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Classici del futuro a basso prezzo

C’è un piacere sottile nell’iniziare una collezione. La “numero uno” – come Zio Paperone insegna – avrà sempre un posto speciale e non importa se si tratta di un’auto con poche pretese. Anzi, il suo valore, ai nostri occhi, sarà sempre inestimabile. Il mercato però è sempre meno romantico: ecco allora delle auto che si possono comprare con poche migliaia di euro e che hanno ottime probabilità di essere considerate dei classici, in un futuro non troppo lontano. Se il pensiero è di fare l’affare della vita arricchendosi poi in caso di rivendita, meglio non farsi troppe illusioni: almeno in questo caso, è preferibile farsi guidare esclusivamente dalla passione e salvare dalla rottamazione un esemplare, magari con un allestimento particolare.

En plein air in simpatia

La Peugeot 206 CC del 2000 è un concentrato di simpatia che – seppur priva dell’eleganza del modello che l’ha preceduta, la 205 cabriolet – ha reso democratico il concetto di libertà della guida a cielo aperto. Disegnata da Pininfarina, la piccola cabriolet francese è caratterizzata dal tetto rigido retrattile elettrico, una soluzione allora raffinata e praticamente inedita nel segmento. La gamma motori spaziava dal 1.6 16V da 110 CV fino al più brillante 2.0 da 136 CV che permetteva di scattare da 0 a 100 km/h in circa 8,7 secondi e raggiungere i 210 km/h.

In anticipo sui tempi

Forse l’ultima Citroën a osare nel design, la C4 Cactus del 2014 è ancora oggi un’auto che si fa notare. Merito – o colpa, per i detrattori – degli Airbump laterali, tanto discussi quanto iconici, che raccontano una filosofia dove look e praticità vanno a braccetto. I motori, benzina e diesel, vanno dal 1.2 PureTech da 75 e 110 CV fino al 1.6 BlueHDi e, grazie a una massa sorprendentemente contenuta (poco più di 1.000 kg), offre consumi ridotti e una piacevole agilità. E quando si sale a bordo, tanti accorgimenti che sorprendono: dagli airbag passeggeri alloggiati sul tetto al touchscreen sulla plancia, una moda nata proprio qui, in anticipo sui tempi.

Un classico italiano

La Fiat 500 del 2007 non è solo un’auto: è un ricordo collettivo rivisitato e, proprio come la sua antenata, non è affatto da escludere che possa diventare un classico. Prodotta in un’ampia gamma di versioni, compresa la cabriolet, ha saputo riproporre lo stile iconico su una meccanica moderna ma semplice e dalla manutenzione economica. Tanti i motori: dal tranquillo 1.2 da 69 CV, all’1.4 da 100 CV, ma nel corso della sua carriera c’è stata anche la Bifuel, l’1.3 Multijet, il bicilindrico Twin Air di 875 cm³, la versione ibrida e quella elettrica. Insomma, un’auto che ha saputo parlare a tutti, con grande personalità.

La monovolume più originale

Bisogna tornare all’alba del nuovo millennio per questa Renault atipica che osa un incrocio ardito: monovolume e trazione integrale. La Scénic RX4 non si fa alcuna remora a indossare abiti da fuoristrada: plastiche grezze ad avvolgere la carrozzeria, ruota di scorta appesa al portellone, sospensioni rinforzate con una maggiore altezza da terra e la scelta tra il 2.0 litri benzina da 140 CV o il robusto 1.9 dCi a gasolio Le prestazioni non sono il suo obiettivo, ma la capacità di affrontare strade sterrate e inverni rigidi sì, anticipando il concetto di crossover con un look che ancora oggi la fa immediatamente riconoscere.

Un furgone multiuso

Rustica, sincera, sorprendente. La Kangoo RX4 del 2001 è il fattorino che si trasforma in Indiana Jones: a partire da un furgone leggero, grazie alla trazione integrale inseribile, motori 1.6 benzina (95 CV) e 1.9 diesel (84 CV), assetto rialzato (20 cm) e grande versatilità, nasce una tipologia di vettura inedita. Ci sono echi della Talbot Ranch degli anni 80 ma anche una parentela stretta con la Scénic RX4 e la capacità di arrivare dove le altre multispazio compatte non osano. Prodotta in due generazioni, la seconda si riconosce per il nuovo disegno dei gruppi ottici anteriori e della mascherina, oltre che i cerchi in lega.

