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Anni 2000: piccole cabrio, vasti orizzonti

All’inizio degli anni 2000, le piccole cabrio rivoluzionano il concetto di auto compatta, portando il piacere del cielo aperto in una fascia di mercato più accessibile. E con l’arrivo della bella stagione, la voglia di guida “en plein air” si sente più che mai. Tra tetti rigidi ripiegabili, capote di tela e soluzioni tecniche originali, con un budget contenuto è possibile concedersi una vettura (in molti casi già youngtimer) capace di trasformare ogni viaggio verso la riviera in un’avventura spensierata.

Citroën C3 Pluriel

Con la pressione di un tasto, il tetto di molte auto scompare. Con la Citroën C3 Pluriel, prodotta dal 2003 al 2010, il marchio francese sceglie una strada più affascinante. Pensata come vettura versatile, unisce una discreta abitabilità a una configurazione modulare tutt’altro che immediata. Per aprirla al cielo, infatti, la capote viene ripiegata sopra il lunotto e riposta nel bagagliaio, mentre i montanti laterali devono essere rimossi e lasciati in garage. L’abitacolo riprende l’impostazione funzionale della C3, mentre l’estro dei designer si concentra su sedili e pannelli porta, più vivaci e ricercati. La gamma motori comprende l’1.4 da 73 CV, l’1.6 16V SensoDrive da 109 CV e il diesel 1.4 HDi da 68 CV.

Daihatsu Copen

Una kei car scoperta ispirata alle leggere roadster inglesi degli anni 50, capace di restituire un piacere di guida ormai raro. È la Daihatsu Copen, che debutta in Europa nel 2003 con guida a destra e uno 0.6 turbo da 68 CV, per poi essere proposta anche con guida a sinistra con l’1.3 da 87 CV. Lunga appena 344 centimetri e prodotta fino al 2012, si distingue per l’hardtop rigido a scomparsa, che si ripiega elettricamente nel bagagliaio. Una due posti pura, senza nemmeno lo spazio per una borsa dietro i sedili. Ma è sufficiente mettersi al volante per apprezzarne la vivacità e la maneggevolezza.

Ford StreetKa

Prodotta dal 2003 al 2005 e derivata dal concept presentata al Salone di Torino del 2000 firmato Ghia, la Ford StreetKa nasce dalla collaborazione tra il marchio dell’Ovale Blu e Pininfarina, incaricata dell’industrializzazione e della produzione. Ne risulta una piccola spider dal carattere deciso, con carreggiate larghe e un design che alterna superfici morbide a tagli più netti. La posizione di guida è bassa e sportiva, mentre la plancia riprende l’impostazione della Ka. La capote di tela, con struttura a vista, è ad azionamento manuale e, una volta ripiegata, trova posto nel suo alloggiamento senza penalizzare il bagagliaio. Sotto il cofano l’1.6 da 95 CV garantisce una guida piacevole, coerente con lo spirito leggero della vettura.

Mini Cabrio

Prodotta dal 2004 al 2008, la Mini Cabrio R52 conserva il fascino rétro anche nella versione scoperta, affidandosi a una classica capote di tela. L’abitabilità è buona per due persone, mentre il divanetto è adatto solo per brevi tragitti. Anche il bagagliaio è piccolo, con 151 litri disponibili dietro la ribaltina. Su strada, però, la Mini si fa apprezzare per l’assetto riuscito e il comportamento stabile e sicuro. L’1.6, in versione One da 90 CV o 116 per la Cooper, non brilla per prestazioni, anche perché penalizzato dal peso maggiore rispetto alla berlina. Si può rimediare con la più vivace Cooper S, con compressore volumetrico e 170 CV.

Mitsubishi Colt CZC

Nasce in Olanda e questa versione coupé-cabriolet, in particolare, ci è ancora più vicina: esce, infatti, dagli stabilimenti della Pininfarina, marchio che la Mitsubishi Colt CZC, commercializzata dal 2006 al 2009, esibisce sui passaruota posteriori. Sulla carta la piccola scoperta ha quattro posti, ma il divanetto è sostanzialmente inutilizzabile. In compenso, il bagagliaio dispone di 453 litri, che scendono a 137 se si decide di aprire il tetto. L’1.5 da 110 CV riesce a tenere a bada la massa non proprio contenuta di 1255 kg, ma va decisamente meglio con l’altro 1.5, sovralimentato con turbo da 150 CV.

Nissan Micra C+C

Per assaporare l’aria sulla Nissan Micra C+C, commercializzata dal 2005 al 2009, non è necessario scoprire il tetto: il sofisticato hardtop di metallo integra ampie superfici vetrate che rendono l’abitacolo luminoso. Quando si desidera qualcosa in più, basta un comando per aprirla. Orientata al confort, adotta una posizione di guida piuttosto alta e un comportamento rassicurante. Il tetto rigido e i rinforzi strutturali comportano però un incremento di peso di circa 110 kg rispetto alla Micra, incidendo sulle prestazioni. L’1.6 da 110 CV – affiancato dal 1.4 da 88 CV – deve essere sfruttato a fondo per offrire una guida più brillante.

