Auto
17 luglio 2018 | di Redazione Ruoteclassiche

Citroёn 2 CV, settant’anni col sorriso

Tutto ebbe inizio nel 1935: dopo la morte del patron André Citroёn fu un alto dirigente della Michelin a risollevare le sorti della casa del Double Chevron. Dopo aver risanato i bilanci, rivedendo completamente la gestione finanziaria degli stabilimenti Citroёn, "Père Boule", al secolo Pierre-Jules Boulanger, si dedicò allo studio di un'utilitaria piccola ed economica destinata a cambiare il corso della storia dell'automobilismo.

Parola d'ordine semplicità. Le direttive erano chiare: i fratelli Michelin, nuovi proprietari dellaCitroёn, non avevano intenzione di fare il passo più lungo della gamba. Dopo la messa in produzione di modelli all'avanguardia ma costosi da realizzare - non ultimo il validissimo progetto della Traction Avant, che a causa delle difficoltà d'attuazione mise a rischio la sopravvivenza dell'azienda -, serviva una macchina semplice e poco costosa da costruire.

Un'auto per tutti. A Boulanger, manager pragmatico come pochi forgiatosi oltreoceano nell'industria dei tram, fu chiesto di costruire una macchina per tutti. In tempi in cui in Francia a possedere un'automobile erano davvero in pochissimi, questa doveva avere caratteristiche ben precise. Per intercettare il gusto e le esigenze dei nuovi automobilisti, fu fatto un sondaggio. Si chiedeva quante porte, quante ruote, quanti cilindri avrebbe dovuto avere la loro automobile ideale.

A prova di contadino. L'indagine di mercato evidenziò l'esigenza di sostituire i veicoli a trazione animale, ancora diffusissimi nelle campagne francesi, con un veicolo versatile a benzina. Ecco allora la famosa lettera che Boulanger indirizzò al signor Brogly, all'epoca a capo del centro studiCitroёn: "Fate studiare una vettura che possa trasportare due contadini con gli zoccoli, cinquanta chili di patate o un barilotto di vino a una velocità massima di sessanta chilometri orari con un consumo di tre litri per cento chilometri".

La sfida impossibile. La richiesta, già di per sé complicata da soddisfare, si allargò nei termini a poche settimane di distanza: l'auto "avrebbe dovuto essere in grado di superare terreni impervi, come un campo arato, con un paniere di uova a bordo senza che se ne rompesse uno". Ancora, "doveva costare al massimo un terzo della Traction 11 (all'epoca il modelloCitroёn più venduto, ndr) e doveva essere facile da guidare anche per una contadina neopatentata".

Non per Lefebvre. Quasi impossibile secondo Brogly, che perplesso girò il foglio con le istruzioni ad André Lefebvre, l'ingegnere "padre" della Traction. Per i suoi uomini partì una sfida che sarebbe durata, anche a causa della guerra, circa dodici anni. Una gestazione lunga e difficile che coinvolse diversi talenti, non ultimo l'italiano Flaminio Bertoni, che già aveva disegnato la carrozzeria bassa ed elegante della Traction Avant e che firmerà, in futuro, due altre icone del Double Chevron, la DS e la Ami 6. Nel 1939 sono pronti già 250 prototipi: la trazione è rigorosamente anteriore, il motore è un piccolo bicilindrico. Passano tutti al vaglio di Boulanger, che scarta tutti quelli che impediscono un facile accesso all'abitacolo ai passeggeri che portano un cappello di paglia, l'accessorio da cui un contadino - il tipico target della Toute Petite Voiture - non si separa mai.

Settant'anni di un mito inossidabile. Dopo la seconda guerra mondiale, il panorama socio-economico cambia ma l'esigenza di una vettura economica resta forte quanto e (forse) più di prima. C'è da motorizzare una nazione e Flaminio Bertoni ha il guizzo del genio: il prototipo sviluppato prima del conflitto assume finalmente una forma definitiva. Nasce la 2 CV come tutti la conosciamo. Da quel 1948 sono trascorsi settant'anni, e la 2 CV resta una leggenda dell'automobilismo a tutte le latitudini. Simbolo impareggiabile di versatilità e simpatia, è stata prodotta fino al 1990 in oltre cinque milioni di esemplari (furgoncini compresi). Buon compleanno, deuche!

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