Diritto all'oblio

Diritto all'oblio
12 luglio 2018

Renault 30, ammiraglia a metà

Maurizio Schifano
Diritto all'oblio
04 luglio 2018

Opel Senator, un'ammiraglia dimenticata troppo in fretta

Sul finire degli anni 70 la Opel lancia una nuova ammiraglia, la Senator. La linea poco personale e la ristretta offerta di motorizzazioni ne pregiudicheranno inesorabilmente il successo. Oggi la ricordiamo così.  Dal secondo dopoguerra in poi, la reputazione della Casa del Fulmine si era costruita sull’immagine rassicurante delle solide e affidabili berline medie Olympia Rekord e Rekord. Le ammiraglie a 6 cilindri Kapitän e Admiral avevano, tutto sommato, riscosso un successo limitato quasi esclusivamente alla Germania. Le ancor più ambiziose Diplomat con motore V8, poi, avevano nettamente fallito la sfida contro la concorrenza delle omologhe BMW e Mercedes. Una nuova ammiraglia. Nel 1977 la Casa di Rüsselsheim fa un passo indietro e presenta la nuova ammiraglia Senator; un passo anche prudente, perché, al contrario della Kapitän, della Admiral e della Diplomat, la Senator non può più contare su una sua scocca specifica, ma su una scocca derivata da quella Rekord, con il solo allungamento del passo (di 1,2 cm)...
Maurizio Schifano
Diritto all'oblio
13 giugno 2018

Alfa Romeo 90: meccanica classica e stile moderno

Nel 1982 l’Alfetta, per quanto ancora stimata dagli appassionati, appare ormai datata sia nell’estetica e negli allestimenti. L’Alfa Romeo decide quindi di svilupparne un’erede. Viene varato il progetto K2, che due anni dopo darà origine all’Alfa 90. Presentato al pubblico nell’ottobre 1984, questo nuovo modello del segmento E ha come compito principale quello di dare alla Casa di Arese una nuova immagine di costruttore di berline di un certo prestigio, con prestazioni elevate ottenute nella massima sicurezza. In tal modo, essa potrà ampliare la sua clientela e potrebbe anche contrapporsi validamente alla concorrenza straniera, che in quel segmento vede come leader soprattutto BMW. Si vuole quantomeno arginare la penetrazione del costruttore bavarese nel mercato italiano. Un'Alfetta aggiornata. L’urgenza del momento impone di semplificarne al massimo lo sviluppo, tanto più che l’impostazione meccanica transaxle dell’Alfetta appare ancora valida e attuale. Perciò, sviluppata in soli 30 mesi, l’Alfa 90 eredita dall’Alfetta il pianale in toto, con le stesse misure di passo e...
Maurizio Schifano
Diritto all'oblio
18 maggio 2018

Austin Montego, chi se la ricorda?

Originale ed elegante al punto giusto, la Austin Montego, nell’aprile del 1984 quando viene lanciata, si mostra più accattivante delle sue concorrenti dirette sul mercato britannico, ovvero la Ford Sierra e la Vauxhall Cavalier. Penalizzata dalle scarse capacità industriali e finanziarie della British Leyland, ma anche da una scarsa qualità costruttiva e da problemi di affidabilità, non avrà però lo stesso successo. L’ambizioso progetto LC10, dal quale, con non pochi ripensamenti, avrebbe avuto origine questo modello era partito addirittura nel 1975, quando alla British Leyland si erano resi conto che la berlina media Princess, lanciata solo un anno prima e caratterizzata da un’estetica troppo “moderna”, che però stava già stancando il pubblico, non aveva avuto il successo sperato. Per ottimizzare i costi, allo scopo pure di rimpiazzare non solo la Princess ma anche la Morris Marina, il progetto LC10 si era ben presto sdoppiato nei due progetti LM10, dal quale sarebbe nata la due volumi Maestro, ed LM11, che avrebbe...
Maurizio Schifano
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12 maggio 2018

604, la grande Peugeot

Con la 604, presentata al Salone di Ginevra del 1975, la Peugeot, nell’ambito di una politica d’espansione della gamma ormai quasi obbligata, torna nel comparto delle ammiraglie dopo quarant’anni. In un'epoca totalmente diversa e senza l’esperienza tecnica delle sue concorrenti, meno consolidata in questo segmento di mercato, la Casa di Sochaux si muove in un campo minato. La clientela, per un modello del genere, è tutta da ricercare e la crisi petrolifera, che fa sentire ancora i suoi effetti, ostacola in tutta Europa le vendite delle vetture di grossa cilindrata. L’approccio quindi è prudente, ma non proprio felice; a cominciare dalla scelta del motore, il V6 PRV di 2664 cm³ nato nei primi anni Settanta dall’accordo con Renault e Volvo, che ha un funzionamento atipico, perché inizialmente era stato progettato per essere un V8 e perciò risulta piuttosto “ruvido” nell’erogazione e “vuoto” ai bassi regimi. Con linee squadrate e semplici, quasi anonime, una lunghezza di oltre 4,70 metri e un peso...
Redazione Ruoteclassiche
Diritto all'oblio
27 aprile 2018

