Nel 1969, il Centro Stile Bertone diede forma a un oggetto che non assomigliava a nulla di conosciuto: la Runabout, una barchetta dal design visionario, un vero manifesto di creatività automobilistica. Oggi, a oltre mezzo secolo di distanza, quel concetto rinasce in una veste contemporanea che non indulge nella nostalgia: vuole sì essere un ponte tra epoche, ma anche una scultura dinamica che traduce il linguaggio Bertone in chiave moderna. Non a caso, è la prima nata della Bertone Classic Line, vetture che reinterpreteranno i progetti più iconici dell’azienda.
Ispirazione classica, visione contemporanea
La nuova Runabout debutterà in anteprima mondiale a Rétromobile 2026, all’interno dell’evento speciale denominato Ultimate Supercar Garage, insieme alla Bertone GB110, la prima hypercar del marchio, lanciata nel 2024 a simboleggiare le due anime del design. La nuova Runabout riprende i concetti fondamentali della sua antenata, con proporzioni compatte, dove il muso bassissimo si acquatta sotto i parafanghi anteriori che sembrano sbucare come gli occhi di un coccodrillo. La linea a cuneo è protesa in avanti come la prua di un motoscafo e ogni superficie è tesa, ogni taglio è netto, con dettagli aerodinamici che mettono insieme stile e funzionalità.
Barchetta o Targa, ma la filosofia non cambia
I fari a scomparsa rendono omaggio al posteriore, la coda tronca – tema caro al design italiano fin dagli anni 60 – è ridotta all’essenziale: quattro aperture rettangolari disegnano la firma luminosa e accolgono, in due di esse, gli scarichi. Non mancano cerchi di alluminio forgiato, ispirati a quelli del prototipo storico, a completare un insieme di grande equilibrio, reso ancora più rigoroso dall’uso esteso di fibra di carbonio e da un telaio di alluminio. Due le interpretazioni: Barchetta e Targa. La prima è la più radicale, aperta, essenziale, con l’abitacolo completamente esposto alla luce, al vento e ai suoni meccanici, senza filtri, e la guida diventa esperienza sensoriale totale, in piena coerenza con l’idea originaria di libertà dello storico prototipo. La Targa aggiunge un tetto di carbonio amovibile, mantenendo intatta la purezza del profilo e introducendo una dimensione di utilizzo più ampia, senza tradire l’architettura e la filosofia di base.
Piaceri analogici e meccanica viscerale
L’abitacolo è concepito come una vasca in cui pilota e passeggero sono integrati nella struttura: sedili di carbonio, componenti di alluminio ricavati dal pieno, comandi meccanici a vista, pelle lavorata a mano sono un inno al piacere tattile e visivo. La plancia è una lama orizzontale che amplifica la percezione di larghezza; al centro dell’attenzione, un solo strumento digitale, il contagiri, affiancato da una bussola nautica che richiama esplicitamente l’ispirazione marina, mentre il cambio manuale a griglia restituisce il rapporto fisico con la meccanica. In posizione centrale trasversale, c’è quindi un corposo V6 Toyota di 3.5 litri sovralimentato da un compressore volumetrico per una potenza di circa 475 CV e arricchito da raffinatezze come il sistema di aspirazione di carbonio. Prodotta in soli 25 esemplari, con prezzi a partire da 390 mila euro, ciascuno di essi sarà configurato su misura in un dialogo diretto con il Centro Stile. La nuova Runabout è un ritorno consapevole alla grande tradizione della carrozzeria italiana: pochi pezzi, altissima cura, identità forte. Non una replica, ma una rilettura colta e disciplinata di un’idea che, ieri come oggi, parla di coraggio progettuale e di bellezza funzionale, una dichiarazione di stile che scorre sull’asfalto con la stessa naturalezza con cui una barca taglia l’acqua.