L’Alfa Romeo a Le Mans 1931, la prima vittoria italiana
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05/06/2026 | di Emiliano del Bue
L’Alfa Romeo a Le Mans 1931, la prima vittoria italiana
Nel giugno di 95 anni fa, la casa del Biscione trionfa sul Circuit de la Sarthe: macchine eccellenti, team di alto livello e l'aiuto delle gomme da masticare
05/06/2026 | di Emiliano del Bue

24 Heures du Mans, giugno 1931. Impegnativo fronte aperto da Prospero Gianferrari, nuovo direttore dell’Alfa Romeo, per portare il marchio sotto i riflettori internazionali. Una gara di endurance dove i costruttori si contendono ferocemente la vittoria, già negli anni 20 e 30 uno degli eventi sportivi più prestigiosi, anche nel mondo dell'alta società. I famigerati "Bentley Boys" ne sono portabandiera indiscussi: brillanti membri dell'upper class londinese che, con le loro potenti Bentley verniciate in British Racing Green e la loro reputazione di accaniti playboy, animano la gara e il paddock, alloggiando all'Hotel Moderne. È proprio lì, "occupando" il Moderne con la squadra, che l'Alfa Romeo si presenta a Le Mans, 95 anni fa. Tre “8C 2300”: le due ufficiali guidate da Campari-Marinoni e Minoia-Zehender, più quella privata, ma supportata dalla Casa, guidata da Lord Earl Howe in coppia con Sir Henry Birkin (forti e rinomati, scelti per consolidare l'immagine dell'Alfa Romeo in Inghilterra). Due vetture di allenamento, un camion, 7 piloti, 13 meccanici e un direttore di gara: un dispiegamento notevole. Lord Howe, rompendo con la tradizione, fa verniciare la vettura di rosso per sottolineare la sua partecipazione come pilota ufficiale della squadra italiana, lasciando blu solo la tuta, il suo usuale colore in gara.

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Inizia un'epopea

Con la Bentley in liquidazione e le Bugatti ritirate per scoppi ai pneumatici, Howe-Birkin vincono, distaccando di 112 km la Mercedes SSK di Ivanowsky-Stoffel e le Talbot, registrando una media record di 125,74 km/h. Nel 1932 si aumenta ancora, con sei “8C 2300”: 3 ufficiali schierate con Minoia-Canavesi, Marinoni-Zehender e Cortese-Guidotti, e 3 private supportate, guidate da Howe-Birkin (appena acquistata e verniciata di blu), Sommer-Chinetti e Schumann-Anonimo (Pierre Louis Dreyfus in incognito). Fin dalla prima ora, la gara si fa aspra da stupire i giornalisti, e le vetture sono messe a dura prova, al punto da iniziare a perdere pezzi (persino parafanghi e parabrezza!), riuscendo comunque a conquistare una doppietta con Cortese-Guidotti, all'inseguimento dell'equipaggio vincente Sommer-Chinetti. L'impresa è ancora più ardua del dovuto, perché Raymond Sommer deve guidare per 21 ore, quando il suo compagno di squadra si sente male poco dopo la partenza.

Per vincere bisogna masticare

Nel 1933, Sommer, ormai specialista, condivide il volante con Nuvolari. I due dominano la gara, almeno fino a quando una perdita dal serbatoio del carburante li costringe a una sosta fuori programma. I meccanici del team Lewis-Rose Richards, su ordine del promotore sportivo Arthur Fox, iniziano a masticare chewing gum a più non posso, per usarlo come tappo e permettere a Sommer-Nuvolari di vincere la gara, battendo Chinetti-Varent di soli 10 secondi, i quali hanno intanto preso il comando durante il pit stop forzato. Anche nell'edizione 1934, la “8C 2300”, in una configurazione ormai nota come Le Mans, taglia per prima il traguardo. È l'auto di Phi-Phi Etancelin e Luigi Chinetti che, dopo essere passata in testa alla quinta ora, deve nuovamente prescrivere una dieta extra a base di gomme da masticare ai meccanici, poiché anche il loro serbatoio subisce una foratura causata dai sassi lanciati dalle ruote delle altre vetture. Il "mastice" resiste fino alla 24° ora, permettendo alla “8C” di vincere con un vantaggio di 180 km sul secondo, ma abbandona il povero Etancelin davanti all'Hotel de Paris, da dove sta per ripartire con la stessa auto per tornare, ovviamente guidando, a Rouen. Così nascono i miti!

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