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18 August 2020 | di Giancarlo Gnepo Kla

Addio a Cesare Romiti, il manager di ferro

A 97 anni si è spento Cesare Romiti. A quasi un secolo ci lascia uno dei protagonisti principali dell’imprenditoria italiana: il suo nome è stato legato a doppio filo con quello della Fiat di cui è stato amministratore delegato per quasi 25 anni, dal 1974 al 1998.

Cesare Romiti è stato un manager di grande successo e successivamente imprenditore autonomo. Passato agli onori delle cronache in piena crisi petrolifera quando nel 1974, su consiglio di Enrico Cuccia (allora patron di Mediobanca), giunse a Torino per supportare Umberto Agnelli e Carlo De Benedetti alla guida della Fiat. Dal 1980 è stato amministratore delegato della principale azienda italiana: abile nel tessere rapporti godette sia della fiducia di Cuccia che di Gianni Agnelli, mantenendo saldo il suo potere per quasi un quarto di secolo.

Una carriera invidiabile. Nato a Roma il 24 giugno 1923 Cesare Romiti è figlio di un impiegato delle poste, con talento e determinazione riuscì a scalare vette altissime dell’impresa italiana e dopo esperienze nel settore chimico (Snia Viscosa) e delle Partecipazioni statali (Alitalia e Italstat) arrivò a capo del principale impero industriale italiano, la Fiat. Inizialmente il suo ruolo di amministratore delegato venne condiviso con Umberto Agnelli e Carlo De Benedetti, in un momento complicato per l’industria dell’auto, Romiti era l’uomo che doveva far quadrare i conti, anche a costo di tagliare decine di migliaia di posti di lavoro.

Il manager di ferro. Nel 1976 Romiti insieme a Gianni Agnelli guidò l'ingresso di capitali libici per risanare i bilanci della Fiat segnando l’accordo con la Lafico, finanziaria dello Stato libico guidato allora da Muammar Gheddafi. Un’operazione complicata dal punto di vista politico, vista la tensione tra USA e Libia, entrambi Paesi in legami molto stretti con l’Italia. L’affare giunse a buon fine e ne guadagnarono sia il Gruppo Fiat che Gheddafi: gli investitori libici uscirono dal CDA nel 1986 con un investimento rivalutato e Fiat che mantenne la sua rilevanza sul mercato. Superato il periodo della crisi petrolifera dominato dai conflitti sociali, negli anni 80 il potere di Romiti si consolidò definitivamente caratterizzandosi per le sue posizioni antisindacali. Nel 1988, dopo quattro anni di crescita record, Fiat acquisì l'Alfa Romeo dall'Iri (all’epoca guidata da Romano Prodi). Per ironia della sorte nel 1990 si prospettò una fusione con la Chrysler, ma l'affare sfumò, salvo essere ripreso vent’anni dopo da Sergio Marchionne, ma questa è un’altra storia…

I tempi cambiano. In un quarto di secolo la reggenza di Romiti ha visto il rapido mutamento del panorama industriale ed economico e di pari passo anche la produzione automobilistica ha seguito l’andamento dei mercati e i cambiamenti della società. In un mondo globalizzato i robot hanno preso il posto degli operai nelle lavorazioni più gravose e impegnative, ma soprattutto si è giunti alla condivisione delle piattaforme che ha consentito di abbattere i costi di sviluppo dei nuovi modelli, favorendo l’ampliamento della gamma dei vari marchi.

Gli anni 80. Modelli come la Lancia Gamma e la Fiat Argenta erano figlie di una progettazione ormai anacronistica e dispendiosa, abbandonata nel corso degli anni 80. Già alla fine degli anni 70 la Lancia Delta (1979) venne sviluppata a partire dal pianale della Fiat Ritmo lanciata un anno prima; così come vennero realizzate tre berline di rappresentanza dalla personalità distinta come Lancia Thema, Fiat Croma e Alfa Romeo 164, incentrate su una base comune e presentate rispettivamente nel 1984, ‘85 e ’87. Durante l’amministrazione Romiti, dal 1984 al 1988 la Fiat conobbe un autentico boom di vendite: oltre ai modelli citati, la Fiat Uno (1983) si affermava come l’auto più venduta in Italia e in Europa, nel 1985 l’Autobianchi Y10 si configurava come un’ammiraglia in formato tascabile, strizzando l’occhio alla clientela femminile. Un successo incredibile anche quello della Fiat Panda, prodotta per quasi 25 anni dal 1980 al 2003 e capace di eclissare le più recenti supermini come Cinquecento (1991) e Seicento (1998).

L’era delle piattaforme. Gli anni 90 segnano l’inizio di una nuova fase calante per il colosso torinese, nonostante lo straordinario successo della Fiat Punto lanciata nel 1993, molti altri modelli hanno faticavano ad affermarsi sui mercati esteri. Con il metodo collaudato della condivisione delle piattaforme, partendo dalla base dell’apprezzata Fiat Tipo vennero realizzati modelli come la Lancia Dedra, Fiat Tempra e Alfa Romeo 155, presentate rispettivamente nel 1989, ‘90 e ‘92. A risentire maggiormente fu il marchio Lancia: abbandonato il motorsport perse buona parte della sua allure, le nuove berline Dedra e K per quanto avanzate mancavano del fascino dei modelli anni 80, competitivi anche su scala europea. La piccola Lancia Y esaltava invece le caratteristiche della precedente Y10 (a marchio Autobianchi) con una linea moderna ed elegante e segnò i volumi di vendita maggiori del marchio Lancia.

Verso il 2000. Alfa Romeo otteneva ampi consensi con l’ammiraglia 164, mentre la 155 faceva parlare di sé principalmente nel motorsport. Le Alfa 145 e 146, due volumi tre porte e due volumi e mezzo cinque porte anticipavano le Fiat Bravo e Brava che riproponevano lo stesso concetto, affiancando le Marea nelle tradizionali varianti berlina e wagon. Se Alfa poteva vantare le sportive GTV e Spider, Fiat schierava Coupè e Barchetta. Con un certo ritardo Fiat comprese il potenziale delle monovolume e così nacquero la Fiat Ulysse e la cugina “premium” Lancia Z, ma sarà la Fiat Multipla nel 1998 a rivoluzionare il segmento con la disposizione a tre posti su due file e il telaio spaceframe. Pochi mesi prima debuttava anche la bella Alfa Romeo 156, prima auto di serie con motore diesel common rail: è il modello designato per rilanciare Alfa Romeo nella fascia "premium" del mercato.

Luci e ombre. In quello stesso anno terminava la permanenza di Cesare Romiti ai vertici dell’azienda, che all’età di 75 anni era uno degli uomini più influenti d’Italia (e non solo). Nel 1998 Si concludeva quella che è stata la principale esperienza di una luminosa carriera. Oggi, tra luci e ombre se ne va Cesare Romiti, un grande esponente dell’alta imprenditoria considerato tra gli ultimi “Grandi Vecchi” del capitalismo italiano .

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