Principessa decaduta

Primavera 1975, il mercato dell’auto britannico saluta l’arrivo della nuova Princess 1800 - 2200, già presentata all’edizione precedente del Salone di Francoforte, ma non ancora commercializzata. La macchina parte allo sbaraglio, nel senso che il gruppo British Leyland, come spesso accadeva in quel periodo pure fra le altre Case del panorama motoristico inglese, fa una mossa quanto meno discutibile: lancia il nuovo modello orfano di marchio. Per quanto vada a sostituire le vecchie Austin e Morris 1800 - 2200, la Princess non sarà né Austin né Morris, ma Princess tout court… La linea a due volumi e cuneiforme non è (fortunatamente) imparentata con quella del vecchio modello e risulta moderna ed equilibrata, per quegli anni. La 1800 ha quattro fari tondi, mentre la 2200 ne ha due trapezoidali, meno efficienti; e non si capisce perché, visto che è la versione top. Entrambe le cilindrate sono disponibili in allestimento standard o lusso. La 2200 ha di serie il servosterzo - optional...
Redazione Ruoteclassiche
Diritto all'oblio
05 aprile 2018

E così nacque l'Argenta

Dal secondo dopoguerra in poi, il segmento delle ammiraglie non era mai stato favorevole per la Fiat, tanto e vero che dopo l’uscita di produzione della 130, nel 1977, la Casa torinese aveva deciso di abbandonarlo. Al vertice della gamma era perciò rimasta la più modesta 132, che però, lanciata nel 1972, si mostrava ormai invecchiata, seppur con una certa dignità. In un periodo in cui, per varie ragioni, in Italia l’understatement era quasi d’obbligo, un nuovo modello della stessa classe avrebbe potuto assumere validamente il ruolo di “ammiraglia”. E comunque, una nuova berlina 2 litri ben concepita avrebbe potuto costituire il modello giusto per ottenere una maggiore penetrazione della Fiat sui mercati del Centro Europa. Le poche risorse lasciate a disposizione dall’impegno richiesto per la progettazione della futura Uno, consentivano tuttavia pochi margini di manovra; d’altra parte, l’accordo con Alfa Romeo e Saab che avrebbe portato alla nascita della Fiat Croma, della Lancia Thema, dell’Alfa Romeo 164 e della...
Redazione Ruoteclassiche
Diritto all'oblio
03 aprile 2018

Arna. Ma davvero sei subito Alfista?

Un'eresia, un tradimento quasi imperdonabile ai valori di un marchio nobile e per tradizione votato alla realizzazione di capolavori di stile e tecnica. Dell'Arna, modello alla base della gamma del Biscione commercializzato a partire dal 1983, ogni alfista che si rispetti pensa solo e soltanto questo. Oggi come ieri, nessun appassionato riesce a buttare giù il boccone. Sarà la scocca della Nissan Cherry, anonima e senz'anima, o la campagna pubblicitaria  non certo azzeccata (ricordate gli slogan "Arna. Kilometrissima Alfa" e "Arna. E sei subito Alfista"? Non certo felici...), fatto sta che l'Arna non è mai stata vista di buon occhio nemmeno sulle brochure. Del resto, provate a immaginarvela in una concessionaria Alfa Romeo a metà degli anni 80, accanto alle sorelle "purosangue" Giulietta, Alfetta, Spider e via dicendo. Un brutto anatroccolo destinato a rimanere nell'anonimato, non c'è che dire. La colpa, alla fine, è in gran parte dovuta al design esterno: la linea della Cherry rappresenta esattamente tutto quello che non avremmo mai voluto vedere su un...
Redazione Ruoteclassiche
Diritto all'oblio
21 marzo 2018

La Ford che voleva sfidare BMW e Mercedes

Quando si trattò di progettare la seconda generazione dell’ammiraglia Granada, la Ford tedesca puntò su un’estetica più semplice e sobria. Così ne parlava Quattroruote, nella Prova su strada della versione Diesel Base, pubblicata nel giugno 1978: “La linea è tra le più riuscite ed equilibrate. Il capo stilista Ford, Uwe Bahnsen, è certamente un estimatore della linea italiana perché la nuova vettura sembra essere disegnata nel migliore stile nostrano. La coda, ad esempio, ricorda parecchio quella delle Fiat 130 Coupé”. Vero, ma altrettanto vero era il fatto che così la Granada aveva perso gran parte della personalità che aveva reso in qualche modo accattivante la prima serie. Le ricercate curve della carrozzeria, alle quali si sposavano bene le estremità avvolgenti dei paraurti, avevano lasciato il posto a una “linearità” quasi banale, che però esaltava l’imponenza di una vettura più lunga di sette centimetri rispetto al modello precedente. La stessa linearità dominava l’interno, caratterizzato da una plancia squadrata, più pratica che bella, e...
Redazione Ruoteclassiche