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Pechino-Parigi, la “Fulvia” ce l’ha fatta!

Hanno concluso la gara a testa alta Gianmaria Aghem e Piergiovanni Fiorio-Trono, unici italiani partecipanti alla quinta edizione della Pechino-Parigi riservata alla “storiche”, conclusasi nel pomeriggio del 29 giugno con l’arrivo a Pale Vendome, a Parigi.

Dopo 31 giorni di gara e 12.250 chilometri attraverso 8 Paesi – Cina, Mongolia, Russia, Ucraina, Slovacchia, Austria, Svizzera, Francia – la loro Lancia “Fulvia Coupé 1.3” del 1971 si è classificata ottava nel gruppo delle vetture costruite dal 1942 al 1975 (il più affollato) e addirittura quinta nella classe sotto i 2 litri. “In qualche prova – spiega Aghem – abbiamo potuto difenderci, ma non primeggiare”. Motivo: tra tutte le auto iscritte, la “Fulvia” era quella con il motore più piccolo, per cui la sua perfomance è stata ancora più apprezzabile.

L’unico inconveniente che ha patito è stata una foratura, che ha fatto perdere all’equipaggio italiano parecchio tempo e diverse posizioni. Per il resto, la vettura, preparata dai tecnici savonesi Italo Barbieri e Roberto Ratto e con le insegne di Asi, Veteran Car Club Torino e AC Torino, era attrezzata per superare brillantemente sia gli sterrati mongoli sia i tormentati asfalti russi. Era infatti carica di ricambi, tanto da “pesare come un Tir” afferma ancora Aghem: due ruote di scorta, doppio serbatoio, doppie batterie, strumenti di navigazione ecc. Per la cronaca, la gara è stata vinta dagli australiani Crown-Bryson su Leyland “P76” (1973), che montava un motore Rover V8 di 4,4 litri; tra le vetture costruite prima del ’42, vittoria degli inglesi Garrat-Brown su Chevrolet “Fangio Coupé” (1937), con motore di 3,8 litri.

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