Veicoli vari

Veicoli vari
02 maggio 2018

I bolidi per bambini di nonno Giuseppe

Ogni carrozziere, ogni meccanico sotto sotto ha un sogno nel cuore, specie quelli che lavoravano nelle vecchie officine - polverose e disordinate - dei tempi andati: guidare quelle stesse creature che sotto le loro mani tornavano a dare il meglio di sé. A essere forma e prestazione. Magari lasciando che fossero figli e nipoti ad accalappiare quel sogno, a maneggiarlo, a trarne gioia... Andrea Barletta, 21 anni, di Napoli, ricorda di quando il nonno, Giuseppe Canale, oggi arzillo ottantenne, trascorreva ore e ore nel suo laboratorio per regalare sorrisi ai piccoli di famiglia. Le vetturette che costruiva erano pensate per i bambini, per farli sentire grandi, e questa era la loro più grande magia; correvano nel tempo, alimentate dalle loro aspirazioni di piccoli piloti... "Quella di cui va probabilmente più orgoglioso - spiega - è un prototipo in stile spiderina costruito artigianalmente nel 1967 su base di una Fiat 500 proprio di quegli anni. Era vivace, simpatica e sbarazzina al...
Redazione Ruoteclassiche
Aste / Eventi / News / Veicoli vari
06 dicembre 2014

All'asta il tesoro di Roger Baillon

Dopo 50 anni di letargo tornano alla luce 60 automobili da collezione di grande prestigio abbandonate al loro destino e ora in condizioni pietose. Saranno messe all’asta il sei febbraio a Parigi da Artcurial. Difficile immaginare di poter assistere ancora oggi a una scena simile a quella che vedete in queste prime immagini distribuite dalla Casa d’aste Artcurial, ma è quanto contenuto nel giardino segreto di Roger Baillon, un imprenditore francese appassionato di auto d'epoca che fino al 1970 ha gestito una società di trasporti con sede nell’Ovest della Francia. Si tratta di un tesoro di 60 vetture abbandonate per mezzo secolo nella campagna francese sotto tetti di fortuna che nulla hanno potuto per preservare dalle intemperie del tempo questa collezione più unica che rara. L’emozione che suscitano queste immagini è fortissima. Immagini forti che raccontano anche la storia umana del sogno fallito di un industriale che avrebbe voluto esporle in un proprio museo. Purtroppo le vicende economiche  di Roger...
Redazione Ruoteclassiche
Veicoli vari
26 febbraio 2007

POST-IT SUL PAESAGGIO ALPINO

Da oltre 80 anni la sua livrea punteggia di giallo le valli elvetiche. Ma il servizio ha una tradizione più antica, inaugurata nel 1906 sulla tratta Berna-Wohlen-Detligen. Nemmeno la penuria di gasolio e di gomme riuscì, durante la seconda guerra mondiale, a fermare questi intrepidi corrieri, che dal 1924 annunciano il loro arrivo con tre squilli di tromba: le prime tre note dell’ouverture del "Guglielmo Tell" di Gioachino Rossini Il servizio degli Autopostali è stato inaugurato dalle Poste Svizzere il 1° giugno 1906, sulla linea Berna-Wohlen-Detligen, con tre autocorriere costruite da Berna, Martini e Saurer. Potevano trasportare 14 passeggeri alla velocità massima di 30 km/h. Erano soggette a guasti frequenti e offrivano assai poca sicurezza. Dopo la I guerra mondiale le Poste rilevarono dall'esercito cento autocarri, trasformati in autocorriere: nel 1919, con la tratta del Sempione, venne aperta la prima linea su un passo alpino. Durante la II guerra mondiale, benzina e gasolio furono razionate anche nella neutrale Svizzera e...
Redazione Ruoteclassiche
Veicoli vari
26 febbraio 2007

