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Tutte le Gruppo B più iconiche

Perché si continua a guardare agli anni 80 con un misto di stupore e nostalgia? Il fenomeno attraversa tutti gli ambiti, dalla moda alla musica e anche l’automobilismo sportivo non ne è immune, complice un’oggettiva stagione irripetibile per macchine e piloti, capaci di offrire uno spettacolo esageratamente epico che ancora oggi viene celebrato. Le protagoniste assolute, per noi appassionati, sono però quei “mostri” a 4 ruote motrici, con quasi 600 CV su meno di una tonnellata e forme che fanno palpitare il cuore e svuotare i portafogli ai collezionisti, sia quando si tratta degli esemplari che hanno corso tra il 1983 e il 1986, sia per le rare versioni stradali.  Lancia, Peugeot, Audi, nomi leggendari come 037, S4, 205 T16, Sport quattro, ma anche altri modelli che hanno condiviso il palcoscenico del “più grande spettacolo dopo il big bang”.

L’ultima trazione posteriore

Non ha la trazione integrale ma la 037 non lo sa e vince lo stesso, inaugurando da bastian contrario l’era delle Gruppo B, dopo un’epica battaglia con l’Audi quattro. Nessuno avrebbe immaginato che la leggera e filante coupé Lancia sarebbe riuscita a contrastare la strapotenza teutonica, ma il suo quattro cilindri di 2.111 cm³ con compressore volumetrico da 310 CV si sposava a un ottimo telaio derivato da quello della Lancia Beta Montecarlo Turbo da pista, prodotto da Dallara e rivestito con una leggera carrozzeria di vetroresina disegnata da Pininfarina. La versione stradale si fermava a 205 CV (e aveva una cilindrata di 1.995 cm³) ed è stata prodotta, come da regolamento, in circa 200 esemplari, ma è l’impresa del Rally di Sanremo 1983 con quattro 037 nelle prime cinque posizioni a consegnare alla leggenda questa vettura, insieme al titolo mondiale marche.

L’ultima “quattro”

La prima rivoluzione nel mondo dei rally era nata proprio con l’Audi quattro, figlia del pensiero che la trazione integrale non fosse solo una questione di jeep e camionette militari, ma un’arma potenzialmente devastante per domare neve e ghiaia. Debutta nel 1981 e conquista il titolo costruttori nel 1982 e nel 1984 ma anche due titoli piloti, con Hannu Mikkola e Stig Blomqvist con le versioni a passo lungo spinte dal 5 cilindri turbo, che sono ancora delle Gruppo 4. Quella che ci interessa, in quanto effettivamente Gruppo B, si chiama Sport quattro e debutta nel 1984: più corta di 32 centimetri e con la carrozzeria di materiale composito, sviluppa oltre 500 CV ma si trova di fronte degli autentici prototipi travestiti da auto da rally che le sbarreranno la strada nelle stagioni 85-86. La versione stradale, prodotta in 224 esemplari, ha 300 CV, scatta da 0 a 100 in circa 5 secondi ed è rifinita come una granturismo: se ai tempi costava come due Porsche 911 Carrera 3.2, oggi alle aste può superare il mezzo milione di euro.

La forza del leone

Come un fulmine a ciel sereno, la Peugeot 205 T16 rovescia il tavolo con la prepotenza di un progetto innovativo, che porta nel mondiale rally un prototipo travestito da utilitaria. Telaio tubolare, motore centrale – un 4 cilindri 16 valvole da 1.7 litri sovralimentato che dai 200 CV della stradale arrivano a 450 nelle ultime EVO2 da corsa – e trazione integrale. Questa è la ricetta che permette un dominio praticamente assoluto nelle stagioni 1985-86, già anticipata da un filotto di tre vittorie consecutive nel finale della stagione 1984. Saranno 13 le vittorie totali e quattro i mondiali: due costruttori e due piloti, prima con Timo Salonen e poi con Juha Kankkunen. L’abolizione del Gruppo B al termine della stagione 1986 dirotterà la 205 T16 nel deserto, dove trionferà nella Parigi-Dakar, mentre i modelli stradali – tutti di colore grigio eccetto uno, conservato al Museo Peugeot – diventeranno preda ambita dei collezionisti, con prezzi che ormai sfiorano i 300 mila euro.

