Con l’uscita di scena della Flaminia nel 1969, la Lancia non aveva più tra le sue proposte un’ammiraglia e il fatto che la proprietà fosse passata al gruppo Fiat ne fu una delle cause. Nella seconda metà degli anni 70, però, i modelli della fascia medio-alta come la Flavia e la 2000, che avevano definito per oltre un decennio l’immagine del Marchio, stavano diventando obsoleti e c’era bisogno di una nuova proposta. Dopo l’ingresso nel gruppo Fiat, la dirigenza decise comunque di proseguire su una strada coerente con la più moderna tradizione Lancia per le vetture medio piccole: trazione anteriore, soluzioni tecniche raffinate e una netta distinzione stilistica rispetto alla concorrenza, italiana ma non solo. I buoni propositi però vennero disattesi per quanto riguarda la meccanica, che purtroppo non era all’altezza di un’ammiraglia. Ci si sarebbe dovuti aspettare un motore 6 cilindri, di buona cubatura, degno erede dell’Aurelia e della Flaminia; invece, fu sviluppato partendo dal motore della Flavia un motore boxer 4 cilindri da 2.0 e 2.5 litri. Il pianale della Lancia Gamma adottava alcune soluzioni tecniche già sperimentate sulla Citroën CX per via dell’accordo PARDEVI (“PARticipation et DEVeloppement Industriel”) tra Fiat e la Casa francese, ma la meccanica era interamente sviluppata a Torino.
I problemi meccanici e la concorrenza
Purtroppo, le limitate risorse della Lancia all’epoca portarono a una bassa qualità costruttiva che, unita a una progettazione con evidenti problemi, fu la causa di una cattiva nomea fin dall’inizio della commercializzazione. L’idea vincente sulla Flavia di un motore boxer era oramai superata e la Gamma soffriva di problemi di lubrificazione, distribuzione ed elettrici. Un problema risaputo ma reale era causato dall’uscita di fase del motore con conseguente rottura delle valvole causata dal servosterzo applicato sull’albero a camme che, facendo resistenza, soprattutto all’accensione, poteva far saltare la cinghia di distribuzione (un modo per risolvere il problema è modificare il servosterzo per evitare che abbia la presa di forza dall’albero a camme). La manutenzione era difficoltosa e, a causa dei dispositivi di comfort come condizionatore (che conviene scollegare) e servosterzo, la già limitata potenza rendeva la vettura, soprattutto nella versione coupé, non brillante. La meccanica fu purtroppo il vero tallone d’Achille di questa vettura, che ancora oggi viene ricordata come inaffidabile. Nessuna delle innovazioni tecniche furono sufficienti per competere con la concorrenza, soprattutto tedesca, che offriva una più vasta scelta di motorizzazioni (BMW E12 ed E28 e Mercedes W124 in primis) e un’affidabilità per cui sono famose ancora oggi.
Il mercato non la premiò
La Gamma nacque così come una vettura di rappresentanza moderna, progettata con attenzione all’aerodinamica (la berlina aveva un ottimo Cx, pari a 0.37), al confort e all’efficienza, in un periodo segnato dalla crisi energetica e da profondi cambiamenti del mercato automobilistico. Dal punto di vista commerciale, la Gamma non riuscì mai a imporsi come alternativa credibile alle ammiraglie tedesche. La berlina ebbe una diffusione limitata, mentre la Coupé ottenne un riscontro leggermente migliore presso una clientela più selezionata. La produzione si concluse nel 1984, con 22 mila vetture prodotte, senza una vera erede diretta, segnando simbolicamente la fine di un’epoca per la Lancia. Ma come spesso accade nel mondo dell’automobile, ciò che per diverse ragioni non viene premiato durante la sua vita commerciale, trova poi estimatori con il tempo. Così è successo per la Gamma, che oggi conta numerosi appassionati e collezionisti raccolti in club e sodalizi dedicati.