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Buon compleanno Jean Todt!

Per i tifosi italiani la fotografia affissa sul cuore è quella che lo vede inondato di champagne al fianco di Michael Schumacher nell’irripetibile avventura che portò alla conquista di cinque titoli mondiali piloti e sei costruttori. Ma Jean Todt, oltre che un grande manager, è sempre stato un uomo animato da un’enorme passione per le quattro ruote, un vincente a tutto tondo e una figura importante dell’automobilismo.

Una passione per i rally

Nato il 25 febbraio 1946 a Pierrefort da una famiglia ebrea polacca, Jean Todt entra in contatto con il mondo dei motori quando si trasferisce a Bezons, nella periferia di Parigi, e inizia a frequentare il campione di rally Jean-François Piot, capendo subito che la sua passione adolescenziale sarebbe diventata quella della vita. Inizia al volante di una Mini Cooper ma si accorge che non è quella la sua strada e, nel momento in cui si infila nel sedile del navigatore, scopre che è quello il suo posto, diventando in breve il migliore di tutti: una fama che lo porta al fianco di grandissimi della specialità come Andersson, Aaltonen, Mikkola, Timo Mäkinen e il suo primo idolo, Piot. Il culmine lo raggiunge nel 1981 quando, con Guy Fréquelin e a bordo di una Talbot Sunbeam Lotus, porta alla Peugeot il titolo mondiale costruttori.

Un ciclo vincente con la Peugeot-Talbot Sport

Da qui inizia la seconda fase della carriera di Jean Todt, che crea dal nulla la Peugeot-Talbot Sport, una struttura sportiva che darà subito grandi soddisfazioni, con il primo progetto del quale è a capo – la 205 – che, in versione Turbo 16, si rivela una forza della natura. In due stagioni (1985 e 1986) vince la metà delle gare del Mondiale Rally a cui partecipa, portando a casa due titoli costruttori e due piloti, con Timo Salonen e Juha Kankkunen. La traumatica fine delle “Gruppo B” costringe però Todt a ripensare radicalmente le attività sportive e ha la brillante idea di impegnare la 205 prima e la 405 poi nella Parigi-Dakar: in versione Grand Raid dominano le edizioni dal 1987 al 1990 prima di passare il testimone alla Citroën ZX, che vincerà nel 1991 e ancora dal 1994 al 1996. Ma Jean Todt è già impegnato in una nuova missione, questa volta con le vetture prototipo.

Dai trionfi a Le Mans a quelli con Ferrari in Formula 1

Il tocco magico del francese porta ulteriore gloria alla Peugeot, perché, sotto la sua guida, la 905 vince due 24 Ore di Le Mans consecutive (1992 e 1993) e due titoli mondiali sport prototipi, costruttori e piloti, con Yannick Dalmas e Derek Warwick, gli ultimi delle Gruppo C. Il 1993 è però anche l’anno in cui Todt viene convinto da Montezemolo a unirsi alla Ferrari come direttore sportivo per una rifondazione della Scuderia che, dopo i primi difficili anni, anche con l’arrivo di Schumacher nel 1996, toccherà vette di entusiasmo irripetibili. Serio, meticoloso, stacanovista, il francese mette subito in riga la squadra e si circonda dei migliori, da Ross Brawn a Rory Byrne, motivando incessantemente il team e tirando dritto con convinzione anche quando stampa e opinione pubblica chiedevano la sua testa. Il resto è storia: 6 titoli piloti (5 con l’amatissimo Schumacher e 1 con Räikkönen) e 8 Costruttori, da Direttore Sportivo a Direttore Generale nel 2004 fino ad Amministratore Delegato nel 2006, prima dell’addio nel 2008.

Paladino della sicurezza e della sostenibilità

Dopo gli intensi anni ferraristi, l’ultima fase della carriera di Todt è sulla poltrona di Presidente della FIA. Qui, dal 2009, porta avanti un’importante campagna per la sicurezza sia sulle strade che sulle piste che, tra le altre cose, determinerà l’adozione dell’Halo sulle monoposto di Formula 1, spingendo anche per la creazione della Formula E nel 2011 e della Formula 4 nel 2014, anno in cui vengono introdotti i propulsori ibridi, un cambio epocale per la massima formula. Dopo tre mandati consecutivi, alla fine del 2021 decide che è arrivato finalmente il momento di rallentare, dedicandosi alla famiglia – il figlio Nicolas è uno stimato procuratore sportivo (Massa, Leclerc) – e festeggiando l’Oscar della moglie Michelle Yeoh. Per i ferraristi Todt rimane uno dei simboli di una stagione epica, di una vera e propria era di dominio della Rossa, ma è la sua intera carriera a parlare per lui e siamo certi che oggi saranno in tanti a fargli gli auguri.

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Tags: Jean Todt
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