Come dare vita in pochi mesi a un’auto assemblata utilizzando pezzi già in casa, capace addirittura di vincere tre volte - di cui due consecutive - la 24 Ore di Le Mans. La storia della Porsche 936 si potrebbe riassumere così, ma c’è ben di più da raccontare di una vettura che, proprio quest’anno, festeggia il suo primo, storico, trionfo sul Circuit de la Sarthe, storico in quanto prima vettura Porsche a farlo al debutto e prima vettura con motore turbo a incidere il proprio nome sull’albo dei vincitori.
Le soluzioni ingegneristiche
Pur sfruttando la nuova configurazione barchetta, la 936 era strettamente legata, dal punto di vista tecnico, alle sue progenitrici: il telaio, infatti, derivava da quello della 908 opportunamente rivisto, mentre le sospensioni e il cambio erano quelli della 917. Per ovviare ai problemi di raffreddamento, fu aggiunto il caratteristico airbox sopra la testa del pilota che incorporava sia la presa d'aria del turbocompressore, sia quella per il raffreddamento dell'intercooler, mentre sotto la splendida livrea Martini Racing si celava il 6 cilindri boxer 6 turbo di 2.1 litri e 540 CV, derivato dalla seconda classificata nel 1974 911 RSR Turbo.
Il successo al debutto
Il lancio della 936 fu annunciato solo nel marzo del 1976, appena tre mesi prima del via della 24 Ore di Le Mans, e ne vennero approntati due esemplari che differivano proprio per il caratteristico airbox, installato solo su quello numero 20 di Jacky Ickx e Gijs van Lennep, mentre la numero 18 di Reinhold Joest e Jürgen Barth aveva un semplice roll-bar rettangolare tra l'abitacolo e il motore. L’edizione numero 44 della mitica gara di endurance si rivelò una delle più calde di sempre, cosa che provocò numerosi ritiri per surriscaldamento e rotture dei motori, compreso quello della Alpine di Jabouille che partiva dalla pole position e aveva condotto le prime fasi della gara. Dopo il ritiro della 936 in seconda posizione, la vettura di Ickx e Van Lennep fu costretta a rientrare ai box per una crepa nel tubo di scarico, perdendo venti minuti per la sua sostituzione, un tempo che comunque la squadra ufficiale Porsche poteva permettersi, tanto che, una volta rientrata in pista, vinse con 11 giri di vantaggio sulla Mirage di Lafosse e Migault.
L’epica rimonta
Nel 1977 la Porsche schierò due 936 con un’aerodinamica leggermente perfezionata e un secondo turbocompressore, con la vettura di Barth e Haywood protagonista di una vittoria rocambolesca. Prima la rottura della pompa della benzina che li fece precipitare al 41° posto, poi la decisione di far guidare l’auto a Jacky Ickx (che, in coppia con Henri Pescarolo, era già stato costretto al ritiro) che si esibì in una rimonta forsennata a ritmi da qualifica. Dopo 11 ore e consegnò la numero 4 con un comodo vantaggio di 18 giri sui secondi in classifica, ma a soli 45 minuti dalla fine, una minacciosa colonna di fumo annunciava la rottura di un pistone. L’unica speranza era di riuscire a rientrare in pista per completare un giro alla scadenza delle 24 ore per venire classificati: vennero tolte alimentazione e accensione al cilindro danneggiato, montato un cronometro sul cruscotto per tenere d’occhio il tempo e Barth fu ributtato nella mischia, procedendo a velocità ridotta ma riuscendo comunque a vincere.
Il ritorno vincente
Nel 1981, la Porsche letteralmente riesumò dai magazzini e dal museo alcuni esemplari delle 936, installando un nuovo motore turbo, di 2.6 litri, derivato dall’unità di 3.2 litri sviluppata - ma mai utilizzata causa cambio regolamenti - per il progetto Interscope Indycar. L’idea del capo ingegnere Helmuth Bott si rivelò vincente e la potenza fu ridotta da 900 a 640 CV per preservare l’affidabilità, stesso criterio usato per scegliere un cambio a 4 marce rispetto a quello a 5. Vennero iscritte 2 vetture ufficiali e Jacky Ickx, già ritiratosi dalle corse, fu convinto a ritornare in pista, in coppia con il britannico Derek Bell, dominando la gara senza inconvenienti di sorta, mentre la vettura gemella Mass/Barth/Haywood si ritirò. Curiosamente, in questo modo, tutti e tre i telai di 936 utilizzati dal team ufficiale Porsche risultarono vincitori di un’edizione della 24 Ore di Le Mans.
