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Tra le montagne sotto il segno della Freccia Rossa

Coppa delle Alpi 2023: 75 equipaggi al via, 1.100 chilometri in quattro tappe e quattro Paesi: la gara invernale organizzata dalla 1000 Miglia si conferma un evento di grande fascino

È più di una gara di regolarità: è una cavalcata tra le montagne sotto il segno della passione. La Coppa delle Alpi, con i suoi 1.100 km, in quattro giorni ha unito quattro nazioni. Il meteo clemente, con punte sotto lo zero che si sono toccate solamente nel tratto in Engadina, non ha comunque reso meno impegnativa l’impresa, soprattutto per i temerari che l’hanno affrontata con vetture come la Bugatti T 37 o la O.S.C.A. S750, ma anche le Jaguar XK120 e le Austin Healey 100/4, tutte rigorosamente aperte, e che si sono dati battaglia tra i tornanti.

I vincitori. La Coppa l’hanno conquistata con tenacia Matteo Belotti e Ingrid Plebani con la loro Bugatti T37 A del 1927. Secondi, a pochissima distanza, Francesco e Giuseppe Di Pietra su Fiat 508C del 1938, seguiti da Sisti-Gualandi su Lancia Aprilia del 1937.

Il percorso. Dalla salita notturna del passo Bernina alla magia del lago ghiacciato di Sankt Moritz al mattino presto, dal lago Resia, con il campanile sommerso che affiora dall’acqua, alle cime delle Dolomiti, passando per le Alpi austriache, la competizione si è snodata attraverso scenari davvero unici. E anche se la neve ha fatto capolino solamente nei tratti più elevati del tracciato, la bellezza dei luoghi ha reso ancora più fascinosa la competizione.

I concorrenti. Molto variegato il parterre dei partecipanti, che provengono da 13 Paesi diversi, a conferma del coté internazionale della gara organizzata da 1000 Miglia, che dalla Freccia Rossa ha mutuato il fascino per gli equipaggi stranieri, tra i quali c’erano svizzeri, tedeschi, belgi, inglesi e olandesi, ma anche diversi statunitensi e persino una coppia di cinesi. E molto varie anche le 75 auto schierate al via: il regolamento ammette quelle costruite fino al 1965, ma nella categoria speciale sono state inserite anche vetture costruite fino agli anni 80. E dunque, oltre alle citate Bugatti, O.S.C.A. e Jaguar c’erano Lancia Aprilia, Alfa Romeo 1900 e Giulietta Sprint, tante Porsche 356, una Mini Cooper S, una splendida Aurelia B20 GT 2000 Berlinetta Pininfarina, tradita dalla frizione nella seconda tappa, e una fascinosa Aston Martin DB2/4. Ma c’è anche chi, dovendo affrontare tanta strada in montagna è arrivato “attrezzato” con modelli più recenti, come Mercedes-Benz 250 SL e 280 SL, Lancia Fulvia Montecarlo, Porsche 911 SC Rallye, BMW 325i, Audi 80 CC quattro e Ferrari 328 GTS.

Lo spirito. Un po’ come alla 1000 Miglia, di cui questa gara si può considerare un prologo, anche alla Coppa delle Alpi c’è chi ha puntato tutto sulla competizione, affrontando le 90 prove cronometrate con spirito agguerrito. E la sfida si è giocata su prove tecniche, molte delle quali corte, per mettere in evidenza le doti dei regolaristi più esperti. Tra questi si sono distinti gli equipaggi italiani, che hanno conquistato le prime sei posizioni della classifica finale. Suggestive le prove disputate nella cava di Montebello, vicino a Sankt Moritz, su fondo innevato, valide per il Trofeo Vredstein, e belle anche le sette prove di media con rilevamenti segreti disseminate sui passi dolomitici. Ma tra gli equipaggi c’è anche chi, invece, si è gustato il percorso senza preoccuparsi troppo di cronometri e tabelle di marcia, ma godendosi gli scenari spettacolari e il piacere della guida. E anche questo, in fondo, è lo spirito della Freccia Rossa.

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