X

Note in viaggio: la storia dell’autoradio

Nel silenzio che avvolge l’abitacolo, la musica e l’automobile creano un legame di libertà e di quella emozione che ci pervade quando siamo in viaggio. Guidare con una canzone in sottofondo dà ritmo ai nostri pensieri: c’è chi canta a squarciagola per darsi la carica e c’è chi sceglie morbide melodie per attraversare la notte, e così il nostro mezzo a quattro ruote diventa un intimo palcoscenico mobile. Nel giorno della finale del Festival della Canzone Italiana, quando in milioni si sintonizzeranno non solo dal divano di casa ma anche dal sedile di guida, le note delle canzoni lanciate dal palco dell’Ariston rimbalzeranno anche tra le portiere. La storia dell’autoradio, in fondo, riflette l’evoluzione della tecnologia che ha dato un suono, sempre più coinvolgente, alla strada.

All’inizio valvole e fruscii, per pochi

Le origini della musica in auto sono controverse, ma già nel 1927 negli Usa la Philco realizzò uno dei primi apparecchi sperimentali per veicoli. In Europa, invece, si dovettero attendere altri cinque anni perché la Blaupunkt mettesse in commercio il primo modello destinato al pubblico. Erano dispositivi a valvole, costosi e ingombranti a tal punto da occupare fino a dieci litri nel bagagliaio e che, per installarli, necessitavano di una modifica all’impianto elettrico, che fino a quel momento alimentava solo motore e luci. Non solo. Serviva un’antenna metallica schermata per evitare interferenze, ma il suono era comunque instabile.

Un ventennio rivoluzionario

La svolta arrivò tra il 1947 e il 1948, con l’invenzione del transistor da parte della Bell Telephone: progressivamente le valvole vennero abbandonate e gli apparecchi diventarono più compatti e affidabili. Negli anni 60 comparvero le prime autoradio completamente a transistor, con i due iconici pomelli – uno per il volume e uno per la sintonia – che, per decenni, accompagnarono generazioni di automobilisti. Nel 1967 ancora la Blaupunkt lanciò uno dei primi modelli stereo europei, il “Frankfurt”, e fu l’inizio dell’era hi-fi in auto.

Rock e libertà

Con il boom economico l’auto diventò simbolo di emancipazione, e la musica il suo carburante emotivo. Le highways vibravano con “Johnny B. Goode” di Chuck Berry e “Take Me Home, Country Roads” di John Denver trasformava ogni viaggio in un rito nostalgico, lungo le strade della West Virginia. Le radio italiane, tra cui Voxson e Autovox, erano semplici ed essenziali: AM, FM, sempre due manopole, ma bastavano a dare voce a un Paese che cambia. Una rivoluzione culturale, prima ancora che tecnologica, arrivò con la musicassetta brevettata dalla Philips, e finalmente non si ascoltò più solo ciò che trasmetteva l’etere ma si poteva portare in auto il proprio repertorio musicale. Nel 1975 nacque la meccanica autoreverse e successivamente anche l’arrivo del Dolby, per ridurre il fruscio, e delle cartucce Stereo 8 resero il suono più pulito. Nei lunghi viaggi “Sì Viaggiare” di Lucio Battisti accompagnava le distese di asfalto, “Take the Long Way Home” dei Supertramp suggeriva di deviare la propria strada e “Sapore di sale” di Gino Paoli rese ogni statale al tramonto un momento sospeso.

Tutti, ma proprio tutti, lo desiderano

A metà anni 80 debuttò il lettore CD che rese l’esperienza musicale in auto ancora più emozionante, nonostante i prezzi quasi proibitivi (anche oltre un milione e mezzo di lire) dei primi modelli. L’autoradio diventò l’optional più desiderato, soprattutto dai ladri: per contrastare i furti nacquero i primi modelli estraibili e, tempo dopo, il solo frontalino. Verso la fine degli anni 80 e i primi anni 90, i comandi principali iniziarono a comparire sul volante e le aziende si sfidavano a colpi di innovazione, con sistemi RDS per le informazioni sul traffico e display a cristalli liquidi. È l’epoca in cui si cantava “Smells Like Teen Spirit” dei Nirvana con il finestrino abbassato, o ci si perdeva in “With or Without You” degli U2 con, in sottofondo, lo sfregamento dei tergicristalli che spazzavano via l’acqua di un diluvio estivo, mentre “Life Is a Highway” di Tom Cochrane riassumeva il senso dei viaggi on the road.

Verso l’auto connessa

Con l’arrivo del Bluetooth, agli inizi degli anni 2000, e più avanti degli MP3, delle USB e delle radio satellitari l’autoradio tradizionale smise di esistere per diventare un sistema multimediale integrato. Oggi, con auto elettriche silenziose e impianti super firmati, la musica è più protagonista che mai. L’audio spaziale, il DAB, i comandi vocali e lo streaming musicale, con algoritmi che quasi si sostituiscono ai nostri gusti e con milioni di brani sempre disponibili, hanno fatto dell’abitacolo una sala d’ascolto immersiva. Nei viaggi verso il mare risuona “Estate” dei Negramaro e, al tramonto, “As It Was” di Harry Styles accompagna l’orizzonte.

Tutte le news di Ruoteclassiche
Storie
Tags: autoradio
Editoriale Domus SpA Via G. Mazzocchi, 1/3 20089 Rozzano (Mi)
Codice fiscale, partita IVA e iscrizione
al Registro delle Imprese di Milano n. 07835550158
R.E.A. di Milano n. 1186124 - Capitale sociale versato € 5.000.000,00
All rights reserved / Privacy / Informativa Cookie completa / Gestione Cookie