A Pininfarina vennero affidati gli esterni sia per la berlina che per la coupé che, presentata in concomitanza della quattro porte, fu quella che ebbe più successo tra le due. Il disegno di Aldo Brovarone proponeva una tre volumi filante, con linee tese e dalla superfice vetrata ampia che rendevano spazioso e piacevole l’abitacolo. Le proporzioni sono slanciate, il tetto è basso e la linea laterale scorre con maggiore tensione verso la coda, caratterizzata da due nervature sul bagagliaio. Il montante posteriore sottile con uno scalino effetto “targa” e il grande lunotto avvolgente conferiscono leggerezza visiva, mentre il frontale mantiene una certa continuità con la berlina, pur risultando più sportivo ed equilibrato. Rispetto al disegno iniziale, essendo gli anni 70 già indirizzati verso l’attenzione alla sicurezza e alle normative italiane ed europee, la linea è appesantita da grossi paraurti neri e da strisce di gomma applicate sulle fiancate. La Gamma Coupé è spesso considerata una delle creazioni più riuscite di Pininfarina degli anni 70: elegante senza essere ridondante, moderna ma non effimera. Ancora oggi viene apprezzata per la pulizia del tratto e la coerenza complessiva del disegno. La gamma fu l’ultima coupé Lancia di Pininfarina, l’ultima erede della B20 su cui Brovarone aveva anche lavorato, altrettanto avveniristica nel disegno anche se, purtroppo, meno fortunata.
Interni innovativi
Gli interni, facilmente visibili grazie all’ampia vetratura, furono invece curati da Piero Stroppa e risultano quasi futuristici per l’epoca. I sedili sono ampi e comodi, la strumentazione è completa, curata e funzionale e i pannelli porta hanno un aspetto filante che ben richiama il disegno della carrozzeria. I rivestimenti possono essere in pelle, velluto o, dopo il 1980, in tessuto Zegna. Lo spazio interno per i passeggeri anteriori è generoso e privo di un ingombrante tunnel centrale (essendo a trazione anteriore), ma la posizione di guida è quanto di più distante dal concetto di guida sportiva.
Dal restyling ai progetti mai nati
Nel 1980 arrivò il restyling sia per la berlina che per la coupé. I cambiamenti maggiori furono meccanici: pochi sulla berlina e ancor meno sulla tre volumi, con l’eccezione degli interni. Al contempo, si cercò di ampliare la gamma (si perdoni il gioco di parole) studiando altre versioni derivate dalla più apprezzata sportiva. Nacque nel 1980 la Olgiata che, sul successo della beta HPE, proponeva una shooting-brake, e nel 1978 la T-roof, una versione targa che si sviluppava quasi naturalmente dalla coupé per via del montante posteriore rialzato. Venne ipotizzata una versione berlina a tre volumi denominata 3V, una seconda berlina su disegno della coupé e anche, nel 1978, una monovolume disegnata da Giugiaro chiamata Megagamma. Le scarse vendite dei due modelli esistenti e i tanti problemi di meccanica fecero sì che, seppur tutte apprezzate dalla critica e ritenute interessanti, nessuna di queste entrò mai in produzione. La berlina restò in produzione fino al 1984 quando fu sostituita dalla Thema, mentre la versione coupé, uscita di produzione nello stesso anno, non vedrà un’erede fino al 1996, quando entrò a listino la K coupé, ma questa volta il disegno non fu più di Pininfarina.