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Salone di Parigi 2014, la storica dimenticata

La rassegna parigina inaugurata sabato scorso e in programma fino al 19 ottobre mostra che il settore automobilistico è disperatamente alla ricerca di nuove idee per conquistare nuove nicchie e nuovi mercati. Ma snobba le storiche.

L’Audi TT e la Mini by BMW si allungano e guadagnano due porte; la Renault Espace si rivoluziona rispetto alla sua forma tradizionale, durata 30 anni, e si trasforma in un monovolume-crossover; la Fiat 500 si alza e si gonfia per diventare un SUV compatto dal carattere trendy; la Volvo XC90, si ingrandisce e veste un design più geometrico per piacere soprattutto agli americani.

In questa complessa filosofia di rinnovamento, i valori della storia e della tradizione non sembrano però avere sempre grande importanza. A meno che la “storica” non sia strettamente necessaria per giustificare argomentazioni di marketing. Le vetture d’epoca sono, insomma, un patrimonio aziendale da trattare nelle mostre a tema, dove per loro c’è tutta l’attenzione dovuta, mentre ai Saloni dell’auto moderna la storia passa (ingiustamente?) in secondo piano. Le auto d’epoca presenti al Salone di Parigi, quindi, sono davvero poche.

Lo stand Alfa Romeo, ad esempio, ospita un superbo esemplare di Giulietta Sprint di Bertone per cercare un ideale trait d’union con l’analoga nuova versione sviluppata sulla generazione attuale, mentre nello  stand Citroen, fanno bella mostra due esemplari della sua storia, che appare oltremodo riduttivo definire “icone”: una DS21 e una 2 CV. Sono posizionate però in una posizione alquanto defilata.

In casa Fiat, dove grande è il fermento per la 500X, il modellone in scala 1:1 della Fiat 500, prodotto quasi 60 anni fa, racconta quei giorni così importanti per la storia dell’auto italiana. Potrebbe essere considerato un’opera d’arte e d’altro canto, è esattamente l’obbiettivo del marketing Fiat per il suo nuovo crossover.

Anche un piccolo costruttore come Venturi, oggi dedito esclusivamente alla mobilità alternativa e alle nuove tecnologie (record di velocità su terra con veicoli elettrici e Formula E) si abbandona all’amarcord e ci racconta che fino a non pochi anni fa produceva berlinette a motore centrale “quasi” del livello della Ferrari 348. Nello stand Seat, un po’ in disparte, una Seat Ibiza del 1984 festeggia i 30 anni di questo modello, celebrati con l’edizione 30th Anniversary dell’attuale generazione. Un tempo era un’utilitaria come tante e nemmeno così piacente ma oggi questa stagionata vettura con il motore “System Porsche” ha improvvisamente un fascino magnetico da oggetto di modernariato.

L’ultimo slancio verso un romantico amarcord lo propone lo stand Honda, che espone un esemplare della preziosa RA271 del 1963, la seconda monoposto Honda di sempre e la prima vettura giapponese iscritta al campionato mondiale di F1.
(Alvise-Marco Seno)

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