Icona sfortunata

La Lancia che viene immediatamente identificata con il Gruppo B è quella che in realtà non è riuscita a conquistare un titolo e – proprio nel momento in cui la sua superiorità stava iniziando a emergere – è stata tragicamente protagonista dell’incidente di Toivonen, che ha portato alla decisione di abolire una ormai incontrollata progressione tecnica e velocistica. Il debutto, al RAC 1985 è da sogno, con una doppietta, ma la stagione è combattuta e, con 4 vittorie, il testa a testa con la 205 Turbo 16 si decide… in tribunale. La squalifica comminata alla Peugeot per delle presunte minigonne irregolari, che aveva aperto le porte del titolo piloti a Markku Alen, viene ribaltata dalla sentenza e la S4 finisce a bocca asciutta. Peccato perché la Lancia è un concentrato di tecnica e tecnologia abbinate a un look iconico: su un telaio tubolare a traliccio è montato, in posizione centrale, un quattro cilindri di soli 1.759 cm³, con doppia sovralimentazione, un volumetrico Volumex e una turbina KKK K26 che agivano in sequenza. Sulla versione stradale il risultato erano 250 CV che permettevano di scattare da 0 a 100 in circa 6 secondi, mentre quella da corsa toccava i 500 CV e dimezzava i tempi di accelerazione. Oggi sono entrambe auto irraggiungibili, con quotazioni in continua crescita, inevitabile tributo alla loro unicità.

L’utilitaria da corsa

Ha vinto poco, ma ha dato spettacolo e – in versione stradale – è uno dei simboli motoristici degli anni 80. La Renault 5 Turbo è il primo pazzo esempio di utilitaria stravolta a uso e consumo delle competizioni, con il motore in posizione centrale e la caratteristica carrozzeria allargata nella zona posteriore che diventano i segni distintivi. Il 4 cilindri da 1.397 cm³ in versione stradale sprigiona 160 CV che permettono di bruciare lo 0-100 km/h in 6,5 secondi, ma per domare l’esuberanza delle ruote posteriori di quella che debutta nel mondiale rally Gruppo 4 nel 1981 ci vuole un discreto manico. Come quello di Jean Ragnotti, capace di vincere il Tour de Corse del 1985 al volante della Maxi Turbo di Gruppo B prodotta dal 1984 al 1985, con cilindrata portata a 1.527 cm³ e 350 CV. L’anno successivo un’altra vittoria – ma al rally del Portogallo disertato dai big – prima dell’uscita di scena.

L’ultima arrivata

Al gran ballo delle Gruppo B si presenta, ma solo nel 1986, anche Ford, che realizza una vettura che non assomiglia assolutamente a nulla di ciò che ha a listino in quegli anni. Un vero prototipo la RS200, con telaio di alluminio a nido d’ape e compositi, abbinato a un roll-bar di acciaio integrato e rivestito con una carrozzeria di fibra di vetro realizzata dalla Reliant. Sì, quella delle vetture a tre ruote rese famose da Mr.Bean. In posizione centrale, un 4 cilindri Cosworth di 1.8 litri con 250 CV in versione stradale e tra i 350 e i 450 in versione rally, abbinato a una sofisticata trazione integrale. Non sarà mai competitiva e conquisterà solamente un terzo posto al Rally di Svezia del 1986, ma in quanto a originalità non teme rivali, con quei fari occhieggianti e il posteriore con il grosso alettone che ricorda la 037.

Dinosauro tedesco

Un’altra comprimaria è l’Opel Manta 400 che debutta nel 1983 dopo una lunga gestazione, scontrandosi con la dura realtà di una concorrenza molto più competitiva e fallendo nella missione di confermare il titolo piloti vinto l’anno precedente da Walter Röhrl con l’Ascona 400. Ormai obsoleta nella sua configurazione a motore anteriore (un 2.4 litri 16 valvole da 275 CV in versione gara) e trazione posteriore, faceva largo uso del kevlar per contenere il peso, ma non ebbe scampo di fronte alla coeva e rivoluzionaria Audi quattro, se non in sporadiche occasioni, come la vittoria al Safari Rally del 1983, il terzo posto al RAC dello stesso anno e un secondo posto al Safari Rally 1984. Ancora più deludente la versione stradale, con soli 144 CV a dispetto di un look aggressivo.

L’outsider giapponese

Poco conosciuta – ma praticamente imbattibile nei rally africani – è la Toyota Celica Twin-cam Turbo, che debutta nel 1983 e vince subito al Rally della Costa d’Avorio con Björn Waldegård che l’anno successivo si ripete al Safari Rally. Anche nel 1985 e nel 1986 la Toyota domina in entrambi gli appuntamenti con le doppiette rispettivamente di Juha Kankkunen e ancora Björn Waldegård, pur essendo dotata della sola trazione posteriore. Il motore era un quattro cilindri di 2.1 litri con turbocompressore, con circa 380 CV, in seguito utilizzato sulle successive generazioni della Celica che avranno maggiore fortuna nei rally.

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