Automobili
20 May 2021 | di Andrea Zaliani

Mazda Cosmo Sport 110 S (1971)

Dopo una lunga gestazione, all’alba degli anni Settanta nasce la Mazda Cosmo Sport. Un’auto dal design innovativo e dall’animo sportivo, destinata a scrivere un importante capitolo nella storia della Casa di Hiroshima…

Verso la metà degli anni Sessanta prende piede il progetto che darà alla luce la Mazda Cosmo Sport 110 S, una vettura rivoluzionaria e all’avanguardia. La prima ad essere alimentata da un motore a doppio rotore, inaugurando una tradizione molto speciale e impervia da replicare per i concorrenti. Nonostante la produzione limitata a pochi esemplari (1.176, per l’esattezza) è stata decisiva per la storia della Casa: la sua nascita, di fatto, ha sancito la trasformazione epocale della Mazda. Da produttore di autocarri e piccole auto a marchio capace di affascinare innumerevoli appassionati, grazie a un approccio non convenzionale all'ingegneria e al design curato.

Un esemplare modello. Qualità per nulla scalfite dal trascorrere del tempo, perfettamente rappresentate dal modello che vedete in queste immagini. Il suo numero di telaio L10B-11106 indica che si tratta di una seconda serie, targata per la prima volta nel ’71 e rimasta in Giappone, nel garage di un collezionista, fino al 2013. Successivamente è passata di mano a un commerciate ceco, per poi essere acquisita dagli esperti Mazda ed essere conservata a Willebroek (Belgio), dove dal ’68 è attivo il quartier generale del Mazda Logistic Europe.

Connubio (riuscito) tra eleganza e sportività. Le sue originali forme, dal piglio americaneggiante, sembrano risaltare al meglio grazie all’elegante tonalità bianca della carrozzeria. Non meno importante, gl’interni hanno mantenuto inalterata l’atmosfera ricercata. Tutto è al suo posto, sebbene il volante originale sia stato sostituito con un altro Nardi, con lo scopo di favorire l’entrata del conducente. Un segno distintivo si scorge osservando tra i sedili, dove svetta il particolare sistema di ventilazione; un optional decisamente raro. Su questa giapponese ogni singolo componente rispecchia il dinamismo, il divertimento e la rincorsa a una sempre più spinta evoluzione tecnologica.

Meccanica evoluta. Come per le sorelle di seconda generazione, la vettura presenta una serie di evoluzioni di prim’ordine, a partire dall’incremento della potenza. I cavalli -del motore da 982 cm3- diventano 128 CV ma, al contempo, il nome della vettura resta 110S. Le migliorie comprendono pure l’adozione della quinta marcia per il cambio, mentre l’impianto frenante benefici dell’adozione del servofreno. Ancora: l’interasse passa da 2.200 a 2.350 mm, garantendo una maggiore stabilità. L’esclusività dell’esemplare è data anche dalla storia che si cela dietro alla nascita del modello stesso, i cui tratti salienti vanno ricordati a dovere. Perciò, facciamo un passo indietro e partiamo dall’inizio.

Dopo mille difficoltà, la luce. Un decennio dopo che l’inventore Felix Wankel aveva testato i primi motori Wankel a due rotori sul banco di prova del costruttore tedesco NSU, a partire dal ‘67 tale soluzione sale alle luci della ribalta con Mazda. Un successo reso possibile grazie al coraggio degli ingegneri giapponesi, capaci d’intraprendere strade difficili e insolite, alla ricerca di affinate soluzioni costruttive. Tutto ciò ha preso le mosse circa sei anni prima dalla rivoluzione nella propulsione, con l'adozione da parte di Mazda dei pistoni rotanti nel 1961. All’epoca Mazda stipula un accordo di licenza con NSU per il motore rotativo e, in seguito, lo sviluppa all'interno della “Mazda Rotary Engine Research Division”. Al contempo numerose case automobilistiche affermate investono tempo e ingenti risorse in propulsori rotativi, ma la maggior parte di esse non tiene il passo con le provanti sfide tecnologiche poste da quest’ultimi.

La perseveranza alla base del successo. L’approccio di Mazda è caratterizzato da una sofisticata semplicità, prestazioni di punta ed efficiente erogazione della potenza. Inizialmente, però, emerge la necessità di risolvere alcune criticità particolarmente limitanti agli effetti della produzione. Mettendo in discussione i principi generalmente accettati, la Casa riesce a ottimizzare le tecnologie indispensabili per il corretto funzionamento della componentistica. In linea col motore rivoluzionario, la Cosmo Sport 110 S appare una vettura di un altro pianeta. I consensi, da parte degli esperti del settore, sono ampi già dal debutto del prototipo, al Salone di Tokyo del 1964.

Bella fin da subito. Un progetto quasi definitivo che si concretizza nel giro di qualche anno, con un aspetto davvero niente male: il designer Kobayashi Heiji mette a punto uno stile esotico, capace di coniugare la tradizione del Sol Levante con i gusti occidentali in fatto di auto, più esigenti e ricercati. L’originale biposto fa il suo debutto in società il 30 maggio del 1967, conquistandosi ulteriori riconoscimenti, come prima automobile di serie con motore rotativo a due rotori. Nel dettaglio adotta un birotore 2x491 cm3, in grado di sviluppare 110 cv. All’epoca i giornalisti paragonarono la sensazione a bordo a quella di un viaggio in aereo più che in auto, come se la vettura fosse dotata di un motore a reazione.

La candidatura a Best in Classic. Indubbiamente grazie all’accattivante design e al motore sportivo, la Cosmo Sport 110 S incarna in maniera ottimale il simbolo dell’innovativa e sofisticata tecnologia. Il suo carattere dinamico fu comprovato dalle competizioni, da sempre il vero banco prova di tutti i mezzi a quattro ruote (e non solo). Già alla sua prima gara, la Marathon de la Route del ‘68, della durata di 84 ore sul temibile tracciato del Nürburgring, si aggiudicò un rispettabile quarto posto. A riprova del fatto che l’intrepida idea, anima del modello, era di prim’ordine. Una tesi validissima anche su questa seconda versione, conservata in maniera impeccabile. Va da sé la candidatura al nostro premio, come auto classica dell’anno.

Best in Classic
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