PASTA FRESCA COME UNA VOLTA

Flavio Ferrero, gastronomo di Cavour, in Piemonte, vuol far sapere in paese e dintorni che i suoi sono prodotti genuini, lavorati come tradizione comanda. E affida il suo messaggio a due furgoni d'epoca acquistati in Francia. E restaurati con una spesa complessiva di 4000 euro Flavio Ferrero, titolare di un negozio di gastronomia a Cavour (TO), ricorda che da bambino in uno sceneggiato aveva visto un furgone Citroën dalle linee così particolari da lasciargli un ricordo indelebile. Nel 2003 durante una vacanza in Francia lo ritrova in una fattoria. "Il proprietario, Maurice, mi disse che era un 'HY' del '70 con cui aveva trasportato i prodotti caseari della sua azienda". Ferrero lo acquista per 200 euro e avvia un restauro che è essenzialmente una battaglia contro la ruggine. Gli accessori ci sono tutti e sono recuperabili, l'impianto elettrico è a posto, la strumentazione funziona e il motore è sano (motore e trasmissione derivano comunque da quelli della "Traction Avant"). L'anno dopo Maurice...
Redazione Ruoteclassiche
Veicoli vari
03 agosto 2006

ATTÀCCATI AL TRAM

I torinesi vi sono affezionati come al monumento a Vittorio Emanuele II. Hanno perfino fondato un club che li conserva e li restaura. Questo esemplare, il più antico, ha visto due guerre, ha trasportato milioni di cittadini e adesso ritorna a circolare Torino 1910. La città si prepara all'Esposizione Universale che si sarebbe svolta l’anno successivo. L'ATM decide di incrementare il servizio e ordina 50 nuovi tram e 25 rimorchi alla Diatto, che sarebbero entrati in servizio nella primavera 1911. Come i tram dell'ATM già in servizio, anche questi sono rossi e crema. Lunghe 7,5 metri e larghe 2, durante la Grande Guerra queste motrici, che con 70 cavalli ottenuti da due motori da 35 sono le più potenti del parco, vengono adibite al traino dei rimorchi-ambulanza che raccolgono i feriti in arrivo dal fronte con i treni ospedale. Negli anni Venti il colore diventa verde in due toni e a metà degli anni Trenta i motori sono sostituiti con degli...
Redazione Ruoteclassiche
Veicoli vari
17 gennaio 2003

24 CILINDRI DA RECORD

Unire due propulsori per raddoppiare la potenza e stabilire il primato di velocità per idrovolanti. Già nel '27 la Casa torinese aveva affiancato due "sei cilindri" sulla "806", la sua ultima vettura da Grand Prix. Nel 1934, sul lago di Garda, il Macchi Castoldi "72" azionato col formidabile motore riesce nell'impresa.È nei primi anni 30 che, nelle competizioni di velocità terrestri e aeree, si scatena la corsa alle potenza e alle alte prestazioni, anche a scapito della maneggevolezza e dell'affidabilità complessiva. Oltre che sulla sovralimentazione, si punta sull'aumento della cilindrata, ricorrendo anche alla scelta, un po' semplicistica ma efficace, di abbinare due motori già ben collaudati: una sorta di scorciatoia che produce veicoli bizzosi, difficili da mettere a punto e da guidare. Questa scelta viene tentata, senza risultati sportivi di rilievo, da molti costruttori: Fiat, Maserati, Bugatti, Alfa Romeo. Ma, in fatto di motori abbinati, nulla può competere con la potenza ottenuta in campo aeronautico. Nacque in quegli anni il motore...
Redazione Ruoteclassiche
Veicoli vari
11 aprile 2002

DAI, DAI, DAI, DAGLI UNA SPINTA

A volte le partenze sono difficili, lo spazio a bordo è risicato, la stabilità precaria, ma non dovete sottovalutarle: queste vetturette rivelano soluzioni geniali e innovative. Tra le circa 80 esposte al Museo Bonfanti ne abbiamo esaminate quattro, in rappresentanza di altrettante "tendenze" tecniche.Le microvetture, spesso unica soluzione per soddisfare a poco prezzo il desiderio dell'automobile, conobbero due periodi di forte diffusione: negli Anni 30, dopo la Grande Depressione, e nel secondo dopoguerra, soprattutto dopo il 1955, nel Nord e Centro Europa, dove un semplice scooter non poteva proteggere dalle intemperie. L'industria tedesca, che durante la guerra aveva prodotto mezzi tecnicamente molto avanzati, si trova, dopo il '45, ricca di menti creative e di mano d'opera, ma povera di denaro e di materie prime. Già a partire dal 1950 varie aziende come Zündapp (motociclismo), BMW e Lloyd (automobilismo), Dornier, Heinkel e Messerschmitt (aeronautica), Fulda, Glas-Goggo, Maico, Spatz (aziende nuove) realizzano piccole serie di veicoli che oggi possono suscitare tenerezza, ma...
Redazione Ruoteclassiche
Veicoli vari
11 aprile 2002

