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Non solo rally al Racing Meeting 2026

Lo scorso weekend, alla Fiera di Vicenza, il Racing Meeting 2026 ha fatto quello che prometteva: scatenare la passione. Come? Mettendo insieme epoche e discipline del motorsport. Due giorni intensi, affollati, in cui il mondo delle corse – dallo sterrato alla pista – si è raccontato dal vivo, con le auto a fare da filo conduttore e le persone, prima ancora dei personaggi, a farle rivivere.

La storia corre ancora

Il pezzo forte della manifestazione, voluto da Miki Biasion, ideatore e anfitrione instancabile, è stata la grande carrellata di macchine che hanno corso davvero. Dalle Fiat (S 61 Corsa) e Alfa Romeo (6C della Scuderia Ferrari), capaci di far sembrare moderno anche il pionierismo, all’Alfa 182 sperimentale di Formula 1, fino a quelle bombe sexy che sono la 75 Turbo Evoluzione IMSA e la Lancia LC2, con la sua elegante livrea Martini Racing. Accanto alle regine della pista e dei rally, grande attenzione anche per chi, come Speedline, ha celebrato cinquant’anni di storia tecnica. E così quell’iconico cerchione bianco, a Vicenza, si è trasformato in un oracolo da andare a venerare. Almeno con una foto ricordo. E poi il pubblico. Tantissimo, trasversale, curioso. Famiglie di appassionati, generazioni di tifosi. E tanti giovani che nemmeno c’erano quando queste auto correvano. Eppure ne subiscono tutto il fascino, anche grazie alle restomod come Kimera e Totem. Che ne perpetuano il mito. E per finire, domenica non sono mancati gli hot lap, cose al sapore di MotorShow che fu. Per rivedere le Lancia Delta in azione, certo, ma anche per assistere a un colpo di scena: a fare i donut ci si è messa pure una Ferrari F40.

Miki tra la gente

Intanto Biasion, da perfetto padrone di casa, è stato ubiquo. Sempre disponibile, sempre scortato da un corteo di appassionati, sempre pronto a firmare cartoline e cappellini. Gli abbiamo chiesto di cosa fosse più soddisfatto. «Della mostra “Italia da corsa”. Ma che fatica mettere insieme tutte queste macchine, farle arrivare… Assicurarle poi! Dovrebbero stare qui un mese, altro che due giorni!». Nemmeno il tempo di finire la frase che una nuova orda di scalmanati se l’è portato via. Ciao Miki, continueremo la conversazione al prossimo meeting!

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