Valentino Balboni, collaudatore - Ruoteclassiche
Personaggi
30 April 2021 | di Paolo Sormani

Valentino Balboni, collaudatore

La sua vita è indissolubilmente legata alla Lamborghini, di cui è stato collaudatore per quarant’anni. Entrato in fabbrica con la Miura, Balboni si è congedato dalla Casa di Sant’Agata con la Gallardo che porta il suo nome.

Quante persone possono vantare una serie speciale di Lamborghini con il proprio cognome? Vi risparmiamo la fatica di cercare fa le “celebrities” del presente e i campioni del passato: ce n’è solo uno. È italiano. Si chiama Valentino Balboni, lo storico – per una volta l’appellativo non abusato – domatore dei tori di Sant’Agata Bolognese. Per lui, le Lamborghini sono sempre state un richiamo ineludibile. Fin da ragazzino quando lascia il pallone agli amici per girellare in bicicletta attorno alla fabbrica, per rubare con lo sguardo quelle automobili straordinarie nel parcheggio. E, con un po’ di fortuna, vederne sfrecciare una durante il collaudo. Nato nel 1949 a Casumaro, provincia di Ferrara, da meccanico apprendista Balboni diventa presto uno degli uomini di fiducia del patron Ferruccio, negli anni tempestosi delle lotte sindacali in cui l’attaccamento all’azienda era pura questione di cuore.

Il primo giorno non si scorda mai. Il giovane Balboni assaggia la Lamborghini da studente, durante una vacanza estiva, come operaio stagionale. Con il titolo di studio in tasca, finalmente riesce a farsi assumere come apprendista meccanico il 21 aprile 1968. Quando è in vena di aneddoti, Balboni racconta sempre con un sorriso la prima volta che s’imbattè nel commendator Lamborghini. “Era il primo mattino di lavoro, stavo parlando con un altro amico che iniziava con me quel giorno, nell’ufficio del direttore del personale. Si apre la porta, entra un signore con i capelli dritti, tutto agitato, la sigaretta in bocca. Comincia a urlare: qui c’è bisogno di gente che lavora, non di chiacchiere! Poi sbatte la porta”. Lo prende in parola diventando ben presto un uomo di fiducia di patron Ferruccio, anche se era una “testa calda”, dice lui. L’uomo giusto al posto giusto, nel luogo dove si costruiscono le auto più “hot” del mondo.

Dalla Miura alla Countach. Balboni tocca il cielo con un dito quando riesce a ottenere il lavoro che aveva sempre sognato: collaudatore. Finalmente gli è permesso di guidare le auto sportive che aveva sognato per tutta la sua giovane vita. Può schiacciare il pedale per far sentire agli amici il canto rauco del V12, le ruote posteriori che fumano sull’asfalto. Balboni ricorda tutto, nei dettagli: “Era il 5 settembre 1973. Alle 10 del mattino finalmente si alza la sbarra e io esco con questa bellissima Miura nera”. Entrato in Lamborghini con la Miura, c’è una sfida nuova e impegnativa ad attendere il giovane Valentino: lo sviluppo della Countach fino alla produzione di serie. Il collaudatore neozelandese Bob Wallace, altra leggenda del marchio, purtroppo non più vivente, stende la sua ala protettiva. Gli insegna a mettere da parte la soggezione che quel bestione incute anche su una testa calda come lui, che prima di diventare collaudatore prendeva le Miura di nascosto per farci un giro attorno alla fabbrica. Il patron lo sa. Approva, in qualche modo. In Balboni vede qualcosa, qualcuno.

Astronavi e tagliatelle. A Ruoteclassiche, l’ex collaudatore ha raccontato che girare su quelle auto, mezzo secolo fa, era come atterrare in UFO davanti alla trattoria dove si fermavano a pranzo. La Countach LP 400 sembra appena scesa dal set di un film di fantascienza. Con Wallace, Balboni forma il duo dinamico che contribuisce a portare al successo le supercar di Sant’Agata. È Wallace che gli insegna a “capire” con anticipo le flessioni del telaio tubolare della Countach, per non farsi portare fuori strada dal sovrasterzo durante il passaggio in slalom ad alta velocità. A quei tempi, il collaudatore è l’unico collegamento fra l’ufficio dei progettisti e l’asfalto. Un ruolo difficile, impegnativo, da interpretare con enorme sensibilità. Quando il collega collaudatore neozelandese va in pensione, Balboni diventa l’insostituibile parte umana nel connubio biomeccanico delle Lamborghini. Le capisce, le respira. Sa dar loro del tu come nessun altro. Le prende per le corna, quand’è necessario. Le sfianca senza risparmio tracciando i solchi sulle strade fra il piano padano e l’Appennino, per assicurarsi che ogni cliente riceva una Lamborghini con il motore a punto e una tenuta di strada ottimale.

Una Gallardo apposta per lui. Balboni va in pensione nell'ottobre del 2008, dopo aver lavorato a Sant’Agata per 40 anni. Veloci come un lampo. Da capo collaudatore, ormai ha una ventina di “ragazzi” di ogni nazionalità a imparare da lui. Il ferrarese è diventato così popolare nel milieu del Toro, che Lamborghini gli dedica una serie speciale di 250 esemplari della Gallardo LP550-2. Anziché sulle quattro ruote, la “Valentino Balboni” è l’unica a dare emozione con la trazione posteriore, come piace a lui. Le “sue” Gallardo si riconoscono per la striscia bianca e oro - così anni Settanta - che percorre il centro della carrozzeria. Ancora oggi, Valentino Balboni è il Best in Classic che gli appassionati amano vedere al volante di una Lamborghini durante gli eventi. Un ambassador dell’heritage Lamborghini per elezione, che non si è conquistato il ruolo postando video su Youtube, ma dominando la strada. Dal 3 maggio la mostra “Future is our legacy” riapre al pubblico il Mudetec, il Museo di Sant’Agata Bolognese. Il titolo richiama la filosofia di Automobili Lamborghini che guarda al futuro, senza mai dimenticarsi di celebrare il passato. In quella mostra, nell’anno del 50° anniversario della Countach, troverete anche il lavoro di Valentino Balboni.

Best in Classic
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