IL CAMIONCINO DEL CAPOMASTRO

Ha una storia particolare questa "Balilla 3 marce" trasformata in camioncino, attualmente di proprietà di Pier Valerio Saracco. Immatricolata ad Asti nel 1932, rimase in attività sino al 1955. Nove anni prima, nel 1946, da berlina era stata convertita dalla carrozzeria Pucci di Torino in un mezzo da lavoro, simile ai camioncini "508" realizzati dalla Fiat tra il 1932 e il '34. L'operazione era piuttosto comune negli anni difficili del dopoguerra e interessò molte "Balilla", alcune "Coppa d'Oro" e persino qualche Alfa Romeo "6C 1750".Nel caso dell'esemplare in questione, la carrozzeria Pucci fece un lavoro a regola d'arte, al punto che il proprietario è convinto che per la trasformazione sia stato usato un cassone originale. Al momento dell'acquisto da parte del signor Saracco, la carrozzeria era abbastanza a posto, tanto che alla fine è bastato riverniciare, cromare e rimpiazzare alcuni particolari che erano andati persi. La vettura, una volta restaurata, è stata omologata dalla Commissione veicoli utilitari dell'Asi.
Redazione Ruoteclassiche
Veicoli vari
11 aprile 2002

BIPOSTO DA TURISMO

Negli anni 50, molte aziende aeronautiche si convertirono alla produzione civile. Tra queste, la Messerschmitt, fondata nel 1923 e celebre per il caccia "109". Nel 1952, l'azienda tedesca assorbì la società di Fritz Fend, un progettista che, alla fine della guerra, aveva realizzato un veicolo a tre ruote chiamato "Flitzer" e dotato di motori Sachs e poi Riedel. Si trattava di un mezzo innovativo, di chiara origine aeronautica, a tre ruote e dotato di carlinga.Nel 1953, a Ginevra, la Messerschmitt lanciò il "Kabinenroller" (scooter cabinato), che iniziò a essere prodotto in serie. Il veicolo suscitò grande curiosità per i fari sporgenti e la cupola-cabina. Il prototipo montava un motore monocilindrico a due tempi Fichtel & Sachs di 150 cm3 (aumentato a 174 cm3 nella versione di serie) da 9 CV di potenza. La velocità massima era di circa 80 km/h, la trazione posteriore, il cambio manuale a quattro marce e i freni a tamburo.Più confortevole di uno scooter, il "KR...
Redazione Ruoteclassiche
Veicoli vari
01 maggio 2001

LO CHIAMAVANO RONSON

Buona corazza, motore stellare Wright a benzina, cambio sincronizzato. Ma un grosso guaio, gli alleati lo chiamano subito "Ronson" perché "prende fuoco al primo colpo", come un accendino. Anzi come un buon accendino, uno splendido Ronson. Ha comunque un grande pregio, lo "Sherman": è realizzabile in grande serie, più o meno come una Ford.Nasce nel 1941 e la sigla "M4" gli viene data nel dicembre. Il soprannome "Sherman", come anche quello di "Ronson", gli viene affibbiato dagli inglesi e subito adottato anche dai soldati dell'esercito americano. La produzione in serie, avviata nel febbraio 1942, si articola su due varianti, una con corazza a piastre saldate "M4" e una con corazza ottenuta per fusione "M4A1". Armato inizialmente con un cannone da 75 mm, una mitragliatrice da 12,7 in torretta e una da 7,62 sullo scafo, lo "Sherman" viene poi progressivamente migliorato nell'armamento e nella protezione generale. Ma rimane, a parte la netta predisposizione a incendiarsi, sempre inferiore ai carri medi tedeschi,...
Redazione Ruoteclassiche
Carica altri articoli