilunghi è riuscito a portarla in Italia lo scorso ottobre, cioè all'inizio del secondo lockdown, con tutte le complicazioni del caso. La vettura era smontata e contenuta in alcune casse. Le tessere del puzzle c'erano quasi tutte, mancava soltanto qualche particolare. “Una volta sbarcata in California dalla Francia, la macchina ha sempre circolato fra Pasadena, Long Beach e Los Angeles. Niente ruggine infatti, ma il sole di quelle parti aveva 'bruciato' la verniciatura, i legni e la selleria. Ho deciso di riportarla allo stato originario lasciando il cambio al volante, tipico del mercato americano”.

La Simca 8 Sport era nata a Torino nel 1948, grazie al savoir-faire del fondatore Enrico Teodoro Pigozzi, naturalizzato francese con il nome di Henri e l'accento sull'ultima “i” del cognome. La base era la Simca 8, cioè la versione per il mercato transalpino della Fiat 508C “Nuova Balilla”, prodotta in Francia su licenza Fiat a partire dal 1938. Il motore 4 cilindri da 1.089 cc valvole in testa offriva 32 cv di potenza a 4.200 giri: più che dignitosi. A Torino, Pigozzi aveva scoperto il prototipo di una Fiat 1100 S cabriolet carrozzata da Battista “Pinin” Farina, ai tempi ancora operante negli Stabilimenti di famiglia. Il patron della Simca se ne innamorò e chiese alla Fiat l'autorizzazione per ordinare un secondo prototipo, con la calandra modificata. Come avrebbe raccontato Pietro Perrone, capo officina agli Stabilimenti Farina, aveva una stretta somiglianza con la Cisitalia. Una volta recapitato il prototipo in Francia, ma non allo stabilimento Simca di Nanterre, bensì nel più discreto impianto di Suresnes, i fregi Fiat furono subito sostituiti da quelli Simca.

Un successo immediato. Alla presentazione nello stand Simca del Salone di Parigi del 1948, il pubblico cadde in adorazione. Henri Pigozzi decise la produzione in edizione limitata di 280 esemplari numerati con il nome Sport. Della costruzione in serie si occupò un amico, Jean Daninos, proprietario della carrozzeria Facel-Metallon, che di lì a poco avrebbe dato (breve) vita alla Casa automobilistica Facel Vega. Nel '49 la Simca 8 Sport era pronta sia in versione coupé, sia cabrio: il numero di ordini fu tale, che all'inizio la Facel-Metallon non riuscì a far fronte alle richieste. La meccanica era stata elaborata dal reparto corse della Simca diretto da Amedeo Gordini, detto “il Mago”, un altro genio italiano naturalizzato francese. La Sport era più potente, con i suoi 52 cv; ed era in grado di raggiungere i 135 orari di punta. Esaurita la serie prevista, la Simca 8 Sport fu tolta di produzione nel '50, mentre la berlina le sopravvisse di un anno.

È piccola e brillante, la Simca 8 Sport. Tant'è che ebbe successo al Rally di Monte Carlo fra il '50 e il '52 con gli assi Maurice Trintignant e Jean Behra al volante. “Era anche costosissima da produrre. Non solo era assemblata in tre siti differenti, ma la carrozzeria vanta materiali di pregio e leggerezza derivati dall'aeronautica bellica: acciaio inox, alluminio, ma anche Ergal. La Facel-Metallon li aveva recuperati e fusi”, spiega Claudio Pannilunghi. “Di qui la difficoltà nel saldarli, tant'è che l'Ergal era rivettato. Ogni parte, anche la più banale, ha richiesto ricerca e spesso la ricostruzione di sana pianta”. Il restauro della cabriolet è stato meticoloso e ha riservato “magic moments” di archeologia industriale. Come quando nell'imbottitura di crine di cavallo dei sedili è stato rinvenuto il cartoncino 'système brevet Epeda'. “Sono andato a vedere, è una ditta che esiste tuttora e produce materassi. Le sue molle elicoidali erano state utilizzate per i sedili del metrò di Parigi”. Se non è una storia da Best in Classic questa!

Best in Classic
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