Personaggi
23 April 2021 | di Paolo Sormani

Officina Cocchetto Auto

Meticolosità, ossessione per il dettaglio, rigore all’ultima vite per donare lo splendore originario alle Alfa Romeo. Sono questi i punti di forza dell’officina Cocchetto Auto, gestita da una famiglia di Alfisti veneziani purosangue.

Cominciò il padre Luigi, esattamente cinquant’anni fa, nel 1971. Terminati gli studi, si sono aggiunti i figli Matteo e Francesco. Cocchetto Auto è un’officina a gestione familiare di Alfisti DOCG, che all’ordinaria manutenzione multimarche negli anni hanno affiancato l’attività di restauro. Alfa Romeo, soprattutto. Alfa Romeo, naturalmente. Il segno della passione per la bella meccanica unisce la famiglia nel restauro che trova il suo punto di forza nello scambio di esperienze, nella ricerca e nell’impiego di ricambi originali (o di alta qualità, quando proprio il pezzo NOS, New Old Stock, non si trova). E in una merce sempre più rara che non si compra ai mercatini, né si replica: la pignoleria.

Mezzo secolo di esperienza. Oggi lo chiamano know how: di fatto, il “saper fare” del padre fondatore Luigi Cocchetto affonda le radici fino ai tempi delle Giulia Super e delle GT Junior. Collaborando fin dai primi anni Settanta con la concessionaria di zona del Biscione, negli anni la clientela ha sparso la voce. Per la manutenzione ordinaria delle Alfa Romeo prima; quindi per il restauro. “Accade ancora adesso”, racconta il figlio Matteo. “Un nostro cliente ci aveva portato la sua auto per un lavoro. Si guardava in giro, era rimasto affascinato dalle Alfa che abbiamo qui. Qualche giorno fa è tornato con una GT Junior da rifare. Le persone restano contagiate come da un virus, ma buono”.

Fedeli fino all’ultima rondella. Nell’officina di Campalto, sulla terraferma affacciata a Venezia, quando si parla di originalità non si scherza. La caratteristica di famiglia è la meticolosità: “Sono capace di diventare matto per la tinta non della carrozzeria, ma di un manicotto che si vede solo aprendo il cofano”, assicura Matteo Cocchetto. Un’ossessione: “Ogni dettaglio, ogni particolare è curato maniacalmente. Non c’è singola vite che non sia ripristinata come da originale: zincata bianca, gialla, brunita nera… Ogni rondella dev’essere dello stesso spessore, diametro, tipo e colore giusto. Persino le fascette stringitubi sono zincate come da originale”.

Pazzi per la 75 Turbo America. Nel garage della famiglia Cocchetto ci sono – manco a dirlo - una GT Junior 1.3, un’Alfetta 1.6 e un’Alfa 75 Turbo America ASN Quadrifoglio Verde. Quest’ultima ha costituito il restauro più impegnativo: non tanto per “colpa” dell’esemplare in sé, o del quattro cilindri sovralimentato, ma dell’elettronica primordiale, gestita da più centraline. La complessità dell’impianto elettrico e, non ultima, la difficoltà nel reperire i ricambi ha fatto venire qualche capello grigio in più alla famiglia. I Cocchetto tradirebbero le Alfa Romeo solo per un “Sacro Graal”, un lavoro di ripristino di un modello particolarmente pregiato. Una berlinetta Ferrari, magari una Maserati 3500 GT. A differenza di molte altre autofficine, la famiglia si occupa anche delle due ruote. Attualmente stanno lavorando a un Airone 250 Sport, che contano di ultimare in tempo per festeggiare il Centenario Moto Guzzi.

La candidatura al Best in Classic. La famiglia Cocchetto è iscritta al RIAR - Registro Italiano Alfa Romeo, oltre che al club ASI Venezia Auto Storiche e all’ATE – Associazione Amici del Trattore d’Epoca di Padova. Ogni anno mettono a disposizione l’officina per le sessioni di autenticazione. Hanno deciso di candidarsi al BIC perché, “non abbiamo mai visto una Ferrari o una Lamborghini uscita dal Polo Storico. Non sappiamo come lavorano, sicuramente al meglio. Però so come lavoriamo noi: esistono pochi restauratori d’auto con la nostra precisione e pignoleria. Se il pezzo non c’è, lo costruiamo al tornio e lo rendiamo identico all’originale anche nella finitura”.

Best in Classic
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