Automobili
31 March 2021 | di Andrea Zaliani

Maserati Mistral 4000 GTI Convertibile (1966)

Ha cambiato diversi proprietari e Paesi, mantenendo inalterata la sua capacità di sedurre. L'interessante storia di questa Maserati Mistral 4000 GTI Convertibile (1966) non può che renderla una valida candidata al nostro premio Best In Classic, nella categoria Auto Classica dell'anno.

Dietro a una grande auto, ci sono grandi personaggi. Nel caso della Maserati Mistral, indubbiamente, spicca la figura di Pietro Frua. Un tecnico progettista, dalla grande esperienza nel settore automobilistico. Verso la fine delle seconda guerra mondiale decide di mettersi in proprio, aprendo una carrozzeria a Torino. Naturalmente si tratta di un’attività artigianale, ma le sue realizzazioni piacciono a molti e il successo non tarda ad arrivare. Si trasferisce quindi in un’officina più moderna e meglio attrezzata - sempre a Torino - che gli consente d’impostare il lavoro in maniera più concreta. Da qui in poi, la strada sarà ancora in salita, ma prenderanno il via una serie di collaborazioni con vari marchi, di differenti nazionalità. Una delle più incisive e produttive riguarderà il legame con la Maserati.

Abito elegante. Per quel che riguarda il premio Best in Classic, nella categoria riservata alle auto classiche, abbiamo deciso di candidare un esemplare davvero degno di nota, dalla storia piuttosto movimentata. Stiamo parlando della Maserati Mistral 4000 GTI Convertibile protagonista di un nostro servizio dettagliato, pubblicato sul numero di aprile. La sua storia inizia nel 1966, anno in cui viene immatricolata dalla concessionaria Sport Auto Roma, con numero di telaio n° AM 109 S1 633 e motore n° AM 109 S1 633. Le affascinanti linee sono esaltate al meglio da una sapiente ed elegante combinazione di colorazioni: livrea argento Auteuil, accostata a interni in pelle nera e hard-top optional.

Modello globetrotter. La liaison entusiasta col primo proprietario, però, non è delle più durature. L’auto, infatti, nel corso degli anni subirà vari cambiamenti. Dopo una prima vita in Italia, viene esportata in Austria, per poi tornare nuovamente nel nostro Paese. Qui approda alle sapienti mani della carrozzeria Bacchelli & Villa per un restauro di classe. Assecondando la richiesta del nuovo proprietario, un collezionista milanese, viene (re)immatricolata in Italia. Non solo: cambia anche “abito”. La carrozzeria assume una nuance verde metallizzata, mentre l’abitacolo diventa beige. Una volta riportata al suo massimo splendore, si appresta ad altri cambiamenti “sentimentali”. Nel giro di soli quattro anni, dal 2016 al 2020, si arricchisce di altri due proprietari. La sua cronistoria più recente è legata alla vendita effettuata da Girardo&Co. e l’approdo nel garage di un “fortunato” collezionista tedesco. Un’auto stupenda, conservata in maniera impeccabile, diventata una vera giramondo.

Figlia dei mitici anni Sessanta. In quel periodo, nei primi anni Sessanta, il crescente benessere apre nuovi orizzonti nella mobilità, rendendo accessibili mezzi privati di locomozione a due e quattro ruote. Tali vetture sono pensate per risultare accessibili da diversi ceti sociali: acquistabili anche a credito, in un certo senso rappresentano il vero e proprio status symbol del popolo che finalmente detiene i soldi, il tempo e la possibilità di muoversi per le vacanze. In contemporanea, nascono anche una serie di proposte pesante per l’élite. In particolar modo delle lussuose granturismo, molte eleganti ed esclusive. Sognate da tutti, alla portata di pochi. Auto capaci di fornire prestazioni di rilievo e, al contempo, un buon confort di marcia. Il tutto in abbinamento a un’elevata cura costruttiva e soluzioni stilistiche moderne, ma non troppo eccentriche. E qui entra in gioco il Tridente. Un nome evocativo. Presentata in occasione del Salone di Torino del 63 in configurazione “chiusa”, la Mistral inaugura una serie di novità. A partire proprio dal nome, il cui significato identifica un forte vento di maestrale che soffia in Francia, lungo la valle del Rodano. Prende così il via la consuetudine di attribuire a un nuovo modello il nome di un vento, destinata a proseguire per qualche anno. Fino al 1972 con la Merak, per riprendere nel 91 con la Karif (vento tipico della Somalia). A onor di cronaca bisogna aggiungere a quanto detto che la nuova granturismo, in realtà, nacque come 3500 GT Iniezione Frua. Denominazione voluta per indicare la discendenza diretta con l’omonima auto, presentata nel 1957.

Grande personalità. Non meno importante, incarna l’ultima versione dotata del glorioso motore a sei cilindri in linea della Casa. L’originale estetica, differente rispetto a quanto visto dalle “sorelle” di quel periodo, emana indubbiamente una forte personalità. Poche linee, pulite ed essenziali, danno vita a un corpo vettura di grande eleganza e ricercatezza stilistica. Senza ostentare eccessi, o dettagli troppo prominenti rispetto alla realizzazione totale. Le finiture impeccabili, l’abitacolo - a due posti - confortevole. Peculiarità riproposte pedissequamente nella versione scoperta. Produzione limitata. Costruita dal 1964 al 1969, in soli 124 esemplari (27 col motore 3.5 litri, 46 col 3.7 litri e 51 col 4.0 litri) e simbolo dell’irripetibile spensieratezza degli anni Sessanta, la Convertibile diventa una vera e propria star. La sua celebrità su larga scala arriva grazie a una serie di campagne pubblicitarie, in abbinamento a comparse sul grande schermo, come nel film “Scusi, lei è favorevole o contrario” del 1966, con Alberto Sordi e Silvana Mangano.

Best in Classic
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