Auto / News / Personaggi
16 gennaio 2018 | di Redazione Ruoteclassiche

Toh, riecco la Mustang di “Bullitt”

Toh, riecco la Mustang di "Bullitt"
Nel celebre poliziesco firmato da Peter Yates nel 1968 è l'auto del tenente Frank Bullitt. Protagonista di uno degli inseguimenti più spettacolari nella storia del cinema, questa "hero car" sembrava sparita nel nulla fino a quando Molly McQueen, trentenne nipote dell'attore statunitense, si...
Pubblicato il: 16 gennaio 2018
TAGS:

Nel celebre poliziesco firmato da Peter Yates nel 1968 è l'auto del tenente Frank Bullitt. Protagonista di uno degli inseguimenti più spettacolari nella storia del cinema, questa "hero car" sembrava sparita nel nulla fino a quando Molly McQueen, trentenne nipote dell'attore statunitense, si è messa sulle sue tracce. Cinquant'anni dopo, in un garage del New Jersey, il ritrovamento. Che, a sorpresa (e per la gioia dei nostalgici), non ha nulla del classico "barn find". L'auto si presenta in buone condizioni e in questi giorni è esposta allo stand Ford del Salone di Detroit.

In Bullit "recitarono" due Mustang: quella usata da Steve McQueen e quella in dote all'equipe di stuntman a cui vennero affidate quasi tutte le scene di guida più pericolose. Quasi tutte, sì, perché nel duello al volante più famoso - dieci minuti di gomme fumanti e salti tra i saliscendi di San Francisco che valsero al film l'Oscar al miglior montaggio - a guidare fu McQueen, forte della sua grande personalità e della sua innata abilità di guidatore. Una scena che vale sempre la pena di essere rivista (si affrontano Ford Mustang e Dodge Charger, due emblemi del fenomeno muscle car) e che nel tempo ha contribuito ad accrescere l'alone di leggenda che avvolge la Mustang, da oltre mezzo secolo icona intramontabile per gli appassionati delle sportive a stelle e strisce. Dopo il ritrovamento della stunt car, avvenuto nella primavera del 2017 presso uno sfasciacarrozze messicano, è stata ritrovata anche la Mustang di McQueen.

Ripercorriamo la vicenda dall'inizio. Al termine delle le riprese, la hero car guidata da McQueen passò nelle mani di un produttore cinematografico di Los Angeles che la vendette subito - fatto curioso - a un agente di polizia di New York. Nel 1974 la Mustang cambiò ancora proprietario: l'appassionato Robert Kiernan, assicuratore del New Jersey, rispose a un annuncio di vendita su una rivista specializzata e per 6000 dollari la regalò alla moglie, che la utilizzò a lungo come auto di tutti i giorni. Dopo trentamila chilometri, nel 1980 il primo flop: ad arrendersi fu la frizione. È a questo punto - stando al racconto di Sean Kiernan, il figlio di Robert - che a farsi vivo fu proprio Steve McQueen in persona. Telefonate, lettere, proposte di permuta: l'attore le provò tutte per convincere i Kiernan a rivendergli la sua Mustang. In realtà, non ci fu mai neanche l'ombra di una trattativa; Robert ignorò persino un'ultima lettera giunta dalla Solar, la casa di produzione di McQueen, in cui il protagonista di Bullitt chiedeva un incontro per provare a chiudere l'affare. Robert Kiernan, intanto, morì nel 2014 e l'auto passò a Sean. Poi, notizia di qualche giorno fa, l'incontro con Molly, la nipote dell'attore americano, e la decisione insieme a Ford di riproporre al pubblico la macchina di Bullitt.

Oggi la GT 390 fastback verde utilizzata nel film fa bella mostra di sé al Salone dell'Automobile di Detroit, dove resterà esposta per tutta la durata dell'evento accanto a una declinazione moderna del modello, una vera e propria versione "celebrativa" in edizione limitata denominata "Bullit 2018" e spinta da un 5.0 V8 da 475 cavalli.

Sean Kiernan, attuale proprietario, non ha trattenuto l'emozione. "Questo è un omaggio a Bullitt. L'ultima persona che ho visto guidare questa macchina, tra l'altro, è stata proprio McQueen nel film. Ma è anche una dedica che faccio alla memoria di mio padre Robert. Quando guido la mia Mustang, penso sempre a mio papà" ha recentemente dichiarato in un'intervista a Vanity Fair.

Alberto Amedeo Isidoro

Condividi
COMMENTI