Opel Tigra TwinTop

Rispetto alla sportiva anni 90 da cui prende il nome, la Opel Tigra TwinTop, prodotta dal 2004 al 2009, si configura come una due posti, con richiami tecnici e stilistici alla coeva e più sportiva Speedster. Adotta un tetto rigido di metallo che, una volta chiuso, la rende simile a una compatta coupé, la cui base è condivisa con la Corsa. L’abitabilità è buona per due persone, mentre il bagagliaio raggiunge l’invidiabile capienza di 385 litri con tetto chiuso. Su strada, la Twintop offre un assetto equilibrato, ma l’1.4 da 90 CV appare più adatto a un utilizzo tranquillo che a una guida brillante. Più coerenti con il carattere della vettura risultano l’1.8 da 125 CV e il diesel 1.3 Multijet da 70 CV.

Peugeot 206 CC

Compatta e vivace, la Peugeot 206 CC, prodotta dal 2000 al 2007, trasforma anche i percorsi quotidiani in un piccolo piacere a cielo aperto. In città predilige uno stile rilassato, mentre nei cambi di direzione più bruschi richiede attenzione, per via del retrotreno reattivo quando si rilascia l’acceleratore. Con il tetto rigido ripiegabile chiuso si viaggia come su una coupé: gli spifferi sono contenuti, il lunotto garantisce una buona visibilità e il bagagliaio mantiene un’adeguata capacità. Accanto all’1.6 da 109 CV, erano disponibili anche l’2.0 da 136 CV e l’1.6 HDi da 109 CV, che la rende uno dei primi casi di cabriolet a gasolio.

Renault Wind

Prodotta dal 2010 per tre anni, la Renault Wind è una “targa” a due posti che riprende il tema delle coupé trasformabili in spider. La francese privilegia la semplicità ed evita gli ingombri delle vetture con tetto ripiegabile in più elementi, che qui è composto da un solo pannello che ruota sopra il vano posteriore, senza coinvolgere il lunotto, che resta fisso. Una soluzione ispirata al brevetto di Fioravanti, presentata sulla concept Alfa Romeo Vola del 2001 e poi adottata sulla Ferrari 575 Superamerica del 2005. L’abitacolo propone un’impostazione vivace, mentre la visibilità posteriore risente del lunotto ridotto e dei montanti pronunciati. La gamma motori comprende l’1.6 aspirato da 133 CV e l’1.2 turbo da 100 CV.

Smart Fortwo Cabrio

Una delle scoperte più originali dei primi anni 2000 è la Smart Fortwo Cabrio, perfetta per la città grazie alle dimensioni ridotte. Il tetto di tela ad apertura elettrica è azionabile anche in movimento, mentre i montanti laterali removibili permettono di trasformarla quasi in una piccola spider. Rispetto alla versione chiusa cambia poco nello stile, ma restano i limiti tipici del modello, come il cambio robotizzato lento e le sospensioni piuttosto rigide. La gamma comprende lo 0.7 da 61 e 75 CV, in variante Brabus, oltre allo 0.8 Cdi turbodiesel da 41 CV.

Smart Crossblade

Prendi una Smart e sottrai tetto, porte, parabrezza: nasce così la Crossblade, una provocazione su ruote prodotta in 2.000 esemplari. Si guida esposti al vento, senza filtri né protezioni: al posto del parabrezza c’è solo un deflettore simbolico. Nessun riparo dalla pioggia, nessuna vera barriera tra abitacolo e mondo esterno. È un oggetto che divide, tra chi lo considera geniale e chi lo giudica eccessivo. Anche il prezzo seguiva la stessa logica: circa 24 mila euro nel 2002, per un’auto che rinuncia a quasi tutto. La meccanica resta quella nota, con lo 0.6 potenziato a 71 CV e il tranquillo cambio sequenziale a sei marce, mentre la velocità è autolimitata a 135 km/h. Ma più che le prestazioni, qui conta l’esperienza, fuori da ogni schema.

Smart Roadster

Dopo la Crossblade, la Smart, tra il 2003 e il 2005, propone la Roadster, una due posti secchi che sdogana il marchio dalla reputazione di nicchia verso una realtà multiprodotto. Caratterizzata anch’essa dalla cellula Tridion, una volta calati al posto di guida braccia e gambe sono distese. Il bagagliaio principale è davanti e, assieme al risicato vano posteriore, non può fare miracoli. La Roadster è votata al divertimento, e basta qualche raggio di sole per essere invogliati a scoprire il tetto di tela, un’operazione che si può compiere a qualsiasi velocità. Lo 0.7 da 61, 82 o 101 CV della versione Brabus ben si sposa con la massa che non raggiunge i 900 chili.

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