25 anni possono essere un’era, se misurati con il metro dell’industria automobilistica contemporanea. Per Morgan, invece, sono il tempo necessario perché una collaborazione tecnica diventi parte integrante della propria identità. È infatti dal 2000 che il nome BMW accompagna, con discrezione e sostanza, l’evoluzione moderna delle sportive di Malvern Link, segnando una delle alleanze più longeve e coerenti del panorama europeo.
25 anni fa l’Aero 8
L’inizio di questa storia coincide con un’auto che, più di ogni altra, ha scosso le certezze del mondo Morgan: l’Aero 8, presentata al Salone di Ginevra del 2000. Sotto la sua carrozzeria di alluminio – audace, quasi provocatoria – batteva il V8 BMW M62 da 4,4 litri: non era soltanto una scelta di potenza, ma una dichiarazione d’intenti, in quanto Morgan voleva da un lato restare fedele alla propria tradizione costruttiva artigianale e dall’altra aprirsi a una nuova era. Una nuova generazione di modelli dove prestazioni, affidabilità e facilità di utilizzo potevano convivere armoniosamente.
La storia continua e arriva l’AeroMax
Da quel momento, la collaborazione con BMW si è sviluppata in modo naturale e continuo, attraversando modelli, piattaforme e filosofie progettuali senza mai perdere coerenza. Alla prima Aero 8 seguirono le Serie 2 e 3, spinte dal V8 N62, così come l’AeroMax, una delle espressioni più raffinate e apprezzate dai collezionisti all’interno della produzione Morgan del XXI secolo. Il successivo N62 da 4,8 litri ha anche scritto l’ultimo capitolo di una storia lunga mezzo secolo: quella delle Morgan spinte dai V8, culminata nella Plus 8 finale assemblata a Pickersleigh Road nel 2018 e definitivamente chiusa, con accenti quasi corsaioli, dalle nove esclusive Plus 8 GTR del 2021.
Dalla Plus Six alla Midsummer
Il passaggio alla sovralimentazione e ai sei cilindri in linea rappresenta un’altra svolta epocale. Nel 2019, con la Plus Six, debutta il BMW B58: primo sei cilindri in linea e primo turbo nella storia Morgan, un motore moderno, potente e sorprendentemente elastico, che arriva insieme alla piattaforma CX, progettata internamente e capace di raddoppiare la rigidità torsionale delle precedenti strutture di alluminio, rimanendo sotto la soglia simbolica dei 100 kg. È il punto di equilibrio tra tradizione formale e ingegneria contemporanea. Lo stesso B58 anima Midsummer, la barchetta svelata nel 2024 e realizzata in collaborazione con Pininfarina. 50 esemplari, oltre 400 pannelli di legno assemblati a mano: è l’esempio più cristallino della filosofia Morgan, dove la meccanica bavarese dialoga con un progetto di puro stile e artigianato, in cui il motore diventa parte integrante di un’esperienza di guida immersiva, a cielo aperto, scandita dal legno a vista e da proporzioni scultoree. Un esercizio di cultura automobilistica più che di mercato.
Dai 4 cilindri alla Supersport
Nel 2020 arriva il quattro cilindri B48 sulla nuova Plus Four, erede di una stirpe iniziata 75 anni prima: un downsizing che, grazie a un’unità sobria, fluida, perfettamente in sintonia con il carattere del modello, riesce ad accompagnare tanto la guida brillante quanto il piacere lento del viaggio. L’ultimo capitolo, in ordine di tempo, è la Supersport, presentata nel marzo 2025, nuovo modello di punta del marchio che sostituisce la Plus Six e sfrutta il telaio di alluminio CXV per sfruttare adeguatamente il 6 cilindri di 3.0 litri e 340 CV abbinato a un cambio automatico ZF a 8 rapporti. Una supercar che passa da 0 a 100 km/h in 3,9 secondi e che – per la prima volta su una Morgan – ha anche il bagagliaio. Non manca il motorsport in questo racconto: dai programmi Aero 8 GT, protagonisti a Le Mans e nel FIA GT, fino alla Plus Four da competizione sviluppata con l’Università di Wolverhampton, i motori BMW hanno sostenuto anche l’impegno agonistico, fungendo da banco prova e palestra tecnica. Oggi, con quasi 5.000 motori forniti, questo sodalizio, costruito su fiducia, competenza e visione condivisa, ha permesso alla piccola manifattura inglese di restare fedele a sé stessa mentre il mondo cambiava. E forse è proprio questo il segreto: usare la modernità non per rinnegare il passato, ma per mantenerlo vivo e pulsante sulle strade di tutto il mondo.