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17 gennaio 2018 | di Redazione Ruoteclassiche

Carlo Mollino, in mostra a Torino il progettista della Bisiluro

Saper rappresentare il movimento, riuscire a fermare con un flash ciò che nella realtà fermo non è. Oltre 500 immagini tratte dall’archivio del Politecnico di Torino costituiscono la base della mostra “L’occhio magico di Carlo Mollino. Fotografie 1934-1973”, curata  da Francesco Zanot. L’esposizione resterà aperta al pubblico dal 18 gennaio al 13 maggio presso Camera, centro italiano per la fotografia di Torino.

Noto architetto del Novecento, Carlo Mollino è considerato un “maestro eccentrico della cultura del XX secolo”.  “Mistica dell’acrobazia” è il titolo della terza sezione della mostra, interamente dedicata alla velocità. Ci sono foto sul tema del volo, che Mollino praticava da pilota acrobatico, e su quello, a lui altrettanto caro, dell’automobilismo.

Il nome di Mollino è indissolubilmente legato a quello della Bisiluro, automobile da lui progettata insieme a Mario Damonte ed Enrico Nardi, con la quale aveva partecipato alla “24 ore di Le Mans” nel 1955. La Bisiluro mira a sfruttare il vantaggio che può essere dato in gara dall’efficienza aerodinamica. Mollino inverte la normale progettazione di un’auto, adattando lo chassis alla forma della carrozzeria. Perfino lo specchio retrovisore è retrattile tramite un comando interno; viene progettato un freno aerodinamico: c’è un pedale aggiuntivo per far decelerare il veicolo senza sforzo. In gara l’auto segna la velocità media sul giro di 148 km/h.

La mostra è stata  realizzata grazie a Intesa Sanpaolo, Eni, Reda, Lavazza; la programmazione espositiva e culturale è sostenuta dalla Compagnia di San Paolo. Nella prima sezione, “Mille case”, sono raccolte le immagini relative al tema dell’abitare; la seconda sezione, “Fantasie di un quotidiano impossibile”, comprende foto di specchi che nascondono e moltiplicano tutto e foto di altre foto; la quarta sezione, infine, “L’amante del duca”, è dedicata al tema del corpo e della posa. Un supporto notevole è stato dato dagli Archivi Biblioteca Gabetti e dal Fondo Carlo Mollino.

Elisa Latella

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