Piccola bomba

La MiTo Quadrifoglio Verde è l’ultima piccola Alfa dal cuore impetuoso. In questa versione, dove il 1.4 MultiAir turbo da 170 CV pulsa vigorosamente, non può non solleticare qualche tentazione. A maggior ragione se la si paragona alle Alfa contemporanee. Qui ci sono dimensioni compatte, assetto rigido, sterzo diretto e sound appagante che accompagna fino a 219 km/h e fa fermare il cronometro dello 0-100 in circa 7,3 secondi. C’è anche il differenziale elettronico Q2 che aiuta a scaricare la potenza in uscita di curva. Carattere, stile e non troppe pretese: la passione per il Biscione può partire da qui.

Piccola intelligente

Guai a chiamarla “anti Smart”: la Toyota iQ del 2008 sfoggia una progettazione a dir poco intelligente che – in meno di tre metri – offre fino a tre posti reali. La gamma motori comprende il 1.0 VVT-i tre cilindri e il più brillante 1.3 quattro cilindri, che consente una velocità massima di circa 170 km/h, ma è la città l’ambiente in cui la iQ primeggia. Consumi contenuti, capacità di parcheggio esaltante, abitacolo confortevole e ben rifinito e tutta la qualità giapponese che ci si può aspettare anche in una microcar, per una ricetta che ancora oggi sorprende.

Non solo Suv

La Yeti è l’outsider che conquista. Debutta nel 2009 rompendo gli schemi del SUV compatto tradizionale puntando su sostanza più che apparenza, ma senza disdegnare una certa personalità, accentuata anche dalla presenza di una versione a trazione integrale. Disponibile con i TSI benzina in varie cilindrate (da 1.2 a 1.8) ma anche con i robusti TDI a gasolio (1.6 e 2.0, fino a 170 CV). Ultima rappresentante di una generazione di multispazio votati alla praticità, ha nella solidità uno dei principali punti di forza e l’abitacolo modulare, grazie ai sedili posteriori singoli removibili, è garanzia di versatilità.

Icona di semplicità

Oggi magari può sembrare un’affermazione azzardata, ma la prima generazione della Dacia Duster, datata 2010, è, a suo modo, un classico. Un’auto che saputo ridefinire il concetto di SUV accessibile grazie a meccanica semplice ma non banale, robustezza, affidabilità e un look che ha saputo ritagliarsi il proprio spazio. Disponibile con trazione anteriore o integrale, utilizza motori benzina e diesel di derivazione Renault, dall’1.6 benzina e GPL all’1.5 dCi e, proprio perché spartana, essenziale e funzionale, svolge egregiamente il suo compito, motivo principale del suo successo. Questo genere di auto, che sembra ormai estinto, merita di stare in questa lista.

Lusso tascabile

Un paradosso su quattro ruote. La Cygnet è una citycar (la Toyota iQ) travestita da Aston Martin, rifinita a mano e venduta a prezzo esorbitante: il listino partiva da circa 40 mila euro, ma bastava farsi prendere la mano con gli optional e si arrivava a 50 mila. Presentata nel 2011, è un curioso esperimento di oggetto di lusso urbano basato sulla piccola Toyota – nella versione con il più potente 1.3 da 98 CV – prodotto in meno di 600 esemplari. C’è chi dice che sono ancora meno, circa 400, e questo da solo basterebbe a renderla una vera auto da collezione.

Razionale con un guizzo

Con la up! Volkswagen torna all’essenza dell’auto urbana dopo Lupo e Fox. Compatta, razionale, con motori tre cilindri benzina da 60 e 75 CV, nasce per la città ma offre una qualità da auto superiore. Tre o cinque porte, nel 2014 (dopo tre anni dal lancio) è stata realizzata anche in versione Cross, con look da piccolo fuoristrada, ma la più interessante è la eco up! a doppia alimentazione metano/benzina, con consumi record. Nel 2016 è stata sottoposta a un lieve restyling e a un altrettanto breve esperienza con il motore da 1.0 litri TSI da 90 CV, ma se l’obiettivo è avere un pezzo da collezione, meglio puntare sulla GTI da 115 CV.

Classicamente moderna

Quando la Scirocco torna nel 2008, lo fa con un nome carico di aspettative. Bassa, larga, muscolosa, comunica immediatamente sportività e mantiene le promesse con motori che vanno da 122 a 280 CV. In quest’ultimo caso si tratta della 2.0 TSI R che sostituisce – in occasione del restyling del 2014 – la TFSI e lascia il segno con 250 km/h autolimitati di velocità massima e meno di 6 secondi per scattare da 0 a 100 km/h. Meno interessanti – ma rappresentativi dell’epoca d’oro dei diesel – sono i performanti 2.0 TDI in due livelli di potenza.

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